La 57ª edizione di Vinitaly, inaugurata il 6 aprile a Verona Fiere, apre i battenti con un allarme che scuote il settore vinicolo italiano. I dazi Usa impongono un costo di 323 milioni di euro l’anno alla filiera commerciale, dai produttori agli importatori fino ai distributori. Questo sacrificio serve a garantire listini invariati nei punti vendita americani per 480 milioni di bottiglie esportate oltreoceano. L’Unione Italiana Vini (Uiv), attraverso il presidente Lamberto Frescobaldi, ha sottolineato la gravità della situazione e ha invitato le imprese a non cedere alle pressioni.
Un sacrificio necessario per evitare il crollo
Aumentare i prezzi al consumo del 20% rappresenta un rischio enorme. Frescobaldi ha lanciato un monito chiaro: un incremento dei listini potrebbe spingere i vini italiani fuori dal mercato statunitense. “Non devono cedere, il ‘sacrificio’ deve essere comune”, ha affermato durante il suo intervento a Vinitaly. La filiera deve unirsi e accettare una riduzione dei ricavi per mantenere i prezzi stabili. In caso contrario, molte realtà del settore rischiano di scomparire, incapaci di competere con le nuove dinamiche di mercato.
Le pressioni dei distributori americani
Dagli Stati Uniti arrivano segnali preoccupanti. I distributori inviano lettere alle aziende italiane, dichiarando di non accettare alcun sovraprezzo sui vini. Frescobaldi ha riferito: “Dai distributori statunitensi arrivano le prime lettere: non accettano sovraprezzi sui nostri vini”. Questo atteggiamento scatena una lotta interna alla filiera. La questione centrale riguarda chi sopporterà l’onere dei minori ricavi. UIV insiste: le imprese italiane devono imporre la propria forza commerciale. I vini italiani arricchiscono soprattutto la catena commerciale americana, e questo valore deve spingere i distributori a collaborare.
Un appello alla filiera e al Governo
L’Unione Italiana Vini propone una soluzione condivisa. Tutta la filiera, dalla produzione al punto vendita, deve sacrificare parte dei ricavi per garantire listini invariati. Frescobaldi ha sottolineato: “Uiv ritiene che tutta la catena, dalla produzione al punto vendita, debba sacrificare parte dei ricavi per garantire listini invariati al punto vendita, pena l’uscita dal mercato di tante realtà del nostro settore”. Inoltre, Uiv confida nell’intervento del Governo italiano. L’auspicio è che l’Italia rappresenti le ragioni del settore in sede europea e promuova il dialogo con gli Stati Uniti. Frescobaldi ha aggiunto: “Uiv confida che il Governo italiano possa rappresentare in sede europea le ragioni del settore e promuova la strada del dialogo e della trattativa”.
Lezioni dal passato: il caso dei vini francesi
Il settore vinicolo italiano guarda con preoccupazione all’esperienza dei vini francesi nel 2020. A seguito di tariffe extra del 25%, i vini francesi hanno subito un calo del 28% in valore sul mercato Usa. Uiv intende evitare un destino simile. Frescobaldi ha dichiaato: “Bisogna evitare che si ripeta l’esperienza subita nel 2020 dai vini francesi, che a fronte di tariffe extra del 25% ha visto calare il proprio business del 28% in valore”. Per questo, l’associazione si mette a disposizione del Governo, pronta a fornire dettagli sulle dinamiche commerciali che emergono lungo la filiera.
L’importanza del bercato Usa per i vini italiani
Gli Stati Uniti rappresentano il 24% dell’export totale dei vini italiani, un mercato fondamentale per l’Italia. Nel 2024, le vendite di vini italiani negli Usa hanno raggiunto quasi 2 miliardi di euro. L’Italia si conferma il Paese europeo più esposto, rispetto alla Francia (20%) e alla Spagna (11%). Inoltre, i vini italiani generano un effetto moltiplicatore sull’economia americana: ogni dollaro speso produce un ritorno di 4,5 dollari: dato che evidenzia il valore strategico del settore, ma anche la necessità di proteggerlo dalle conseguenze dei dazi.


