Gli Stati Uniti hanno acceso una miccia nel mercato globale dell’oro con l’imposizione di dazi sulle importazioni di lingotti d’oro da un chilo, una decisione che, secondo quanto riportato in esclusiva dal Financial Times, rischia di sconvolgere le dinamiche del commercio internazionale del metallo prezioso.
Questa mossa colpisce in particolare la Svizzera, il più grande polo mondiale per la raffinazione dell’oro, e ha già innescato una reazione a catena sui mercati, con i futures sull’oro che hanno raggiunto un massimo storico di 3.534,10 dollari l’oncia.
La decisione, comunicata attraverso una lettera dell’Agenzia delle Dogane e della Protezione delle Frontiere (Customs Border Protection) datata 31 luglio, stabilisce che i lingotti da un chilo e da 100 once saranno soggetti a un codice doganale che prevede dazi più elevati. Questo contrasta con le aspettative del settore, che sperava in una classificazione esente da tariffe, e rappresenta un duro colpo per il commercio svizzero di oro con gli Stati Uniti, che rappresenta una fetta significativa delle esportazioni elvetiche.
Il ruolo centrale della Svizzera nel mercato dell’oro
La Svizzera è il cuore pulsante della raffinazione globale dell’oro, con aziende come Metalor, Mks Pamp e Valcambi che dominano il settore grazie a tecnologie avanzate e una lunga tradizione di eccellenza. I lingotti da un chilo, la forma più comune negoziata sul Comex di New York – il più grande mercato mondiale dei futures sull’oro – costituiscono la maggior parte delle esportazioni svizzere verso gli Stati Uniti. Nel 2025, la Svizzera ha esportato quasi 500 tonnellate di oro verso gli USA nei primi sei mesi, per un valore di 38 miliardi di franchi svizzeri, secondo i dati preliminari riportati dalla SonntagsZeitung.
Questa posizione di leadership rende la Confederazione particolarmente vulnerabile alle nuove tariffe. Christoph Wild, presidente dell’Associazione Svizzera dei Produttori e Commercianti di Metalli Preziosi, ha dichiarato al Financial Times: “La decisione sui dazi ha inferto un altro colpo al commercio di oro svizzero con gli Stati Uniti”. Wild ha sottolineato che i dazi renderanno “difficile soddisfare la domanda del metallo” negli USA, un mercato che rappresenta il 19% dell’export svizzero secondo UBS.
L’impatto sui mercati: futures alle stelle, spot stabili
L’annuncio dei dazi ha avuto un impatto immediato sui mercati finanziari. Venerdì 7 agosto, i futures sull’oro con consegna a dicembre hanno toccato un massimo storico di 3.534,10 dollari l’oncia, per poi assestarsi a 3.431 dollari, con un incremento dello 0,9%. Nel frattempo, il prezzo spot dell’oro è rimasto relativamente stabile a 3.395 dollari, registrando un lieve calo dello 0,03% ma mantenendosi sulla traiettoria di un secondo guadagno settimanale consecutivo, con un aumento complessivo dell’1% nella settimana.
Il divario tra i prezzi dei futures e quelli spot si è ampliato significativamente, superando i 100 dollari l’oncia, un fenomeno attribuito direttamente alla notizia dei dazi. Questo gap riflette le aspettative degli investitori, che vedono nei futures un’opportunità di speculazione in un contesto di crescente incertezza. Le speranze di un possibile taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, con una probabilità stimata al 90% per settembre, hanno ulteriormente alimentato l’interesse per l’oro come bene rifugio.
Le tensioni tra Washington e Berna
Le relazioni tra Stati Uniti e Svizzera si sono deteriorate dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato, la settimana precedente, un dazio del 39% sulle importazioni svizzere. Questo provvedimento si inserisce in un contesto di crescenti tensioni commerciali, alimentate dal forte surplus commerciale svizzero nei confronti degli Stati Uniti, che ha raggiunto i 47,9 miliardi di dollari nei primi cinque mesi del 2025, rispetto ai 38,3 miliardi dell’intero 2024.
Trump ha definito questo squilibrio “un deficit enorme” in un post su Truth, puntando il dito contro prodotti svizzeri come medicinali e, soprattutto, oro. La decisione di imporre dazi sui lingotti da un chilo sembra essere una mossa strategica per favorire i raffinatori domestici americani, ma sta già generando conseguenze impreviste.
Un mercato globale sotto pressione
L’imposizione dei dazi minaccia di ridisegnare le dinamiche del mercato globale dell’oro. La Svizzera, che raffina circa il 70% dell’oro mondiale, si trova a un bivio. Le raffinerie elvetiche, già sotto pressione per il trasporto e la rifusione dei lingotti da 400 once di Londra (circa 12,5 kg) in formati da un chilo adatti al Comex, devono ora affrontare costi aggiuntivi che potrebbero scoraggiare le esportazioni verso gli Stati Uniti.
Il processo di rifusione è complesso e costoso: i lingotti vengono trasportati dai caveau della Banca d’Inghilterra a Heathrow, poi inviati a Zurigo per essere lavorati e infine spediti a New York. Secondo il World Gold Council, il costo di questo viaggio transatlantico varia tra 3 e 5 dollari l’oncia, un margine che i dazi potrebbero erodere completamente.
Nel frattempo, il mercato londinese, il principale centro globale per l’oro fisico, sta vivendo una carenza di metallo. Le scorte del Comex di New York, al contrario, sono aumentate del 70% dall’elezione di Trump, raggiungendo 861,8 tonnellate, un volume paragonabile alle riserve ufficiali dell’India. Questo accumulo è guidato dalla corsa degli investitori a proteggersi dalle incertezze legate alle politiche tariffarie.
Un futuro incerto per l’oro
I dazi USA rappresentano una sfida senza precedenti per il mercato dell’oro, con implicazioni che si estendono ben oltre la Svizzera. Gli operatori di mercato stanno già registrando premi in aumento negli Stati Uniti, con i trader che esplorano opportunità di arbitraggio per sfruttare il divario di prezzo tra New York e Londra.
Nel frattempo, la domanda di oro come bene rifugio continua a crescere, alimentata dalle incertezze geopolitiche e dalle aspettative di un allentamento della politica monetaria americana.


