La guerra tra Iran e Stati Uniti ha riportato al centro dell’attenzione lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui passa circa un quinto dell’intera produzione mondiale di petrolio. Nelle ultime ore la tensione è cresciuta dopo che il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile, livello che non veniva raggiunto dal 2022, mentre navi commerciali sono state colpite e diverse rotte energetiche risultano ormai fortemente limitate.
Il conflitto ha di fatto ridotto drasticamente il traffico di petrolio proveniente dalle coste iraniane. Alcune imbarcazioni battenti bandiera di altri paesi sono state colpite dalle forze iraniane mentre attraversavano il passaggio marittimo che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano.
Lo scenario ha generato timori immediati nei mercati energetici e nelle economie dipendenti dalle importazioni di petrolio.
L’attacco a una nave cargo nello Stretto
Nelle prime ore di mercoledì, una nave cargo è stata colpita da un proiettile di origine non identificata mentre transitava nello Stretto di Hormuz.
L’impatto ha provocato un incendio a bordo e l’equipaggio è stato costretto ad abbandonare l’imbarcazione.
La minaccia delle mine navali
Il timore principale riguarda la possibile posa di mine navali lungo il passaggio marittimo.
Lo Stretto di Hormuz è largo appena 30 chilometri circa nel punto più stretto, un fattore che rende estremamente vulnerabile il traffico petrolifero.
Il generale statunitense in pensione Mark MacCarley ha spiegato alla CNN che la presenza di mine potrebbe creare un grave problema operativo per le navi commerciali.
“Le navi devono evitare le mine e il semplice posizionamento di questi ordigni crea un enorme problema per gli operatori marittimi“.
Secondo l’analisi del generale, la minaccia costringerebbe le petroliere a muoversi in corridoi estremamente ristretti.
“Il rischio è che queste navi vengano convogliate in un vettore molto limitato e una sola mina potrebbe colpire più imbarcazioni“.
MacCarley ha aggiunto che la distruzione anche solo di alcune grandi petroliere potrebbe avere conseguenze economiche globali.
“Se due o tre di queste enormi petroliere venissero distrutte, l’impatto sulle economie della maggior parte del mondo sarebbe significativo“.
La risposta militare degli Stati Uniti
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha annunciato martedì che le forze americane hanno distrutto 16 imbarcazioni iraniane utilizzate per la posa di mine nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz.
Il presidente Donald Trump ha commentato l’operazione sui social dichiarando che la marina americana ha “completamente distrutto” le navi iraniane coinvolte.
Nel messaggio ha aggiunto:
“Se per qualsiasi motivo venissero piazzate mine e non venissero rimosse immediatamente, le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima“.
Trump ha inoltre avvertito che le imbarcazioni iraniane coinvolte in azioni di blocco del traffico petrolifero “saranno affrontate rapidamente e con violenza“.
In un altro messaggio pubblicato nei giorni precedenti aveva scritto:
“Se l’Iran farà qualsiasi cosa per fermare il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, verrà colpito dagli Stati Uniti venti volte più duramente di quanto sia stato colpito finora“.
Le dichiarazioni di Washington e Teheran
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito la posizione americana dichiarando:
“Non permetteremo ai terroristi di tenere in ostaggio lo Stretto di Hormuz“.
Trump ha anche suggerito che gli Stati Uniti potrebbero iniziare a scortare militarmente le petroliere attraverso lo stretto per garantire il flusso di energia mondiale.
La risposta iraniana non si è fatta attendere.
Il comandante della marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniana, Ali Reza Tangsiri, ha lanciato un avvertimento diretto agli Stati Uniti:
“Qualsiasi passaggio della flotta americana e dei suoi alleati sarà fermato dalla rete di missili e droni suicidi iraniani“.
Anche Ali Larijani, responsabile della sicurezza iraniana, ha pubblicato un messaggio sui social affermando che lo Stretto di Hormuz potrebbe diventare:
“Uno stretto di pace e prosperità per tutti oppure uno stretto di sconfitta e sofferenza per i guerrafondai”.
Impatti sull’economia mondiale
La crisi ha già iniziato a produrre effetti sui mercatiGli analisti di JPMorgan Chase hanno avvertito che le forniture petrolifere del Golfo potrebbero ridursi di 3,8 milioni di barili al giorno, pari a circa il 3% della produzione globale.
L’interruzione delle rotte energetiche ha già costretto alcuni paesi produttori del Golfo — tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq — a ridurre la produzione.
Negli Stati Uniti il prezzo della benzina è salito di circa il 17% dall’inizio della guerra.
Oscillazioni del prezzo del petrolio
Il prezzo del petrolio ha raggiunto quasi 120 dollari al barile durante il fine settimana, prima di scendere leggermente quando Trump ha dichiarato che la guerra era “praticamente finita“.
Il mercato ha registrato un ulteriore calo martedì dopo che il segretario all’Energia Chris Wright aveva affermato sui social che la marina americana aveva scortato una petroliera nello Stretto di Hormuz.
Il messaggio è stato però cancellato poco dopo.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha chiarito la situazione:
“Posso confermare che la Marina degli Stati Uniti non ha scortato alcuna petroliera o nave al momento. Naturalmente è un’opzione che il presidente ha detto di poter utilizzare se e quando sarà necessario“.
Fonti del settore marittimo hanno riferito all’agenzia Reuters che la marina americana ha finora respinto le richieste quotidiane delle compagnie di navigazione che chiedono scorte militari, ritenendo il rischio di attacchi ancora troppo elevato.
Le iniziative internazionali per stabilizzare il mercato
Alcuni paesi del Golfo hanno presentato alle Nazioni Unite una proposta di risoluzione per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) sta valutando il più grande rilascio di riserve petrolifere strategiche della sua storia.
Il piano potrebbe superare i 182 milioni di barili immessi sul mercato nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Gli stati membri dell’IEA dovrebbero votare la proposta mercoledì, mentre i leader del G7 stanno tenendo una videoconferenza per discutere gli effetti economici della guerra in Medio Oriente.
Il progetto di una nuova raffineria negli Stati Uniti
Parallelamente alla crisi energetica, Trump ha annunciato la costruzione di una nuova raffineria petrolifera a Brownsville, Texas, vicino al confine con il Messico.
La società America First Refining prevede un impianto con una capacità di 168.000 barili al giorno.
Secondo il presidente e fondatore John V. Calce:
“Questo progetto rappresenta un passo storico per la produzione energetica americana“.
Calce ha aggiunto:
“Per la prima volta in mezzo secolo gli Stati Uniti costruiranno una nuova raffineria progettata specificamente per il petrolio di scisto americano“.
Trump ha affermato che l’impianto contribuirà a:
“Alimentare i mercati statunitensi, rafforzare la sicurezza nazionale, aumentare la produzione energetica americana, generare miliardi di dollari di impatto economico e sarà la raffineria più pulita al mondo“.
Andamento dei mercati finanziari
Mercoledì mattina il prezzo del Brent, riferimento internazionale del petrolio, era salito di 9 centesimi a 85,36 dollari al barile, comunque in calo dell’11% rispetto al giorno precedente.
Il petrolio di riferimento statunitense è salito invece di 36 centesimi a 83,81 dollari al barile.
Sui mercati finanziari statunitensi:
- l’indice S&P 500 è sceso dello 0,2% a 6.781,48 punti
- il Dow Jones ha perso 34 punti (−0,1%) arrivando a 47.706,51
- il Nasdaq Composite è salito di meno dello 0,1% a 22.697,10
Gli investitori temono che l’aumento dei prezzi dell’energia possa tradursi in un rialzo generalizzato dei prezzi dei beni.
Fonte primarie:
FAQ
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante?
Circa il 20% del petrolio mondiale passa attraverso questo passaggio marittimo che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano.
Cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz?
La guerra tra Iran e Stati Uniti ha provocato attacchi a navi commerciali, distruzione di imbarcazioni militari e timori di mine navali.
Quali sono le conseguenze sul prezzo del petrolio?
Il prezzo del greggio ha superato i 100 dollari al barile, con forti oscillazioni sui mercati globali.
Quali paesi sono più coinvolti?
I principali produttori del Golfo Persico, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq.


