Russia in crisi: esportazioni giù e Fondo Nazionale a rischio per la guerra

Porto russo.
La Russia affronta un 2025 complesso: esportazioni in calo, prezzo del petrolio rivisto al ribasso e Fondo Nazionale Ricchezza sotto pressione per finanziare la guerra.

La Russia ha annunciato una revisione al ribasso delle sue previsioni economiche per il 2025, con un taglio significativo delle stime sulle esportazioni e una riduzione delle aspettative sul prezzo del petrolio Urals.

Questi sviluppi, segnalati dal Ministero dell’Economia e riportati da Bloomberg, potrebbero spingere il governo a utilizzare il Fondo Nazionale per la Ricchezza (NWF) per coprire le crescenti spese belliche legate al conflitto in Ucraina.

Un taglio drastico alle esportazioni

Il Ministero dell’Economia russo ha previsto un declino del 5,3% delle esportazioni per il 2025, con un totale di 410,6 miliardi di rubli (circa 5 miliardi di dollari), rispetto alla precedente stima di 445 miliardi di rubli. Questa revisione, riportata dall’agenzia di stampa Interfax, riflette le difficoltà incontrate dalla Russia nel mantenere i volumi di esportazione, in particolare di petrolio e gas, a causa delle sanzioni internazionali e della ridotta domanda globale. Il settore energetico, che rappresenta circa un terzo delle entrate federali, infatti, è stato duramente colpito dalle restrizioni imposte dai Paesi del G7, inclusa la price cap di 60 dollari al barile sul petrolio russo.

Prezzo del petrolio Urals rivisto al ribasso

Le previsioni macroeconomiche aggiornate includono una significativa riduzione del prezzo atteso per il petrolio Urals, ora fissato a 56 dollari al barile, rispetto ai precedenti 69,70 dollari. Questo aggiustamento è in linea con le attuali dinamiche del mercato petrolifero globale, dove il Brent ha registrato un calo del 2,46% a 66,29 dollari al barile e il WTI è sceso a 62,39 dollari (-2,53%) nella giornata di lunedì. La Russia, che dipende fortemente dalle esportazioni di greggio, si trova a fronteggiare una combinazione di prezzi più bassi e ostacoli logistici, come l’uso di una flotta di “shadow tanker” per eludere le sanzioni. Nonostante ciò, il prezzo del petrolio Urals rimane sopra il costo di produzione medio russo, stimato a circa 15 dollari al barile, offrendo ancora margini di profitto, seppur ridotti.

Il ruolo del Fondo Nazionale per la Ricchezza

Per compensare il calo delle entrate, il governo russo potrebbe attingere al Fondo Nazionale per la Ricchezza (NWF), che a novembre 2024 disponeva di 13 trilioni di rubli (circa 133,7 miliardi di dollari), di cui 5 trilioni in attivi liquidi, principalmente in yuan e oro. Secondo gli analisti, il fondo ha risorse sufficienti per coprire eventuali deficit nelle entrate petrolifere per i prossimi 18-24 mesi, anche se il prezzo del greggio scendesse a circa 50 dollari al barile. Tuttavia, il fondo è stato già significativamente utilizzato: i suoi attivi liquidi sono passati da 117 miliardi di dollari nel 2021 a 31 miliardi a fine novembre 2024, a causa delle spese legate alla guerra e al sostegno al bilancio federale. Nel 2025, solo 1,8 trilioni di rubli di entrate petrolifere sono previsti per il NWF, mentre la maggior parte dei proventi sarà destinata direttamente al bilancio statale.

Spese belliche e pressioni sul bilancio

Il budget 2025 della Russia prevede una spesa militare record di 130,5 miliardi di dollari, pari a oltre il 6,3% del PIL, il livello più alto dai tempi della Guerra Fredda. Questo impegno finanziario, che supera di gran lunga il benchmark NATO del 2%, è destinato a sostenere le operazioni in Ucraina, ma mette sotto pressione le finanze pubbliche. Il Cremlino ha finanziato i deficit di bilancio degli ultimi anni attingendo al NWF e ricorrendo a prestiti interni, con un debito domestico che ha raggiunto i 3 trilioni di rubli nel 2023. Gli analisti avvertono che, se il fondo si esaurisse, la Russia potrebbe dover ricorrere a misure drastiche come aumenti delle tasse, ulteriori prestiti o tagli ai sussidi sociali, rischiando di destabilizzare la popolazione.

Le sfide delle sanzioni e i “shadow tanker”

Le sanzioni occidentali, in particolare il price cap di 60 dollari al barile, hanno ridotto le entrate russe, ma non nella misura sperata. La Russia ha aggirato parzialmente queste restrizioni utilizzando una flotta di “shadow tanker”, spesso vecchi e con assicurazioni dubbie, che trasportano il 63% del greggio russo. Nel marzo 2025, il 29% del petrolio russo è stato trasportato da navi assicurate dai Paesi del G7, evidenziando lacune nell’applicazione delle sanzioni. Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air, un price cap più basso, ad esempio di 30 dollari al barile, avrebbe potuto ridurre le entrate russe del 40% (circa 134 miliardi di euro) tra dicembre 2022 e marzo 2025. Gli esperti suggeriscono di rafforzare il monitoraggio e vietare i trasferimenti nave-nave (STS) in acque europee per limitare ulteriormente i guadagni di Mosca.

Prospettive economiche per il 2025

Gli economisti prevedono una crescita economica russa più lenta nel 2025, con il FMI che ha abbassato la stima del PIL dall’1,5% all’1,3%. Le sanzioni, la carenza di manodopera e l’isolamento commerciale stanno erodendo il potenziale di crescita a lungo termine. Tuttavia, il Cremlino continua a dare priorità alla produzione militare, garantendo risorse al settore della difesa a scapito di altri comparti. “La Russia ha avviato processi che continueranno a erodere la sua economia dall’interno,” ha dichiarato Roman Sheremeta, professore associato presso la Weatherhead School of Management, sottolineando le tensioni sul bilancio. Nonostante le difficoltà, la Banca Centrale Russa ha aumentato i tassi di interesse al 21% per contrastare l’inflazione, che per il 2025 è prevista al 7%.

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