“Chiuso ermeticamente”: Trump sigilla Hormuz e il prezzo del petrolio non scende

Stretto di Hormuz
Trump su Truth: "Hormuz è chiuso ermeticamente". Il CENTCOM ha già deviato 31 navi. Il Brent è a 102,9 dollari. Il Pentagono stima sei mesi per riaprire lo Stretto: le conseguenze per energia e mercati.

“Abbiamo il controllo totale dello Stretto di Hormuz. Nessuna nave può entrare o uscire senza l’approvazione della Marina degli Stati Uniti. È chiuso ermeticamente, fino a quando l’Iran non sarà in grado di concludere un accordo”.

Donald Trump lo ha scritto su Truth Social oggi, 23 aprile. Si tratta della descrizione di uno stato operativo in corso, confermata dai numeri del CENTCOM. Nella stessa giornata, infatti, le forze armate statunitensi hanno ordinato a 31 navi di invertire la rotta o di tornare in porto nell’ambito del blocco navale imposto dagli Stati Uniti contro l’Iran. Intanto, il Brent si attesta a 102,9 dollari al barile, in rialzo dello 0,95%.

Cosa dice davvero la dichiarazione di Trump e dove finisce la retorica

L’affermazione “chiuso ermeticamente” merita una verifica puntuale, perché le parole del presidente americano e la formulazione operativa del CENTCOM non sono identiche. Il blocco navale USA non coincide con una chiusura totale dello Stretto: la formulazione del CENTCOM riguarda tutto il traffico marittimo in entrata o in uscita dai porti iraniani, mentre il passaggio verso i porti non iraniani resta formalmente consentito.

Sul piano dei fatti, però, la distinzione ha un impatto limitato. Il traffico di petroliere è diminuito di circa il 70% ed è poi sceso a praticamente zero nel giro di pochi giorni, con circa 2.000 navi e 20.000 marinai bloccati attorno al punto di strozzatura, che trasportano quasi 21 miliardi di litri di petrolio. Se la retorica di Trump amplifica, i numeri confermano la sostanza: Hormuz è inaccessibile per chiunque abbia anche solo un interesse tangenziale con il commercio iraniano.

La condizione posta è altrettanto netta: nessuna riapertura fino a un accordo con Teheran. Trump ha specificato che i controlli della Marina degli Stati Uniti rimarranno in vigore “FINCHÉ IL NOSTRO ACCORDO CON L’IRAN NON SARÀ COMPLETAMENTE CONCLUSO AL 100%”. I negoziati, al momento, non hanno prodotto un’intesa.

Sequestri iraniani, borse in rosso, energia in verde

Mentre Trump scriveva su Truth, l’Iran ha risposto con i fatti. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno sparato contro tre navi nello Stretto di Hormuz e ne hanno sequestrate due, intensificando gli attacchi nella strategica via marittima. U’escalation avvenuta a meno di 24 ore dalla proroga della tregua da parte dello stesso Trump. La coesistenza di cessate il fuoco e blocco navale – con sequestri attivi nel mezzo – definisce la natura instabile di questo equilibrio.

Le tensioni USA-Iran, con il sequestro di navi a Hormuz, hanno spinto il petrolio a 100 dollari e le borse europee in calo. A Piazza Affari la reazione è stata bipartita: Eni ha segnato un rialzo dell’1,50% e Saipem dello 0,69%, mentre Moncler ha ceduto il 3,50% e Brunello Cucinelli l’1,48%. La crisi energetica premia chi estrae, penalizza chi vende beni di consumo con catene logistiche esposte ai costi di trasporto.

Il nodo che nessuno vuole nominare: sei mesi per riaprire, anche dopo la pace

La dichiarazione di Trump fissa una condizione – l’accordo con l’Iran – come chiave per riaprire Hormuz. Ma anche raggiungendo quell’accordo, la riapertura effettiva non sarebbe immediata. Il Pentagono ha comunicato al Congresso, in un briefing riservato riportato dal Washington Post, che sminare le acque dello Stretto potrebbe richiedere sei mesi e che l’operazione difficilmente inizierà prima della fine delle ostilità. Il commissario per l’energia dell’Unione europea, Dan Jørgensen, ha avvertito che “anche lo scenario migliore è uno scenario piuttosto brutto per il prossimo mese” e che gli effetti si sentiranno “per anni”.

Il dato di contesto che spiega perché quei sei mesi pesano sui mercati più della retorica presidenziale: attraverso Hormuz passa il 20% del petrolio commercializzato nel mondo. Ogni settimana di chiusura parziale comprime l’offerta globale, spinge le rotte alternative su distanze maggiori e tiene alti i costi assicurativi per qualunque nave si muova nella regione.

La posizione italiana: Tajani al Senato, quattro navi pronte nei porti

Il governo italiano ha precisato la propria posizione in due sedi distinte nella stessa giornata. Al Senato, durante il question time di oggi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che “la sicurezza delle rotte commerciali è cruciale” e che l’impegno italiano per la libertà di navigazione è “massimo”. Ha ricordato le missioni navali europee già attive nel Mar Rosso, nell’Oceano Indiano e nel Mediterraneo, e ha aperto alla possibilità di un impegno a Hormuz “con un’ampia coalizione di partner europei e internazionali”, subordinandolo a una tregua stabile.

Sul piano operativo, il capo di Stato maggiore della Marina militare, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, ha confermato che l’Italia ha pianificato l’invio di quattro navi: due cacciamine, un’unità di scorta e una nave logistica di appoggio. La missione è congiunta con Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Belgio, tutti dotati di cacciamine già operativi. I vincolo resta invariato: l’intervento è possibile solo in condizioni di sicurezza e a ostilità concluse. Per raggiungere l’area servono due o tre settimane di navigazione. Con sei mesi di sminamento stimati a seguire, l’orizzonte reale di una Hormuz funzionante si proietta al 2027.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche