In un contesto globale segnato da crescente incertezza sulle catene di approvvigionamento e dalla necessità di rafforzare l’autosufficienza, l’Emirato di Sharjah compie un passo deciso verso la sicurezza alimentare, a tutto tondo.
Sua Altezza Sheikh Dr. Sultan bin Muhammad Al Qasimi ha inaugurato la Mleiha Dairy Factory, un impianto industriale di circa 20.000 metri quadrati progettato per produrre fino a 600 tonnellate di prodotti lattiero-caseari. L’iniziativa si inserisce all’interno di una visione più ampia che punta a coniugare sostenibilità, salute e produzione locale, elementi sempre più centrali nelle strategie dei Paesi del Golfo.
La nuova struttura rappresenta uno dei più avanzati progetti agro-industriali della regione, un vero polo produttivo ad altissima tecnologia. Con una capacità produttiva di circa 4.500 unità all’ora, l’impianto realizza un’ampia gamma di prodotti, tra cui latte fresco, yogurt ed altri prodotti caseari, garantendo standard qualitativi elevati grazie a sistemi di mungitura avanzati, senza dimenticare la sostenibilità, fornendo packaging eco-compatibile.
Alla base del progetto vi è la Mleiha Dairy Farm, già riconosciuta a livello internazionale per detenere il record mondiale come più grande allevamento di bovini A2A2, con oltre 6.400 capi. Una scelta non casuale: il latte A2 è sempre più richiesto per i suoi presunti benefici sulla digeribilità e sul benessere generale. Questo investimento da record è valso a questo progetto il Guinness World Record per la più grande struttura al mondo specializzata in questo specifico tipo di allevamento.
È da premio anche l’approccio dello Sceicco Sultan Bin Muhammad Al Qasimi, sovrano di Sharjah dal 1972 e membro del consiglio supremo degli UAE, che non è solo un leader politico ma è conosciuto per il suo approccio da intellettuale, essendo anche un accademico di altissimo profilo, uno storico che ha basato su ricerca scientifica, educazione, cultura e sviluppo sostenibile la crescita del suo emirato.
La realizzazione di questo maxi progetto è frutto di una pianificazione certosina durata ben 65 anni, quindi ben prima dell’unificazione degli Emirati, frutto di una strategia intergenerazionale che crea un ecosistema unendo produzione agricola, trasformazione industriale e formazione universitaria con programmi accademici collaterali dedicati all’agricoltura ed alle scienze dello studio del deserto.
L’investimento nella Mleiha Dairy Factory non è un intervento isolato, ma parte di una strategia strutturata volta a ridurre la dipendenza dalle importazioni, storicamente elevata nella regione, puntando sulla sicurezza alimentare come priorità strategica.
Sharjah sta infatti sviluppando un ecosistema agricolo integrato che comprende anche una intera piantagione di ulivi con oltre 3.800 alberi già messi a dimora ed un piano di ulteriore crescita annuale, un progetto di allevamento avicolo basato su metodi naturali di allevamento all’aperto, una produzione orticola proveniente da sementi originali e una collaborazione costante con partner internazionali in un approccio che mira a costruire una filiera alimentare completa, capace di garantire qualità, tracciabilità e resilienza.
Particolarmente significativa è la filosofia alla base del progetto. Come sottolineato dallo stesso sovrano di Sharjah che afferma “Non cerchiamo il profitto; vogliamo la salute per le persone”, racchiude in questa dichiarazione un cambio di paradigma: dalla massimizzazione economica alla centralità del benessere collettivo. In un’epoca in cui la sicurezza alimentare è diventata una questione perfino di natura geopolitica, Sharjah sceglie di investire su qualità nutrizionale e sostenibilità, ponendo le basi per un modello di sviluppo più equilibrato.
La Mleiha Dairy Factory rappresenta oggi un esempio concreto di come gli Emirati possano affrontare le sfide legate alla sicurezza alimentare attraverso investimenti mirati e pianificazione strategica. In un contesto regionale spesso esposto a shock esterni, dalle tensioni con venti di guerra alle interruzioni logistiche forzate, iniziative come questa assumono un valore che va oltre la dimensione industriale ma si attestano come modello addirittura replicabile per la regione, diventando uno strumento di stabilità ed autonomia poiché di questo si tratta: di costruzione di un modello virtuoso e non di semplice produzione di latte.


