Una recente sentenza di un giudice di pace di Genova ha annullato una multa inflitta a un tabaccaio che si era rifiutato di accettare il pagamento con il POS (carta di credito o debito) per l’acquisto di un pacchetto di sigarette. Questo caso ha sollevato dubbi sulla reale obbligatorietà del POS per l’acquisto di prodotti sottoposti a monopolio di Stato, come le sigarette.
La vicenda: cos’è accaduto
Nel 2023 un cliente di una tabaccheria genovese aveva chiesto di pagare un pacchetto di sigarette da 5,50 euro con il bancomat. Il tabaccaio aveva rifiutato, sostenendo che le commissioni bancarie — che non possono essere scaricate sul cliente — avrebbero annullato completamente o reso negativa la propria marginalità, già molto bassa su questi prodotti.
Dopo il rifiuto, il cliente ha chiamato la Guardia di Finanza che ha elevato una multa da 35,50 euro contro il tabaccaio per mancata accettazione di pagamento elettronico.
Il tabaccaio ha presentato ricorso presso il giudice di pace, che ha annullato la sanzione, riconoscendo la legittimità del rifiuto di pagamento tramite POS per beni sottoposti a monopolio e a margine fisso.
La motivazione della sentenza
La decisione si basa su diversi elementi:
– Prezzo amministrato e basso margine: il prezzo delle sigarette è fissato per legge e il guadagno del tabaccaio consiste in una percentuale molto contenuta e “bloccata”, che non può essere modulata in base al costo del servizio di pagamento elettronico.
– Impossibilità di coprire le commissioni: la normativa vieta di aumentare il prezzo per chi paga con carta, quindi le commissioni del POS incidono direttamente sulla scarsa marginalità dell’esercente.
– Precedente normativo: già un provvedimento dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli (2022) aveva temporaneamente sospeso l’obbligo del POS su sigarette e valori bollati, proprio per queste ragioni, anche se nel 2023 l’obbligo era stato formalmente reintrodotto.
Le implicazioni della sentenza
Questa sentenza non modifica la norma nazionale, che dal giugno 2023 prevede formalmente l’obbligo di accettare pagamenti elettronici anche per sigarette e monopoli, sanzionando gli esercenti che si rifiutano (multa fissa di 30 euro più il 4% della transazione).
La sentenza però costituisce un importante precedente giurisprudenziale: se altri giudici dovessero adottare lo stesso orientamento, si potrebbe aprire la strada a una revisione della normativa o a ulteriori esenzioni per i tabaccai, almeno su questo tipo di prodotti. Il tema è oggetto di dibattito politico e interesse parlamentare.
Le associazioni di categoria dei tabaccai hanno accolto con favore la decisione, sottolineando che gli esercenti non hanno margini sufficienti per sostenere i costi delle commissioni POS senza andare in perdita su molti prodotti di monopolio. Si auspica un intervento definitivo che chiarisca o modifichi la normativa.
La questione resta aperta e non si esclude l’arrivo di nuove regole o deroghe specifiche in futuro.
La posizione dei rivenditori a basso margine
La recente sentenza del Giudice di Pace di Genova, che ha annullato la multa a un tabaccaio per il rifiuto del pagamento POS sulle sigarette, pur non costituendo un precedente vincolante per legge, genera effetti di orientamento pratico e giurisprudenziale. Ecco come potrebbe influire sulle regole per altri esercenti con margini bassi:
1. Apertura a eccezioni e deroghe settoriali
– La sentenza chiarisce che l’obbligo indiscriminato di accettare pagamenti elettronici può entrare in conflitto con la libertà di iniziativa economica garantita dalla Costituzione, soprattutto in presenza di doppio vincolo di prezzo amministrato e margine fisso, come nel caso dei monopoli di Stato. Questo lascia spazio a richieste di esonero analoghe da parte di altre categorie che operano con margini bassissimi e prezzi non modificabili.
– Nei settori dove il margine di guadagno è predeterminato o vincolato per legge (ad esempio, alcune concessioni statali, farmacie su farmaci a prezzo imposto), la sentenza incoraggia le associazioni di categoria a chiedere revisione normativa o specifiche deroghe all’obbligo del POS.
2. Sollecito al legislatore per meccanismi di compensazione
– Il caso ha evidenziato la necessità che il legislatore introduca compensazioni o esenzioni per i settori più penalizzati dai costi del POS, al fine di bilanciare la spinta alla digitalizzazione con la sostenibilità economica degli esercenti più piccoli.
– Si ipotizzano interventi legislativi mirati, come il tetto alle commissioni per micro-pagamenti, rimborso delle spese di gestione POS sui prodotti a basso margine o esenzioni per settori particolarmente svantaggiati.
3. Rafforzamento di azioni legali e contenziosi
– Già oggi la sentenza stimola altri operatori commerciali in condizioni simili a impugnare le sanzioni, alimentando la formazione di una giurisprudenza di merito favorevole alla categoria.
– Più sentenze analoghe, se confermate da altri giudici e, eventualmente, da gradi superiori, potrebbero rendere urgente una revisione sistemica delle regole sull’obbligatorietà del POS per i piccoli esercenti.
4. Nuovo equilibrio tra tracciabilità e libertà di impresa
- La sentenza pone il tema della proporzionalità tra la spinta alla tracciabilità dei pagamenti (lotta all’evasione) e la salvaguardia della sopravvivenza economica dei piccoli operatori, riaccendendo il dibattito sulle condizioni economiche minime per l’obbligo del POS.
- In assenza di modifiche legislative, gli altri commercianti con margini bassi potrebbero trovare spazi per difendere, caso per caso, il diritto al rifiuto del pagamento elettronico se questo comporta perdita economica certa e documentabile.
Gli italiani e il POS
Nel 2024 in Italia si è registrato un cambiamento storico: i pagamenti digitali superano per la prima volta il contante in termini di valore transato, raggiungendo il 43% dei consumi totali, mentre l’uso del contante scende al 41%. La spinta è portata anche dall’aumento dei POS fisici, che hanno raggiunto i 3,5 milioni di dispositivi attivi sul territorio nazionale.
Tra le abitudini degli italiani nell’uso del POS emergono alcuni dati chiave:
– Contactless dominante: quasi il 90% delle transazioni elettroniche in negozio avviene tramite carte contactless, pari a 291 miliardi di euro transati (+19% rispetto al 2023).
– Diffusione dei POS: cresce anche l’adozione di soluzioni più innovative come i Software POS, con 152.000 unità installate contro le quasi 40.000 del 2023.
– Transazioni di piccolo importo: il 38,8% delle transazioni digitali avviene per acquisti inferiori a 10 euro; il 29,7% sotto i 20 euro. Questo evidenzia come l’uso del POS sia diventato prassi anche per spese quotidiane di piccolo taglio.
– Aumento degli acquisti con carta nei supermercati e alimentari: la carta si usa soprattutto nella fascia oraria 8.00-14.00, ma cresce l’uso anche la sera e la notte, segno di una maggiore abitudine e flessibilità negli stili di consumo.
– Incremento delle operazioni: nei primi sei mesi del 2024 il numero di transazioni digitali con carta è salito del +15,6%, con un importo medio per singolo pagamento in calo a 42,80€, dato che riflette un uso sempre più “quotidiano” del POS anche per spese contenute.
Secondo dati Banca d’Italia ed ECB, sebbene per gli acquisti sotto i 50 euro sia ancora diffuso il contante, i pagamenti diversi dal contante rappresentano ormai oltre la metà della spesa in negozio: le carte sono il mezzo digitale più usato in presenza e sono il principale strumento per acquisti online.
Le nuove abitudini di pagamento
– Un italiano su due paga ormai digitalmente, con una crescita significativa rispetto agli anni precedenti.
– L’utilizzo di carte di debito è nettamente prevalente rispetto a credito e prepagate; il contactless è ormai lo standard per la maggior parte delle transazioni al POS.
– L’88-90% delle operazioni in negozio avviene tramite POS contactless.
Questi trend rispecchiano una trasformazione accelerata verso la digitalizzazione dei pagamenti, spinta sia dall’evoluzione tecnologica sia da una maggiore consapevolezza e abitudine degli italiani all’uso del POS anche per acquisti minimi.


