Mediobanca ha deciso di rinviare al 25 settembre 2025 l’assemblea ordinaria degli azionisti, originariamente fissata per il 16 giugno, chiamata a deliberare sull’offerta pubblica di scambio (OPS) volontaria per acquisire Banca Generali.
La mossa, annunciata oggi, domenica 15 giugno, attraverso una nota ufficiale, è motivata dalla necessità di attendere la valutazione di Assicurazioni Generali, azionista di maggioranza di Banca Generali, che solo il 12 giugno ha comunicato di aver avviato un’analisi approfondita dell’offerta. La decisione, che ha visto l’astensione e il voto contrario di due consiglieri legati a Delfin, riflette le tensioni nel panorama finanziario italiano, dove Mediobanca si trova al centro di un complesso intreccio strategico.
I dettagli dell’offerta di Mediobanca
L’OPS, annunciata a fine aprile 2025 dall’amministratore delegato Alberto Nagel, mira ad acquisire il 100% delle azioni di Banca Generali, valutata 6,3 miliardi di euro, offrendo in cambio la quota del 13% che Mediobanca detiene in Generali. L’operazione è stata concepita per rafforzare la divisione wealth management di Mediobanca, creando un polo da 210 miliardi di euro di masse gestite, con ricavi annui superiori a 2 miliardi e una capacità di raccolta netta di oltre 15 miliardi all’anno.
Tuttavia, l’offerta è subordinata all’adesione di almeno il 50% più una azione di Banca Generali, rendendo fondamentale il consenso di Generali, che detiene il 50,2% della società. Mediobanca ha sottolineato che “l’offerta rimane valida in tutti i suoi termini, ivi compresa la conclusione attesa per settembre/ottobre 2025”, ma ha scelto di posticipare il voto per rispondere alle richieste di alcuni soci, che desiderano conoscere l’orientamento di Generali prima di esprimersi.
Le motivazioni del rinvio
Il consiglio di amministrazione di Mediobanca ha motivato il rinvio con la necessità di “tener conto delle disponibilità e delle tempistiche di Generali”. La compagnia triestina, infatti, ha comunicato solo giovedì 12 giugno di aver avviato “un processo volto a esaminare compiutamente la proposta avanzata da Mediobanca, nel pieno rispetto della procedura in materia di operazioni con parti correlate del gruppo”. Questo annuncio, arrivato a pochi giorni dall’assemblea, ha spinto alcuni azionisti, tra cui quelli con partecipazioni sia in Mediobanca sia in Generali, a richiedere più tempo per valutare l’impatto commerciale, economico e di valore dell’operazione.
La nota di Mediobanca evidenzia che “l’attività di engagement pre-assembleare ha confermato l’esistenza di un largo supporto del mercato all’offerta, testimoniato anche dai pareri favorevoli unanimi dei proxy advisors”, come Glass Lewis, che ha definito l’OPS “un’opportunità sostanziale per gli azionisti di Mediobanca”. Tuttavia, il rinvio riflette anche le divisioni interne, con l’astensione della consigliera Sabrina Pucci e il voto contrario di Sandro Panizza, entrambi espressione di Delfin, la holding dellastochastica della famiglia Del Vecchio, primo azionista di Mediobanca con il 19,8%.
Le tensioni tra gli azionisti
L’assemblea di Mediobanca si preannunciava come un momento di confronto tra le diverse anime dell’azionariato. Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista con il 10% delle quote, si è espresso contro l’OPS, definendola priva di valore industriale e chiedendo un rinvio per ottenere maggiori dettagli sull’accordo con Generali. La sua opposizione è supportata da alcune casse previdenziali, come Enpam, Enasarco e Cassa Forense, tradizionalmente vicine alle posizioni del governo, che appoggia l’offerta di Monte dei Paschi di Siena (MPS) su Mediobanca.
Delfin, il maggiore azionista di Mediobanca, non ha ancora dichiarato la propria posizione, ma alcune fonti suggeriscono un’ipotesi di astensione, che equivarrebbe a un voto negativo, data la necessità di una maggioranza del 50% per approvare l’OPS. Al contrario, azionisti come Banca Mediolanum (4,45%) e Norges Bank (1,45%), insieme a fondi come Calvert e al NYC Comptroller, hanno annunciato il loro sostegno all’operazione.
Il ruolo di MPS e il contesto del risiko bancario
L’OPS su Banca Generali si inserisce in un contesto di competizione con un’altra offerta pubblica di scambio, lanciata da MPS su Mediobanca a gennaio 2025. L’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, ha dichiarato che le due operazioni “non sono mutualmente esclusive”, sottolineando che l’offerta di MPS punta a sinergie diverse rispetto a quella di Mediobanca. Tuttavia, il rinvio dell’assemblea potrebbe essere interpretato come una mossa per evitare una bocciatura dell’OPS da parte degli azionisti, in un momento in cui Mediobanca è sotto pressione per l’offerta ostile di MPS.
L’intervento di Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, rimane un’incognita. Secondo alcune fonti, Orcel potrebbe giocare un ruolo dietro le quinte, con UniCredit che osserva attentamente l’evoluzione del risiko bancario.
La posizione di Banca Generali e Generali
L’amministratore delegato di Banca Generali, Gian Maria Mossa, ha espresso cautela sull’OPS in una lettera inviata ad Alberto Nagel, glissando su una proposta di partnership a tre con Mediobanca e Generali nei settori della bancassicurazione e del wealth management.
Generali, dal canto suo, ha nominato Deloitte come advisor finanziario e lo studio Advant Nctm come advisor legale per valutare l’offerta. La compagnia ha ribadito l’intenzione di esaminare “tutte le implicazioni commerciali, economiche e di valore” dell’OPS, ma non ha ancora espresso una posizione definitiva.
Le implicazioni per il mercato
Il rinvio dell’assemblea ha generato reazioni contrastanti sul mercato. Alcuni analisti, come quelli di Autonomous, ritengono che l’OPS su Banca Generali “abbia senso” per il rafforzamento strategico di Mediobanca, mentre altri vedono nel rinvio un segnale di incertezza, che potrebbe favorire l’offerta di MPS. Il titolo di Mediobanca, che viaggia a circa 19,6 euro, potrebbe subire una rivalutazione in caso di approvazione dell’OPS, ma un eventuale fallimento dell’operazione rischierebbe di indebolire la posizione della banca milanese.
Nel frattempo, Banca Generali ha registrato risultati record nel 2024, con un dividendo di 2,8 euro per azione e masse gestite vicine ai 104 miliardi di euro, rafforzando il suo appeal come target dell’OPS.


