Secondo l’ultimo rapporto tematico Eurostat, basato su dati del 2024, i giovani italiani lasciano casa molto più tardi rispetto alla media europea.

Nella fattispecie, l’età media in Italia è intorno ai 30 anni, circa 4 anni più alta della media europea (26,2 anni). Gli unici paesi con età comparabili o più alte sono Slovacchia, Croazia e Grecia.

Le ragioni di questa scelta dei giovani sono diverse.

Le ragioni economiche

Le difficoltà economiche sono il fattore predominante. La precarietà del lavoro giovanile, con contratti instabili e salari bassi, impedisce ai giovani di raggiungere una solidità economica sufficiente per sostenere un affitto o un mutuo. Molti devono fare affidamento sull’aiuto economico dei genitori per l’acquisto o l’affitto della prima casa. Il mercato immobiliare è poco accessibile e costoso, e anche stipendi relativamente bassi rendono difficile accumulare risparmi necessari per l’indipendenza abitativa. Inoltre, si riscontra una pressione finanziaria tale che un’alta percentuale di giovani torna a vivere con i genitori dopo tentativi di indipendenza, proprio a causa delle difficoltà economiche.

Le ragioni sociologiche

Alle difficoltà economiche si sommano fattori sociologici e culturali: forte tradizione familiare che non consente una rottura netta dal nucleo familiare, pressioni emotive, rapporti e reti affettive che mantengono i giovani legati alla famiglia. Inoltre, gli effetti a lungo termine della pandemia hanno incrementato il fenomeno della “Generazione Boomerang” con un alto numero di giovani tornati a vivere con i genitori anche dopo aver vissuto da soli, per stress emotivo e burnout. Le difficoltà di avere spazi adeguati per la privacy in abitazioni troppo piccole o sovraffollate impattano sull’autonomia abitativa.

Le implicazioni economiche per le famiglie 

Le famiglie con figli trentenni in casa subiscono forti ripercussioni economiche. Molti genitori destinano circa un terzo della spesa familiare mensile per il mantenimento dei figli conviventi, spesso rinunciando a spese proprie come visite mediche private e vacanze. Gran parte dei giovani è ancora a carico economico dei genitori, con conseguente rallentamento dell’autonomia finanziaria e potenziali difficoltà nel pianificare la pensione e altre spese familiari. Dal 2025 alcune normative fiscali limiteranno la detrazione per figli a carico maggiori di 30 anni, modificando incentivi fiscali per le famiglie.

La convivenza prolungata con figli adulti in casa può ritardare la riduzione del carico familiare e l’indipendenza economica degli stessi, con effetti negativi sulla stabilità finanziaria complessiva della famiglia. Le famiglie potrebbero subire un rallentamento nel raggiungimento di altri obiettivi economici come l’acquisto di una casa propria o la pianificazione della pensione. Inoltre, lo squilibrio nella ripartizione delle spese e il carico economico concentrato sui genitori può aumentare il rischio di difficoltà finanziarie familiari rilevanti.

Praticamente le famiglie con figli over 30 conviventi affrontano un carico economico rilevante e un sistema di detrazioni sempre più restrittivo, con ricadute sulla gestione finanziaria e sulla progettualità economica futura.

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Le proiezioni economiche future

Le prospettive per i prossimi anni prevedono un mantenimento di queste tendenze se non saranno adottate riforme incisive su lavoro giovanile e politiche abitative. Rimarranno difficili l’accesso al mutuo e l’indipendenza abitativa per le nuove generazioni se non miglioreranno la stabilità del lavoro e il potere d’acquisto. Le agevolazioni fiscali e il Fondo Garanzia per mutui sono stati prorogati fino al 2027 per facilitare l’acquisto della prima casa, ma servono interventi più strutturali per garantire autonomia economica e abitativa ai giovani italiani, altrimenti continuerà il ritardo rispetto al resto d’Europa.

Politiche pubbliche efficaci per favorire l’autonomia dei giovani

Le politiche pubbliche efficaci per favorire l’autonomia dei giovani puntano su diversi ambiti integrati, tra cui formazione, lavoro, abitare e partecipazione sociale.

Contributi per l’abitare e indipendenza

Molte iniziative prevedono l’erogazione di contributi per l’affitto e sostegno a forme abitative innovative come il cohousing, per facilitare l’uscita dalla casa familiare. Le politiche mirano così a ridurre l’incidenza del costo della casa sulle finanze giovanili e a promuovere una vita indipendente, anche in contesti urbani dove gli affitti sono alti.

Formazione e lavoro

Si enfatizza il diritto allo studio reale, con il potenziamento della formazione professionale e universitaria, apprendistato e tirocini di qualità, nonché il sostegno a start-up giovanili tramite accesso agevolato al credito e tutoraggio. L’obiettivo è aumentare le opportunità lavorative e la stabilità occupazionale, prerequisito fondamentale per l’autonomia economica.

Partecipazione attiva e culturale

Le politiche di sostegno ai giovani includono anche la promozione della partecipazione sociale e politica degli stessi, per renderli protagonisti nelle decisioni che li riguardano, incentivando un senso di responsabilità e appartenenza. Sono previsti spazi di aggregazione innovativi, non solo infrastrutture ma “public house” in grado di generare anche risorse, e percorsi di educazione non formale basata su progetti partecipativi.

Inclusione sociale e coesione

Bisogna lavorare sui servizi pubblici di qualità per superare diseguaglianze, dall’infanzia fino all’età adulta, con particolare attenzione alle aree svantaggiate, per garantire pari opportunità di sviluppo e inclusione sociale e prevenzione del disagio giovanile.