India dice no agli USA: stop agli acquisti di armi per i dazi di Trump

Dazi USA - India
L’India risponde ai dazi del 50% imposti da Donald Trump con una mossa decisa: sospensione degli acquisti di armi dagli Stati Uniti e cancellazione di una visita ufficiale a Washington. Quali saranno le conseguenze economiche e geopolitiche?

L’India ha deciso di sospendere gli acquisti di armamenti dagli Stati Uniti e ha annullato una visita programmata del ministro della Difesa Rajnath Singh a Washington, secondo quanto riferito da Reuters citando tre funzionari indiani.

La decisione arriva come risposta diretta all’ordine esecutivo firmato dal presidente statunitense Donald Trump il 6 agosto 2025, che ha imposto un dazio aggiuntivo del 25% sulle importazioni indiane, portando il totale al 50% a partire dal 27 agosto. Il provvedimento, motivato dall’acquisto di petrolio russo da parte di Nuova Delhi, segna un’escalation nelle tensioni commerciali tra i due Paesi, con potenziali ripercussioni economiche e geopolitiche significative.

Il contesto dei dazi USA

Il 6 agosto, Donald Trump ha emesso un ordine esecutivo che ha introdotto un dazio del 25% aggiuntivo sulle merci indiane, giustificato dalla Casa Bianca con il fatto che l’India “importa direttamente o indirettamente petrolio dalla Federazione Russa”, contribuendo così a finanziare la macchina bellica russa nel conflitto ucraino.

Questo si aggiunge al dazio base del 25% già in vigore dal 7 agosto, applicato a decine di Paesi nell’ambito della strategia commerciale “America First”. Le nuove tariffe entreranno in vigore 21 giorni dopo l’ordine, con un’esenzione per le merci già in viaggio e sdoganate entro il 17 settembre. L’India, uno dei maggiori acquirenti di petrolio russo dopo la Cina, si trova ora al centro di una disputa commerciale che minaccia di compromettere anni di progressi nelle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti.

La reazione di Nuova Delhi

La risposta indiana non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Randhir Jaiswal, ha definito i dazi “ingiusti, ingiustificati e irragionevoli”. “Le nostre importazioni si basano su fattori di mercato e sono effettuate con l’obiettivo generale di garantire la sicurezza energetica di 1,4 miliardi di persone in India”, ha dichiarato Jaiswal. “È estremamente deplorevole che gli Stati Uniti scelgano di imporre dazi aggiuntivi all’India per azioni che anche diversi altri Paesi stanno intraprendendo nel proprio interesse nazionale”. Il portavoce ha aggiunto che l’India “adotterà tutte le misure necessarie per proteggere i propri interessi nazionali”, segnalando una posizione ferma contro le pressioni di Washington.

La sospensione degli acquisti di armamenti, che includeva potenziali commesse per aerei e altre attrezzature militari, rappresenta un segnale forte. La cancellazione della visita di Rajnath Singh, che avrebbe dovuto annunciare alcune di queste commesse, sottolinea il deterioramento delle relazioni diplomatiche.

L’impatto economico secondo Morgan Stanley

L’imposizione di dazi al 50% potrebbe avere conseguenze significative sull’economia indiana. Secondo un’analisi della banca d’affari Morgan Stanley, riportata dall’agenzia di stampa indiana Asian News International, se le tariffe rimanessero in vigore per 12 mesi, la crescita economica dell’India potrebbe subire una riduzione compresa tra 0,4 e 0,8 punti percentuali. In particolare, un’aliquota del 50% su tutte le esportazioni indiane verso gli Stati Uniti potrebbe ridurre la crescita del PIL di circa 60 punti base nell’arco di un anno, con un impatto diretto sui beni non esenti tra 40 e 80 punti base.

L’analisi di Morgan Stanley evidenzia “rischi al ribasso” per l’economia indiana, ma sottolinea che l’entità dell’impatto dipenderà dall’esito dei negoziati bilaterali previsti per il 25 agosto. Inoltre, le misure di mitigazione che il governo indiano potrebbe adottare, come incentivi alle esportazioni o diversificazione dei mercati, saranno determinanti per limitare i danni. L’India, con un commercio bilaterale con gli Stati Uniti pari a 190 miliardi di dollari, ha un forte interesse a raggiungere un accordo che riduca l’aliquota tariffaria, idealmente tra il 15% e il 20%, secondo quanto riportato da fonti governative.

Le tensioni geopolitiche e il ruolo della Russia

Al cuore della disputa ci sono i rapporti commerciali dell’India con la Russia, in particolare l’acquisto di petrolio russo a prezzi scontati. Secondo dati di Kpler citati da Reuters, l’India ha aumentato le sue importazioni di petrolio russo da 68.000 barili al giorno nel gennaio 2022 a un picco di 2,15 milioni di barili nel maggio 2023, rappresentando oggi il 35-40% del fabbisogno energetico del Paese. La Russia rimane anche il principale fornitore di armi dell’India, con il 38% delle esportazioni di armamenti verso Nuova Delhi tra il 2020 e il 2024, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute.

Gli Stati Uniti, attraverso le dichiarazioni di alti funzionari come Stephen Miller, hanno accusato l’India di sostenere indirettamente lo sforzo bellico russo. Tuttavia, Nuova Delhi ha difeso la sua posizione neutrale nel conflitto ucraino, sottolineando la necessità di garantire la sicurezza energetica e di mantenere legami storici con Mosca, pur rafforzando la partnership strategica con Washington. La minaccia di “sanzioni secondarie” da parte di Trump, come riportato da today.it, aggiunge ulteriore pressione, con il presidente USA che ha lasciato intendere che ulteriori misure potrebbero essere annunciate nelle prossime ore.

I negoziati del 25 agosto: una svolta possibile?

Il prossimo round di negoziati commerciali tra India e Stati Uniti, previsto per il 25 agosto, sarà determinante per il futuro delle relazioni bilaterali. Cinque round di colloqui precedenti non sono riusciti a produrre un accordo commerciale definitivo, con punti critici come l’accesso al mercato agricolo e lattiero-caseario indiano che hanno ostacolato i progressi. Il ministro del Commercio indiano, Piyush Goyal, ha ribadito l’impegno del governo a “proteggere e promuovere il benessere dei nostri agricoltori, imprenditori e delle piccole e medie imprese”.

Nel frattempo, il primo ministro Narendra Modi ha dichiarato che l’India non comprometterà gli interessi dei suoi agricoltori. “Per noi, gli interessi degli agricoltori sono una priorità assoluta. So che dovrò pagare personalmente un prezzo elevato per questo, ma sono pronto”, ha affermato Modi in una recente conferenza, interpretata come un messaggio diretto all’amministrazione Trump. Una delegazione statunitense è attesa in India per i colloqui, con l’obiettivo di raggiungere un “accordo equo” che possa ridurre le tensioni e mitigare l’impatto economico dei dazi.

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