Trump concede tempo sui dazi, ma i mercati tremano: il Giappone scivola in recessione

Donald Trump. Immagine: Grok.
Donald Trump apre a una proroga per i negoziati commerciali, ma non arretra sui dazi. Intanto, il Giappone affronta una recessione e i mercati asiatici vacillano sotto il peso delle incertezze tariffarie.

Donald Trump ha dichiarato di essere disposto a posticipare la scadenza dell’8 luglio per i negoziati commerciali con diversi Paesi, ma ha subito chiarito che non ritiene necessaria tale proroga. Parlando con i giornalisti prima di recarsi al Kennedy Center, il presidente statunitense ha sottolineato che gli Stati Uniti stanno conducendo trattative con circa 15 paesi, tra cui Corea del Sud, Giappone e Unione Europea. “Stiamo andando alla grande in termini di accordi. Tutti vogliono raggiungere un’intesa con noi”, ha affermato Trump.

Tuttavia, il tono deciso del tycoon lascia poco spazio all’ottimismo: “A un certo punto, invieremo semplicemente delle lettere dicendo: ‘Questo è l’accordo. Potete accettarlo o lasciarlo’”. Le missive, che specificheranno i termini dei nuovi accordi commerciali, dovrebbero essere inviate nelle prossime una o due settimane.

Un accordo preliminare con la Cina

Tra i risultati più significativi, Trump ha celebrato un accordo quadro con la Cina, definito “molto importante” durante il suo intervento al Kennedy Center. “Abbiamo fatto un ottimo accordo con la Cina. Ne siamo molto soddisfatti. Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno e faremo un ottimo lavoro”, ha dichiarato. L’intesa, per ora preliminare, si affianca a un altro accordo provvisorio siglato con il Regno Unito, ma i dettagli restano vaghi e l’implementazione finale è ancora lontana.  

L’accordo con Pechino include un quadro su terre rare e scambi accademici, con dazi fissati al 55% per la Cina e al 10% sulle merci americane.

Il Giappone sotto pressione

Le politiche tariffarie di Trump stanno avendo un impatto significativo sull’economia giapponese, che appare sempre più fragile. Secondo i dati ufficiali pubblicati oggi dall’Ufficio di Gabinetto e dal Ministero delle Finanze giapponese, l’indice di fiducia delle imprese (BSI) è sceso a -1,9 nel trimestre aprile-giugno 2025, segnando il primo valore negativo in cinque trimestri. Questo calo, attribuito principalmente alle tariffe statunitensi, ha colpito duramente il settore manifatturiero, con un BSI di -4,8.  

Particolarmente penalizzati sono stati l’industria siderurgica (BSI a -29,1) e il settore automobilistico (BSI a -16,1), entrambi alle prese con un indebolimento della domanda interna e internazionale. Anche i settori non manifatturieri hanno registrato un BSI negativo di -0,5, il primo in 11 trimestri, a causa dell’aumento dei costi di approvvigionamento e del calo dei ricavi pubblicitari.  

Nonostante le previsioni di un recupero del BSI a +5,2 per luglio-settembre e +6,1 per ottobre-dicembre, guidato dalla crescita degli ordini di semiconduttori, il settore automobilistico dovrebbe rimanere stabile, senza significativi miglioramenti. La minaccia di dazi più elevati continua a gravare sulle imprese giapponesi, come evidenziato da un rapporto governativo che sottolinea il deterioramento del sentiment aziendale.

Mercati asiatici in rosso

Le nuove dichiarazioni di Trump sui dazi unilaterali hanno scosso i mercati asiatici, che hanno aperto la giornata di oggi, 12 giugno, in netto ribasso. La Borsa di Tokyo ha registrato, infatti, un calo superiore ai 300 punti in mattinata, appesantita dalle preoccupazioni per l’export e dalla forza dello yen, che penalizza le aziende automobilistiche come Toyota.  

Anche altre piazze asiatiche, come Hong Kong, hanno subito perdite, spingendo gli investitori a rifugiarsi in asset sicuri come l’oro e i Treasury americani. La minaccia di Trump di inviare lettere con i termini degli accordi commerciali entro due settimane ha alimentato, infatti, un clima di incertezza.

Valute in tumulto

Sul fronte valutario, infine, il dollaro ha subito una battuta d’arresto a causa delle tensioni commerciali. Nelle prime ore della mattinata, l’euro ha raggiunto il livello di 1,1532 dollari, il massimo da novembre 2021, prima di stabilizzarsi a 1,1520 dollari con un rialzo dello 0,3%. Al contrario, il cambio euro-yen è sceso dello 0,2% a 165,69, riflettendo la forza dello yen contro il dollaro, che penalizza gli esportatori giapponesi.  

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