Trump apre a sostegno finanziario agli Emirati: ipotesi swap valutario con gli USA

Gli Stati Uniti stanno valutando un possibile sostegno finanziario agli Emirati Arabi Uniti, inclusa l’ipotesi di uno swap valutario, nel contesto della crisi mediorientale.

Donald Trump ha confermato che gli Stati Uniti stanno valutando un possibile sostegno finanziario agli Emirati Arabi Uniti e che tra le ipotesi sul tavolo c’è anche uno swap valutario. La dichiarazione, rilasciata a CNBC, ripresa da Reuters, arriva mentre la crisi regionale legata alla guerra con l’Iran continua a condizionare gli equilibri politici ed economici del Golfo.

Alla domanda se un accordo di swap con gli Emirati fosse realmente in valutazione, Trump ha risposto in modo netto: «Sì, lo è», aggiungendo che gli Emirati sono «un buon alleato». Poco dopo ha insistito anche sulla qualità della leadership emiratina: «Sono davvero guidati da persone incredibili… voglio dire, mi sorprende, perché sono davvero molto ricchi».

Come funziona la mossa finanziaria che Washington sta valutando

Lo strumento evocato è una linea di swap valutario, cioè un’intesa che consentirebbe accesso alla liquidità in dollari in una fase di forte tensione. In termini pratici, si tratterebbe di un meccanismo di sostegno monetario utile a prevenire shock più ampi sul sistema finanziario se il conflitto regionale dovesse aggravarsi. Reuters collega questa ipotesi alla crescente pressione generata dalla guerra e ai timori di un deterioramento del quadro economico nel Golfo.

Secondo il Wall Street Journal, inoltre, l’idea sarebbe stata discussa la scorsa settimana a Washington dal governatore della banca centrale degli Emirati con il segretario al Tesoro Scott Bessent e con funzionari della Federal Reserve. Il punto non era fotografare una crisi già esplosa, ma costruire un paracadute nel caso in cui il conflitto con l’Iran trascinasse il Paese petrolifero in una fase più dura.

Il legame diretto tra guerra e sostegno agli Emirati

Trump ha collegato in modo esplicito l’eventuale assistenza al contesto bellico: «Se potessi aiutarli, lo farei; voglio dire, li stiamo aiutando molto di più con quello che stiamo facendo nella guerra». Il riferimento è ovviamente alla guerra che coinvolge Stati Uniti e Israele contro l’Iran. In questo quadro, l’ipotesi di supporto finanziario non appare come una misura isolata, ma come un tassello della strategia americana nel Golfo.

Trump ha poi rincarato il concetto così: «Se gli Emirati avessero un problema – e faccio fatica a crederlo – ma se avessero un problema, noi saremmo al loro fianco».

La replica di Abu Dhabi: nessun bisogno di sostegno esterno

La risposta emiratina è arrivata quasi subito ed è stata molto chiara. Yousef Al Otaiba, ambasciatore degli Emirati negli Stati Uniti, ha apprezzato il riconoscimento di Trump verso il Paese come partner strategico, ma ha respinto l’idea che l’economia emiratina abbia bisogno di una stampella esterna: «Qualsiasi ipotesi secondo cui gli Emirati Arabi Uniti avrebbero bisogno di un sostegno finanziario esterno travisa i fatti».

Nella stessa presa di posizione, diffusa dall’ambasciata, Al Otaiba ha definito il rapporto con gli Stati Uniti come una delle partnership economiche più importanti al mondo, ma ha voluto fissare un principio politico preciso: «Gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti continueranno a prosperare insieme per i decenni a venire, non perché uno dipenda dall’altro per il sostegno, ma perché entrambi beneficiano di una delle più importanti partnership economiche del mondo».

Il messaggio è duplice: alleanza salda, ma nessuna dipendenza.

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