Tremilasettecentonovanta euro l’anno. È il risparmio massimo che una famiglia di quattro persone può ottenere sulla spesa, secondo l’indagine annuale di Altroconsumo sulla convenienza della grande distribuzione.
Ma quella cifra si ottiene solo cambiando due cose insieme: dove si fa la spesa e cosa si mette nel carrello. Se si cambia soltanto insegna, tenendo le stesse abitudini di acquisto, il risparmio scende a 245 euro.
Il divario da considerare
I numeri stanno tutti nello stesso documento, ed è il loro confronto a raccontare la storia.
Una famiglia di quattro persone spende in media 9.450 euro l’anno al supermercato. Su quella base Altroconsumo calcola cinque scenari di risparmio.
Comprando esclusivamente i prodotti più economici presenti a scaffale, nella catena più conveniente, si arriva a 3.790 euro. Con un carrello di soli prodotti a marchio dell’insegna si scende a 3.305. Con una spesa mista fatta al discount, 2.790.
Poi il salto. Con una spesa fatta di soli prodotti di marca in iper e super, il risparmio massimo è di 420 euro. Con una spesa mista negli stessi canali, 245.
Fra il primo e l’ultimo scenario ci sono quindici volte di differenza.
Chi vince, categoria per categoria
La classifica assegna indice 100 alla catena più conveniente di ciascun paniere. Un indice 110 significa prezzi superiori del 10%.
Sui prodotti più economici il primo posto va a Eurospin, che consente un taglio di quasi il 40% rispetto alla media nazionale. La prima insegna tradizionale è Ipercoop, con prezzi superiori del 17%. Ultima Carrefour Market, più cara del 35%.
Sulla spesa mista nei discount la leadership è condivisa fra Eurospin e In’s, con un risparmio di circa il 16% rispetto a Todis, l’insegna più cara della categoria. Seguono Lidl e Aldi.
Fra supermercati e ipermercati il primo posto è di Dok, che debutta ai vertici permettendo di spendere circa il 10% in meno rispetto a Carrefour Market. Dietro, a poca distanza, Coop, Famila Superstore e Famila.
Sui prodotti a marchio dell’insegna guida Spazio Conad, con un vantaggio del 19% rispetto a Eurospar. Migliora Esselunga, mentre Carrefour, prima nel 2025, perde posizioni.
Sui prodotti di marca il podio è di Ipercoop e Spazio Conad, seguite da Famila ed Esselunga. Qui però il margine massimo di risparmio si ferma al 7%: sulle marche industriali le insegne si assomigliano.
La geografia della spesa
Le differenze territoriali sono la parte dell’indagine con le implicazioni più ampie.
Le città più economiche sono toscane. Pistoia, Lucca, Firenze e Prato si fermano attorno ai 6.900 euro l’anno. All’opposto Genova, Sassari, Aosta e Teramo superano i 7.700.
Milano è invece la città dove scegliere bene rende di più: fino a 1.390 euro l’anno, pari al 18% della spesa. Seguono Bologna, Treviso, Reggio Emilia e Venezia, tutte oltre i 1.100 euro di vantaggio.
Sul fronte delle aree, il Nord-Est resta il più conveniente. Al Centro si distingue la Toscana, al Sud migliora la Basilicata, che si affianca alla Sicilia fra le aree relativamente più convenienti. Le famiglie di Veneto e Trentino-Alto Adige spendono il 13% in meno di quelle di Valle d’Aosta e Lazio.
Quanto pesa la spesa sul reddito
C’è un dato che ribalta la lettura, e riguarda l’incidenza sul bilancio.
In Calabria e Campania la spesa al supermercato assorbe circa il 19% del bilancio familiare. In Sicilia, Molise e Puglia il 18%, in Basilicata il 17%.
All’altro estremo il Trentino-Alto Adige si ferma al 10%, la Lombardia all’11%, Veneto ed Emilia-Romagna al 12%.
Nove punti percentuali di distanza fra il minimo e il massimo. Tradotto: per una famiglia calabrese o campana la spesa alimentare pesa sul bilancio circa il 90% in più che per una famiglia trentina.
La ragione, indicata nell’indagine, sta nei livelli di reddito mediamente più bassi.
Dove si risparmia meno, e perché
Nel Mezzogiorno il margine di manovra si restringe.
A Potenza, Reggio Calabria, Cosenza, Caserta e Catanzaro le differenze rilevate fra il punto vendita più caro e il più economico si riducono a poche decine di euro l’anno.
Altroconsumo indica due ragioni. La prima è la presenza di meno punti vendita, quindi meno concorrenza. La seconda è dichiarata apertamente nel comunicato: in alcuni casi non è stato possibile accedere ai negozi per effettuare le rilevazioni.
È una precisazione che vale la pena tenere presente. Il minor risparmio possibile al Sud riflette in parte la struttura del mercato e in parte un limite della rilevazione.
Il discount tiene il primo prezzo, le insegne si giocano la private label
Dal quadro complessivo emergono due terreni di competizione.
Sul primo prezzo il discount resta imbattuto. Nella classifica dei prodotti più economici i discount occupano tutte le prime posizioni, e la prima insegna tradizionale arriva a indice 117. Alcune catene provano a presidiare il segmento con linee dedicate, come Esselunga Smart, ma per ora l’effetto sulla classifica resta limitato.
Il secondo terreno è la marca del distributore, dove l’indagine segnala la competitività di Spazio Conad, Famila ed Esselunga in un mercato in cui le quote della private label hanno raggiunto livelli record.






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