Giuseppina Di Foggia lascia la guida di Terna dal 5 maggio 2026 e rinuncia a una buonuscita da oltre 7,1 milioni di euro, subordinando la scelta alla possibile nomina a presidente di Eni. La decisione arriva dopo giorni di tensioni istituzionali e prese di posizione politiche, culminate nell’intervento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Come funziona l’accordo di uscita da Terna
L’accordo firmato prevede la cessazione anticipata del rapporto come amministratore delegato e direttore generale, con effetto dal 5 maggio. La risoluzione è consensuale e include condizioni precise.
Elemento centrale è la rinuncia all’indennità integrativa di fine rapporto, pari a 7.189.750 euro, già accantonata dalla società. La rinuncia è subordinata alla nomina a presidente del consiglio di amministrazione di Eni.
Nel documento ufficiale si legge che la clausola scatta “subordinatamente alla nomina a Presidente del Consiglio di Amministrazione di Eni”.
La manager percepirà comunque un trattamento di fine mandato pari a 108.750 euro lordi, oltre alle competenze di fine rapporto e ai diritti maturati nei sistemi di incentivazione, sia a breve che a lungo termine, nel rispetto della politica di remunerazione aziendale.
Il nodo politico e il pressing del governo
La vicenda si inserisce in un contesto di forte pressione istituzionale. La candidatura di Di Foggia alla presidenza di Eni, indicata dal Ministero dell’Economia, si è scontrata con la questione della buonuscita milionaria.
Il governo ha chiarito la propria posizione. “Penso che debba scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita di Terna. Mi pare abbastanza semplice la questione”, ha dichiarato la premier Giorgia Meloni.
Il punto critico riguarda le regole sui passaggi tra società partecipate dagli stessi azionisti pubblici o verso altre aziende energetiche, che rendono incompatibile il mantenimento di determinate indennità.
Cosa cambia nella governance di Terna
Con l’uscita di Di Foggia, la gestione operativa passa temporaneamente al presidente Igor De Biasio, che assumerà i poteri dell’amministratore delegato fino all’assemblea del 12 maggio 2026.
Non sono previsti compensi aggiuntivi per questo incarico temporaneo. Il passaggio è in linea con il piano di successione già adottato dalla società.
Di Foggia, eletta nel 2023 come amministratore esecutivo nella lista di maggioranza presentata da Cdp Reti, conclude così anticipatamente il suo mandato.
Alla data attuale, la manager detiene 84.871 azioni Terna, derivanti dal Piano Performance Share 2022-2026.
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Sintesi economica dell’accordo
| Voce | Importo | Condizione |
|---|---|---|
| Buonuscita integrativa | 7.189.750 € | Rinunciata se nomina Eni |
| Fine mandato AD | 108.750 € | Sempre riconosciuto |
| Incentivi | Variabili | Pro rata temporis |
| Azioni detenute | 84.871 | Piano 2022-2026 |
Le regole su compensi e incentivi
L’intero accordo è stato definito nel rispetto delle normative vigenti e della politica di remunerazione di Terna, approvata dal consiglio di amministrazione il 26 marzo 2026.
Sono incluse le clausole di claw back, che permettono eventuali recuperi di compensi in specifiche condizioni.
I pagamenti saranno effettuati entro il mese successivo alla cessazione, mentre gli eventuali premi legati agli incentivi saranno liquidati secondo le tempistiche previste.
Non è previsto alcun vincolo di non concorrenza, quindi non saranno corrisposti ulteriori compensi per questo aspetto.
Il passaggio verso Eni
La possibile nomina alla presidenza di Eni rappresenta il punto di svolta dell’intera vicenda. Di Foggia era stata indicata nella lista del Ministero dell’Economia, con Claudio Descalzi confermato come amministratore delegato per il quinto mandato.
L’assemblea decisiva è fissata per il 6 maggio, un giorno dopo l’uscita ufficiale da Terna.
La scelta della manager, formalizzata con la rinuncia alla buonuscita, elimina uno degli ostacoli principali alla nomina.






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