Nel Mezzogiorno quattro imprese alimentari su dieci tra quelle interpellate da Confesercenti segnalano difficoltà nei rifornimenti a causa dei blocchi dell’autotrasporto. Il dato, diffuso oggi, 21 ottobre, emerge da un sondaggio condotto dall’associazione presso le attività aderenti del commercio alimentare, dai negozi specializzati ai minimarket e supermercati.
Le difficoltà riguardano soprattutto frutta, verdura e prodotti freschissimi, con ripercussioni sulla regolarità delle consegne e sulla disponibilità di alcuni articoli. Si registrano inoltre le prime tensioni sui prezzi.
La situazione interessa principalmente il Centro-Sud, ma le conseguenze stanno raggiungendo anche Abruzzo, Umbria e Toscana.
Secondo le stime di Confesercenti, un prolungamento dei blocchi potrebbe coinvolgere circa 100mila attività commerciali del Mezzogiorno che lavorano con prodotti freschi.
Sommario
- Blocco dei tir, perché i negozi alimentari faticano a rifornirsi
- Frutta e verdura, le produzioni del Sud tra le più esposte
- Abruzzo, Umbria e Toscana: i disagi si estendono verso il Centro Italia
- Prezzi dell’ortofrutta, l’allarme del Centro Agroalimentare di Roma
- Nico Gronchi: anche pochi giorni possono compromettere le forniture
- Circa 100mila attività del Sud potenzialmente esposte ai blocchi
- Quando potrebbero tornare regolari le consegne alimentari
Blocco dei tir, perché i negozi alimentari faticano a rifornirsi
Il problema che emerge dal monitoraggio di Confesercenti riguarda la continuità dei trasporti tra le aree di produzione, i mercati all’ingrosso e i punti vendita.
Quando le consegne rallentano, i commercianti possono incontrare difficoltà nel rinnovare l’assortimento. Il problema si manifesta più rapidamente per gli alimenti che richiedono rifornimenti frequenti.
È quanto sta accadendo, secondo le segnalazioni raccolte dall’associazione, in diverse aree del Mezzogiorno.
Le imprese interpellate riferiscono problemi nell’arrivo delle merci, soprattutto per le produzioni agricole provenienti dalle regioni meridionali.
Le difficoltà non corrispondono, al momento, a una penuria generalizzata di alimenti. Il monitoraggio descrive piuttosto un’interruzione della regolarità delle forniture, che inizia a incidere sulla presenza di alcuni prodotti nei negozi.
La distinzione conta anche per comprendere il possibile sviluppo della situazione. I disagi già segnalati riguardano specifiche consegne e categorie merceologiche; eventuali carenze più diffuse dipenderebbero dalla durata delle interruzioni.
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Frutta e verdura, le produzioni del Sud tra le più esposte
La categoria maggiormente interessata è quella dell’ortofrutta fresca.
Confesercenti segnala difficoltà particolari nel reperimento dei prodotti provenienti da Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata.
Si tratta di merci che devono raggiungere i mercati e i punti vendita attraverso una rete di trasporti regolare, soprattutto quando la distribuzione richiede consegne ravvicinate.
Per gli operatori del commercio alimentare, il ritardo di una fornitura può tradursi nella temporanea indisponibilità di determinati articoli.
La situazione presenta conseguenze differenti a seconda delle aree. Dove i commercianti riescono a utilizzare produzioni locali o merci provenienti dal Nord Italia, gli approvvigionamenti alternativi hanno finora permesso di limitare i disagi.
Questa possibilità, tuttavia, non elimina le difficoltà segnalate per i prodotti agricoli del Mezzogiorno.
Il monitoraggio non indica un’interruzione uniforme delle forniture in tutte le regioni coinvolte. Evidenzia invece una distribuzione disomogenea dei problemi, legata anche alla provenienza delle merci.
Abruzzo, Umbria e Toscana: i disagi si estendono verso il Centro Italia
Le ripercussioni della protesta non restano circoscritte alle regioni meridionali.
Secondo Confesercenti, i problemi di approvvigionamento stanno interessando anche Abruzzo, Umbria e Toscana.
L’estensione dei disagi mostra come le difficoltà nella movimentazione delle produzioni agricole del Sud possano raggiungere mercati e attività commerciali situati in altre parti del Paese.
Per i negozi che ricevono prodotti ortofrutticoli dalle regioni meridionali, la disponibilità delle merci dipende anche dalla regolarità dei collegamenti lungo la filiera.
In alcune zone, il ricorso a produzioni locali e del Nord Italia ha consentito di compensare almeno in parte i ritardi.
La situazione resta quindi differenziata tra territori e punti vendita, con criticità più marcate per determinate provenienze e categorie di prodotti.
L’attenzione si concentra ora sulla durata dei blocchi, dalla quale dipenderà la possibilità di ripristinare la regolarità delle consegne.
Prezzi dell’ortofrutta, l’allarme del Centro Agroalimentare di Roma
Alle difficoltà nei rifornimenti si aggiunge il problema dei prezzi all’ingrosso.
Confesercenti richiama l’allarme del Centro Agroalimentare di Roma (CAR), uno dei principali mercati ortofrutticoli italiani.
Secondo quanto riportato dall’associazione, il mercato romano registra difficoltà nelle consegne e forti rincari all’ingrosso su alcuni prodotti.
La segnalazione riguarda quindi una fase della distribuzione precedente alla vendita al consumatore.
Un aumento dei prezzi all’ingrosso può esercitare pressione sui costi di acquisto dei commercianti, ma non equivale automaticamente a un rincaro della stessa entità nei negozi.
L’effetto sui prezzi finali dipende anche dalle condizioni di fornitura e dalle decisioni degli operatori commerciali.
Per seguire l’evoluzione delle quotazioni è possibile consultare i listini del Centro Agroalimentare di Roma, che pubblica le rilevazioni dei prezzi all’ingrosso dei prodotti ortofrutticoli e ittici.
Il CAR rappresenta uno dei punti di osservazione della distribuzione agroalimentare, mentre le segnalazioni raccolte da Confesercenti riguardano le difficoltà riscontrate dalle imprese associate.
Nico Gronchi: anche pochi giorni possono compromettere le forniture
Il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, richiama l’attenzione sulla rapidità con cui i problemi logistici possono raggiungere le attività commerciali.
«Le segnalazioni che arrivano dalle nostre imprese indicano una situazione di crescente tensione lungo la filiera distributiva».
Gronchi sottolinea inoltre il rischio economico per le attività che trattano alimenti deperibili:
«A preoccupare è soprattutto la rapidità con cui le difficoltà di trasporto si trasferiscono alle attività economiche e, potenzialmente, ai consumatori. Per i prodotti freschissimi anche pochi giorni di interruzione possono compromettere la continuità delle forniture, causando perdite economiche agli operatori e pressioni sui prezzi».
Le dichiarazioni mettono in relazione due effetti della protesta: la difficoltà di mantenere regolari i rifornimenti e il possibile aumento dei costi lungo la filiera.
Per i commercianti, la disponibilità di merce fresca incide anche sulla qualità del servizio offerto ai clienti.
Il protrarsi delle interruzioni potrebbe quindi ampliare le difficoltà già rilevate, soprattutto nelle attività che dipendono da consegne frequenti.
Circa 100mila attività del Sud potenzialmente esposte ai blocchi
La dimensione economica del problema emerge dalla stima diffusa da Confesercenti.
Secondo l’associazione, circa 100mila attività del Mezzogiorno che lavorano con prodotti freschi potrebbero essere esposte alle conseguenze di ulteriori giornate di blocco.
Il dato non indica il numero di esercizi che hanno già subito interruzioni delle forniture. Rappresenta la platea potenzialmente interessata qualora le difficoltà proseguissero.
Per queste imprese, la regolarità dei trasporti è legata alla possibilità di mantenere l’assortimento e rispondere alle richieste dei clienti.
Confesercenti teme che un prolungamento della protesta possa comportare perdite economiche per gli operatori, problemi nella qualità del servizio e difficoltà nell’accesso ai beni alimentari per i residenti delle aree coinvolte.
L’associazione chiede quindi di garantire la circolazione delle merci e la continuità degli approvvigionamenti.
Quando potrebbero tornare regolari le consegne alimentari
La ripresa delle forniture dipenderà dall’evoluzione della protesta dell’autotrasporto.
Confesercenti avverte che anche una soluzione rapida dei blocchi potrebbe non tradursi in un ritorno immediato alla normalità.
Secondo il presidente Gronchi, potrebbero essere necessari alcuni giorni per ripristinare la regolarità delle consegne.
L’associazione sollecita un intervento urgente per garantire il funzionamento della logistica e contenere le ripercussioni sulle attività commerciali.
L’attenzione riguarda soprattutto le imprese del fresco, per le quali il ritardo dei trasporti può incidere rapidamente sulla disponibilità delle merci.
Nel frattempo, il monitoraggio delle forniture e dei prezzi permetterà di verificare se le difficoltà resteranno circoscritte ad alcune categorie o interesseranno una parte più ampia della distribuzione alimentare.






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