Scontro USA-UE dopo la sanzione da 2,95 miliardi a Google: cosa c’è dietro le minacce di Trump

Donald Trump
L'atteggiamento del presidente Usa rientra in un più ampio tentativo di usare leve commerciali per correggere quello che Trump definisce un "enorme deficit commerciale" e una "politica ostile" europea verso gli USA.

Il 5 settembre scorso la Commissione europea ha inflitto a Google una multa di 2,95 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nel settore delle tecnologie pubblicitarie digitali (ad-tech).

La multa è stata comminata perché Google ha favorito i propri servizi pubblicitari a scapito della concorrenza attraverso pratiche di “self-preferencing”: essendo integrata verticalmente nel settore dell’advertising digitale, Google ha sfruttato la sua posizione per creare conflitti di interesse e ostacolare la concorrenza nel mercato pubblicitario online.

L’indagine su Google era iniziata nel 2021 e prevede anche una possibile imposizione di rimedi strutturali e obblighi di disinvestimento se Google non cambierà le sue pratiche entro 60 giorni.

Le minacce di Trump 

In risposta a questa multa, Donald Trump ha minacciato nuovi dazi contro l’Unione Europea, sostenendo che la decisione riflette un trattamento ingiusto delle aziende statunitensi da parte dell’UE.

La minaccia di Trump si inserisce in un contesto più ampio di frustrazione americana per i rallentamenti nei negoziati commerciali con Bruxelles, dove gli Stati Uniti chiedono una riduzione del deficit commerciale e una maggiore apertura regolatoria, specialmente sulle norme relative ai dati e all’imposizione di multe antitrust contro le multinazionali USA come Google.

Trump ha ipotizzato tariffe fino al 50% sulle importazioni europee come forma di pressione per spingere l’UE a rivedere le sue decisioni e negoziare condizioni più favorevoli per gli Stati Uniti.

I motivi ‘ufficiali’ di Trump 

Trump collega la multa di 2,95 miliardi di euro inflitta da parte dell’UE a Google alle sue minacce di nuovi dazi perché considera tale sanzione un attacco ingiusto e ostile alle aziende americane, in particolare nel settore tecnologico. La multa europea è vista da Trump come un esempio di come l’UE adotti una politica commerciale e regolamentare sfavorevole agli Stati Uniti, che include multe antitrust, barriere commerciali e altre restrizioni che danneggiano le aziende americane. In questo contesto, Trump percepisce la multa non solo come una penalizzazione economica a Google, ma come simbolo di una politica protezionistica europea contro gli interessi americani.

Il presidente Usa minaccia l’imposizione di nuovi dazi su prodotti europei per spingere Bruxelles a rivedere o mitigare le sue decisioni e trattare gli Stati Uniti in modo più favorevole. Queste minacce rientrano in un più ampio tentativo di usare leve commerciali per correggere quello che Trump definisce un “enorme deficit commerciale” e una “politica ostile” europea verso gli USA. La Casa Bianca ha espresso “profonda preoccupazione” per la multa e segnala che misure ritorsive come dazi elevati su beni europei sono in esame qualora la decisione non venga modificata.

I reali interessi politici di Trump

Trump usa la multa UE a Google come pretesto per minacciare nuovi dazi anche per motivi legati ai suoi interessi politici interni negli Stati Uniti. I principali motivi sono:

Riacceso nazionalismo economico e volto a rafforzare il settore manifatturiero americano: Trump vuole apparire come colui che protegge i lavoratori e le industrie Usa dall’“ingiusto sfruttamento” commerciale da parte di altri Paesi, in particolare l’Europa. I dazi sono presentati come uno strumento per far tornare la produzione negli USA, mantenere posti di lavoro e stimolare l’economia domestica, anche a costo di aumenti di prezzo temporanei per i consumatori americani.

Consolidamento del consenso della propria base elettorale: Trump si appoggia sull’idea di “patriottismo economico”, chiedendo accettazione di sacrifici economici a breve termine (come prezzi più alti) in cambio della promessa di fare “grande l’America” e migliorare a lungo termine la sovranità economica. Questo rafforza il legame con i suoi sostenitori più fedeli, per cui la lotta contro l’Unione Europea diventa anche uno scontro simbolico politico interno.

Generazione di maggiori entrate fiscali: i dazi rappresentano anche una fonte di gettito fiscale importante per ridurre il deficit commerciale Usa e finanziare altre politiche interne. Trump ha promesso introiti miliardari dai dazi.

Strumento politico-autoritario di pressione: oltre al messaggio nazionalista, i dazi vengono usati come bastone negoziale e strumento di pressione economica per ottenere vantaggi anche politici, sia a livello internazionale che interno, dove possono essere usati per premiare o punire organizzazioni e imprese in base alla loro vicinanza o opposizione al governo Trump.

Trump vuole, quindi, ‘sfruttare’ la multa UE a Google per rafforzare la sua immagine di difensore degli interessi americani, consolidare il consenso interno e usare i dazi come leva sia economica che politica nel suo complesso disegno di governo.

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