Papa e cardinali: gli stipendi della Chiesa

San Pietro
Un’analisi sugli stipendi del Papa e dei cardinali, tra sobrietà, tagli economici e trasparenza finanziaria del Vaticano.

Papa Francesco, deceduto il 21 aprile scorso, ha segnato il suo pontificato con una scelta di sobrietà. Il Pontefice avrebbe avuto diritto a un compenso simbolico di circa 2.500 euro mensili, cifra percepita dal predecessore Benedetto XVI. Francesco, tuttavia, ha rifiutato ogni stipendio personale dal 2013. La Santa Sede ha coperto tutte le sue spese, inclusi pasti, alloggio e sicurezza. Francesco, inoltre, ha scelto la modesta Domus Sanctae Marthae invece dell’appartamento pontificio.

L’Obolo di San Pietro

Pur senza stipendio, Papa Francesco poteva attingere all’Obolo di San Pietro, un fondo gestito dalla Segreteria di Stato vaticana, alimentato da donazioni globali. Nel 2022, l’Obolo ha raccolto 107 milioni di euro, di cui 95,5 milioni destinati a opere caritative. Francesco, fedele ai suoi principi, ha usato questi fondi solo per progetti benefici, come la donazione di 200.000 euro ai detenuti del carcere di Regina Coeli poco prima della sua morte.

Gli stipendi dei cardinali

I cardinali della Curia Romana, stretti collaboratori del Papa, percepivano fino al 2021 stipendi tra 4.000 e 5.500 euro mensili. La crisi economica dovuta alla pandemia ha spinto Papa Francesco a introdurre tagli. Nel marzo 2021, un decreto ha ridotto i compensi del 10%, seguito da ulteriori decurtazioni. Nel novembre 2023, il Pontefice ha eliminato la Gratifica per la Segreteria e l’Indennità di Ufficio, riducendo gli stipendi di circa 500 euro. Oggi, un cardinale guadagna in media 5.000 euro al mese, con benefit come alloggi ecclesiastici che minimizzano le spese personali. Molti cardinali devolvono parte dei loro redditi a diocesi o opere di beneficenza.

Vescovi e sacerdoti

I vescovi percepiscono circa 3.000 euro mensili, mentre i sacerdoti guadagnano in media 1.200 euro al mese. Frati e suore, salvo incarichi specifici in scuole o ospedali, non ricevono compensi fissi, vivendo del sostegno delle loro comunità religiose. Gli stipendi del clero sono gestiti dall’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC), organo della Conferenza Episcopale Italiana, che eroga fondi raccolti tramite l’otto per mille. Nel 2024, la Chiesa Cattolica ha ricevuto circa 990 milioni di euro dall’otto per mille, di cui il 68,59% destinato alle sue attività.

Le finanze vaticane

Lo Stato della Città del Vaticano, con i suoi 44 ettari e circa 450 abitanti, dispone di risorse significative. Lo IOR (Istituto per le Opere di Religione), la banca vaticana, ha un patrimonio stimato di 578 milioni di euro nel 2023, con un utile netto di 30,6 milioni. Le entrate derivano da investimenti, donazioni, rendite immobiliari e l’otto per mille. Tuttavia, il bilancio vaticano ha registrato un deficit di 83 milioni di euro nel 2023, spingendo Francesco a promuovere una politica di deficit zero.

Riforme e trasparenza

Papa Francesco ha introdotto riforme per una gestione etica delle risorse. Nel 2021, come anticipato poco su, ha tagliato gli stipendi del 10% ai cardinali, dell’8% ai capi dei dicasteri e del 3% ai religiosi, motivando la decisione con il “disavanzo che caratterizza la gestione economica della Santa Sede”. Nel 2024, ha sospeso indennità storiche e chiesto alle istituzioni vaticane di reperire fondi esterni.

Un’eredità di sobrietà

Il pontificato di Francesco, durato dal 2013 al 2025, lascia quindi un’eredità di semplicità. La sua rinuncia allo stipendio e le riforme economiche riflettono un ideale di Chiesa vicina ai poveri. I cardinali, pur con stipendi ridotti, continuano a sostenere la missione ecclesiastica. Le finanze vaticane, nonostante le difficoltà, restano solide grazie a donazioni e investimenti.

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