Riparare invece di buttare. Entra in vigore in Italia il diritto alla riparazione, una nuova tutela per i consumatori che punta a rendere più semplice e conveniente aggiustare un prodotto guasto anziché sostituirlo con uno nuovo. Una novità che apre una fase inedita per il mercato italiano e che rimette al centro l’assistenza post-vendita: non più un servizio accessorio ma un elemento sempre più decisivo nel rapporto tra produttori, importatori, distributori, rivenditori e clienti finali.

L’obiettivo dichiarato è rendere la riparazione un’alternativa concreta e conveniente alla sostituzione dei beni ancora aggiustabili, riducendo i rifiuti e lo spreco di risorse.

Sommario

Il decreto che recepisce la direttiva europea

Il diritto alla riparazione è contenuto nel decreto legislativo 25 settembre 2026, n. 176, che recepisce la direttiva (UE) 2024/1799 e modifica il Codice del consumo. Il testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre 2026, dopo l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei ministri nella riunione del 16 settembre 2026.

Nel Codice del consumo entra un nuovo Titolo II-bis, dedicato alla riparazione dei beni che presentano difetti al di fuori della responsabilità del venditore. Il principio è semplice: il produttore non potrà più vendere un prodotto e lasciare che il compratore, in caso di guasto, sia costretto ad acquistarne uno nuovo. Per determinate categorie di beni dovrà garantire la possibilità di ripararlo anche dopo la scadenza della garanzia legale, alle condizioni previste dalla legge.

Il provvedimento completa un percorso già avviato con la cosiddetta direttiva “empowering”, la (UE) 2024/825, che prevede dal 27 settembre 2026 obblighi informativi su durabilità, riparabilità, garanzia legale e aggiornamenti software.

A quali prodotti si applica

Le categorie interessate sono undici e riguardano prodotti già regolamentati dall’Unione europea sul fronte dei requisiti di riparabilità:

  • smartphone, tablet e telefoni cordless;
  • lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie;
  • apparecchi di refrigerazione e asciugabiancheria;
  • display elettronici e aspirapolvere;
  • server e sistemi di archiviazione dati;
  • apparecchiature di saldatura;
  • apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale per uso domestico;
  • beni che incorporano batterie per mezzi di trasporto leggeri.

Non si tratta, dunque, di un diritto che si estende a qualsiasi oggetto: vale solo per i beni compresi nell’elenco allegato al decreto. Per gli smartphone, ad esempio, l’obbligo riguarda i modelli immessi sul mercato dal 20 giugno 2025.

Le date da ricordare

La normativa entra in vigore il 22 ottobre 2026 ma con una particolarità: per una parte delle nuove regole vale anche per il passato. Le modifiche alla garanzia legale si applicano infatti ai contratti conclusi dal 31 luglio 2026, mentre le norme sulla riparazione fuori garanzia scattano dal 22 ottobre. Chi ha acquistato uno smartphone o una lavatrice durante l’estate, quindi, può già beneficiare delle nuove tutele sulla garanzia. Al contrario, per gli acquisti fatti prima del 31 luglio la riparazione non allunga la garanzia, anche se avviene dopo il 22 ottobre.

Riparazione oltre la garanzia e un anno in più di tutela

Per i prodotti inclusi nell’elenco, il compratore può chiedere al produttore di riparare il bene anche dopo la scadenza dei due anni di garanzia legale. La nuova tutela copre i guasti che la garanzia del venditore non include: quelli successivi alla scadenza ma anche danni che la garanzia legale non copre, per esempio, secondo la nostra lettura, una caduta accidentale. In questi casi la riparazione può essere gratuita o a un prezzo ragionevole.

La riparazione deve essere gratuita oppure a un prezzo ragionevole e avvenire entro tempi ragionevoli. Se l’intervento risulta impossibile, il produttore può offrire un bene ricondizionato e durante la riparazione può essere fornito anche un apparecchio sostitutivo.

C’è poi un incentivo importante: chi, durante la garanzia legale, sceglie la riparazione al posto della sostituzione ottiene un’estensione una tantum di dodici mesi della responsabilità del venditore. Prima di intervenire, il venditore è tenuto a informare il cliente del diritto di scegliere tra riparazione e sostituzione e della possibile estensione della tutela.

Assistenza rapida, accessibile e trasparente

I produttori devono mettere a disposizione ricambi, informazioni tecniche e strumenti necessari, secondo le regole previste per ciascun prodotto. Inoltre non possono rifiutare una riparazione solo perché il dispositivo è già stato aperto o aggiustato da un tecnico indipendente. Sono vietati, salvo giustificazioni legittime e oggettive, gli ostacoli contrattuali o tecnologici che impediscano ai riparatori indipendenti di usare componenti compatibili, usati o realizzati con stampa 3D conformi alla normativa.

Più chiarezza anche su condizioni, tempi e costi, così da consentire al consumatore di confrontare le alternative. Arriva infatti il modulo europeo di informazioni sulla riparazione, che il riparatore può consegnare prima della firma del contratto. Le condizioni indicate nel modulo restano bloccate per 30 giorni e, se il riparatore non esegue l’intervento dopo l’accettazione, il cliente ha diritto almeno al rimborso dei costi di diagnosi.

Come ottenere la riparazione

Per far valere il nuovo diritto, il consumatore può contattare il produttore o consultarne il sito web per verificare il servizio di riparazione disponibile. Dovrà comunicare marca, modello, data d’acquisto e tipo di guasto, quindi chiedere un preventivo e informazioni sui tempi. Un consiglio pratico: conservare lo scontrino o la fattura, perché la data di acquisto stabilisce se si ha diritto all’anno di tutela in più.

Se il prodotto è ancora coperto dalla garanzia legale di due anni, ci si può rivolgere direttamente al venditore, anziché al produttore, per chiedere la riparazione o la sostituzione. In caso di rifiuto illegittimo, la segnalazione può essere inviata all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiamata a vigilare sul rispetto delle nuove regole.

La partita dei pezzi di ricambio

Novità rilevanti riguardano anche i pezzi di ricambio. Secondo i regolamenti europei di settore, i produttori dovranno renderli disponibili non solo a riparatori e ricondizionatori indipendenti ma, per alcuni ricambi, anche ai consumatori finali. I ricambi dovranno poter essere sostituiti con attrezzi di uso comune, senza provocare danni permanenti al prodotto.

I componenti dovranno inoltre restare disponibili per un periodo minimo che varia a seconda della categoria: per esempio almeno sette anni per smartphone e tablet e dieci per le lavatrici, dalla commercializzazione dell’ultima unità del modello.

Un Osservatorio nazionale e una piattaforma europea

Il decreto istituisce infine presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’Osservatorio nazionale sulla riparazione. Lo stesso dicastero farà da punto di contatto per la sezione italiana della futura piattaforma europea per la riparazione, pensata per aiutare i cittadini a trovare riparatori e servizi nella propria zona.

I vantaggi concreti per chi acquista

Per gli acquirenti i benefici sono tangibili. Il primo è economico: riparare a un prezzo ragionevole costa quasi sempre meno che ricomprare, soprattutto per smartphone ed elettrodomestici di fascia medio-alta. Il secondo riguarda la durata dei prodotti: la disponibilità garantita dei ricambi per anni e l’obbligo di riparazione oltre la garanzia allungano la vita utile di ciò che si compra, rendendo l’acquisto un investimento più solido.

C’è poi una maggiore libertà di scelta: il consumatore non è più vincolato all’assistenza ufficiale e può rivolgersi a un tecnico indipendente. Il produttore non potrà rifiutare una riparazione successiva solo per questo. Può anche confrontare i preventivi e, quando il riparatore lo fornisce, ricevere con il modulo europeo condizioni che restano ferme per 30 giorni. L’anno extra di garanzia per chi sceglie la riparazione rappresenta un ulteriore incentivo, che premia scelte più consapevoli. Infine, il beneficio è anche ambientale: meno apparecchi buttati significa meno rifiuti elettronici e meno risorse consumate. Il diritto alla riparazione segna così il passaggio dalla logica dell’usa e getta a un modello di consumo più sostenibile, in cui riparare diventa conveniente prima ancora che virtuoso.

Domande frequenti

Da quando vale il diritto alla riparazione?

Dal 22 ottobre 2026. Le modifiche alla garanzia legale si applicano ai contratti conclusi dal 31 luglio 2026.

Quali prodotti sono coinvolti?

Undici categorie, tra cui smartphone, tablet, lavatrici, lavastoviglie, apparecchi di refrigerazione, display, aspirapolvere, server, apparecchiature di saldatura e apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale per uso domestico.

La riparazione è gratuita?

Deve essere gratuita o avere un prezzo ragionevole ed essere eseguita in tempi ragionevoli.

Cosa succede se scelgo la riparazione in garanzia?

Si ottiene un’estensione una tantum di 12 mesi della responsabilità del venditore.

Posso rivolgermi a un tecnico indipendente?

Sì: il produttore non può rifiutare la riparazione solo perché il bene è già stato riparato da terzi.