I dazi di Trump colpiscono il petrolio, rischio recessione gobale

Donald Trump. Immagine: Grok.
I prezzi del petrolio crollano sotto i 60 dollari al barile, travolti dai dazi di Donald Trump e dall’aumento della produzione OPEC+. Goldman Sachs rivede al ribasso le previsioni per il 2025 e 2026, mentre la Russia monitora con apprensione.

Il mercato del petrolio sta vivendo un momento di straordinaria tensione. Oggi, lunedì 7 aprile 2025, i prezzi del Brent e del WTI hanno toccato i livelli più bassi degli ultimi quattro anni, rispettivamente a 63,5 dollari e 59,8 dollari al barile, segnando un calo giornaliero di oltre il 3%.

Questo tonfo, che riporta le quotazioni ai minimi dell’aprile 2021, è il risultato di una tempesta perfetta: da un lato, la politica commerciale aggressiva del presidente statunitense Donald Trump, che ha imposto nuovi dazi a partire dal 2 aprile; dall’altro, la decisione dell’OPEC+ di incrementare la produzione, alimentando un’offerta che il mercato fatica ad assorbire.

Il Brent del Mare del Nord, con consegna a giugno, è sceso a 62,51 dollari intraday, mentre il WTI, benchmark americano con consegna a maggio, ha toccato i 58,95 dollari, prima di stabilizzarsi leggermente sopra i 59 dollari. A New York, il WTI ha chiuso la mattinata con un ribasso del 4,3%, a 59,29 dollari.

I dazi di Trump: una “medicina” amara per l’economia globale

Donald Trump non ha fatto marcia indietro. Dopo aver annunciato il “Liberation Day” tariffario il 2 aprile, con dazi reciproci che colpiscono tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, il presidente ha ribadito la sua linea dura domenica 6 aprile. “I mercati dovranno trattare i dazi come una ‘medicina’”, ha dichiarato ai giornalisti, difendendo tariffe minime del 10% su tutte le importazioni, con picchi del 20% per l’Unione Europea e del 34% per la Cina. L’obiettivo dichiarato è ridurre il deficit commerciale statunitense, ma gli effetti immediati sono stati devastanti per i mercati energetici. Sebbene petrolio, gas naturale e prodotti raffinati siano stati esclusi dalla prima ondata di dazi, il timore di una recessione globale ha preso il sopravvento.

L’OPEC+ accelera e il mercato trema

A peggiorare il quadro, l’OPEC+ ha deciso di aprire i rubinetti. A maggio, il cartello ha concordato un aumento della produzione di 411.000 barili al giorno, superando le attese di mercato ferme a 135.000 barili. Questa mossa, che segue mesi di tagli per sostenere i prezzi, ha sorpreso gli investitori e alimentato il ribasso delle quotazioni. Secondo Goldman Sachs, l’offerta aggiuntiva dell’OPEC+ potrebbe spingere ulteriormente i prezzi verso il basso, soprattutto se combinata con una domanda globale indebolita. “I rischi per le nostre previsioni ridotte sul prezzo del petrolio sono al ribasso, soprattutto per il 2026, a causa dei crescenti rischi di recessione e, in misura minore, di un aumento dell’offerta OPEC+”, hanno scritto gli analisti della banca in una nota recente, citata da Reuters.

Goldman Sachs: previsioni al ribasso per il 2025 e 2026

La banca d’investimento Goldman Sachs ha reagito al caos di mercato con un aggiornamento drastico delle sue stime. In un rapporto pubblicato il 5 aprile, gli analisti hanno tagliato le previsioni per il Brent e il WTI di 4 dollari per dicembre 2025, portandole rispettivamente a 62 e 58 dollari al barile. Per il 2026, le medie annuali sono state riviste a 58 dollari per il Brent e 55 dollari per il WTI, circa 4-5 dollari sotto i valori dei contratti future di venerdì scorso. La revisione riflette una crescita della domanda di petrolio dimezzata rispetto alle stime precedenti: da 0,6 milioni di barili al giorno a soli 0,3-0,4 milioni per il biennio 2025-2026. “Abbassiamo le previsioni per dicembre 2025 del Brent e del WTI di 4 dollari, portandole rispettivamente a 62 e 58 dollari al barile”, si legge nel rapporto. Goldman Sachs attribuisce questo outlook ribassista a un PIL globale più debole, che supera gli effetti positivi di un dollaro in calo e dei prezzi più bassi del greggio.

La Russia osserva con preoccupazione

Il crollo dei prezzi non lascia indifferenti i grandi produttori. Il Cremlino, per voce del portavoce Dmitry Peskov, ha definito la situazione “estremamente turbolenta, tesa e carica di emotività”. Peskov ha sottolineato l’importanza del petrolio per il bilancio russo, che ha visto il prezzo del greggio scendere del 15% nell’ultimo mese. “Seguiamo con attenzione la situazione, legata alla decisione degli Stati Uniti di imporre dazi contro la maggior parte dei Paesi del mondo”, ha dichiarato, assicurando che le autorità russe stanno lavorando per mitigare gli impatti sull’economia nazionale. La Russia, secondo esportatore mondiale di petrolio, si trova ora a dover bilanciare i propri interessi con un mercato globale in subbuglio.

Un impatto oltre i numeri: il rischio recessione

Il ribasso del petrolio non è solo una questione di barili e dollari. Gli analisti vedono nei dazi di Trump il preludio a una recessione globale. Goldman Sachs ha alzato la probabilità di una recessione negli Stati Uniti dal 20% al 35%, prevedendo una crescita del PIL ridotta all’1,5% nel 2025. JPMorgan ha avvertito che, se mantenuti, i dazi potrebbero spingere l’economia mondiale in recessione già quest’anno, con un aumento delle tasse per i consumatori americani stimato in 660 miliardi di dollari annui. Anche il WTO ha previsto una contrazione degli scambi globali dell’1% nel 2025 a causa delle tensioni commerciali. Intanto, la Federal Reserve potrebbe rispondere con tre tagli dei tassi nel 2025, secondo Goldman Sachs, per contrastare l’impatto economico.

Immagine: Grok.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche