Le sovvenzioni pubbliche concesse dalla Cina alle proprie imprese stanno modificando profondamente gli equilibri competitivi internazionali. È la conclusione contenuta in un nuovo studio presentato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che ha analizzato quasi vent’anni di sostegno statale nei principali comparti industriali mondiali.
Nel corso della presentazione del rapporto a Parigi, il segretario generale dell’OCSE, Mathias Cormann, ha utilizzato una metafora particolarmente incisiva per descrivere gli effetti degli aiuti pubblici sull’economia: “Come il doping nello sport, il rischio è che gli aiuti pubblici aiutino i settori meno produttivi a guadagnare in modo ingiusto, a scapito dei migliori”.
Una dichiarazione che fotografa la crescente preoccupazione delle economie avanzate nei confronti delle politiche industriali adottate da Pechino negli ultimi anni.
Aiuti fino a otto volte superiori rispetto ai Paesi OCSE
Secondo i dati raccolti dall’organizzazione internazionale, tra il 2005 e il 2024 le imprese cinesi hanno beneficiato di un sostegno pubblico mediamente compreso tra tre e otto volte superiore rispetto a quello ricevuto dalle aziende dei 38 Paesi membri dell’OCSE.
L’organizzazione definisce la stima “prudente”, sottolineando come l’analisi sia stata costruita utilizzando il database denominato MAGIC, acronimo di Manufacturing Groups and Industrial Corporations.
Si tratta di uno degli archivi più ampi dedicati al monitoraggio delle politiche industriali e delle sovvenzioni pubbliche nei principali comparti produttivi globali.
I settori strategici sotto osservazione
Lo studio prende in considerazione circa quindici industrie considerate strategiche per la crescita economica e tecnologica mondiale.
Tra i comparti analizzati figurano:
- aeronautica e difesa;
- alluminio;
- industria automobilistica;
- cemento;
- chimica;
- fertilizzanti;
- vetroceramica;
- macchinari pesanti;
- semiconduttori;
- cantieristica navale;
- energia eolica;
- pannelli fotovoltaici.
Particolare attenzione viene riservata alle filiere che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo centrale nella transizione energetica globale, come la produzione di batterie, pannelli solari e veicoli elettrici.
Secondo l’OCSE, proprio in questi comparti il sostegno pubblico cinese avrebbe contribuito a modificare significativamente gli equilibri competitivi internazionali.
Il dibattito sulla concorrenza globale
La pubblicazione del rapporto arriva in una fase caratterizzata da crescenti tensioni commerciali tra Cina, Stati Uniti ed Europa.
I risultati dello studio hanno trovato immediata eco sulla stampa economica francese.
“La Cina aiuta la propria industria sette volte più dell’Europa”, titola Le Figaro, sottolineando come le sovvenzioni di Pechino vengano da tempo indicate come uno dei principali fattori di distorsione della concorrenza internazionale.
Anche Les Echos richiama il tema parlando di una Cina “accusata di concorrenza sleale” e mettendo in evidenza il peso delle nuove evidenze statistiche pubblicate dall’OCSE.
La questione al centro della ministeriale di Parigi
Il tema assume una rilevanza ancora maggiore alla vigilia della riunione ministeriale dell’OCSE in programma a Parigi.
Il confronto tra economie avanzate e grandi potenze industriali si concentrerà anche sulle regole della concorrenza internazionale, sulle politiche industriali e sugli strumenti di sostegno alle imprese.
Lo studio presentato dall’organizzazione rischia quindi di diventare uno dei documenti di riferimento nel dibattito sulle future relazioni economiche tra Occidente e Cina.
Transizione industriale e nuove regole del mercato globale
La questione delle sovvenzioni pubbliche rappresenta uno dei nodi più delicati dell’attuale economia mondiale.
Da una parte i governi rivendicano la necessità di sostenere settori strategici come semiconduttori, energia pulita e mobilità elettrica. Dall’altra cresce il timore che interventi pubblici troppo estesi possano alterare le dinamiche di mercato e generare vantaggi competitivi difficilmente replicabili dai concorrenti.
L’analisi dell’OCSE riporta il tema al centro dell’agenda economica internazionale e apre una nuova fase di confronto sulle regole che dovranno governare la competizione industriale globale nei prossimi anni.


