I nuovi Paperoni: negli USA l’AI crea super ricchi, in Europa le eredità accentuano le disuguaglianze

Mentre USA e Asia creano nuovi miliardari grazie al tech, l’Europa vive di rendita e l’Italia resta indietro per dinamismo e innovazione.

Nel 2025, la ricchezza globale dei miliardari ha raggiunto il record di 15,8 trilioni di dollari USA, con un aumento dell’8,8% del numero di miliardari, saliti a quasi 3.000 da 2.682 dell’anno precedente. Questo boom è stato trainato da 196 nuovi miliardari “self-made” che hanno aggiunto 386,5 miliardi di dollari, il secondo incremento annuo più alto nella storia del report UBS Billionaire Ambitions. Il settore tecnologico ha registrato la crescita più rapida del 23,8%, seguito dall’industriale al 27,1%, mentre il consumer e retail è rallentato al 5,3%.

Gli USA che dominano la classifica e il ruolo dell’AI

Gli Stati Uniti dominano con circa un terzo dei miliardari mondiali (924 individui), grazie al successo di start-up e giganti tech come Nvidia e Oracle, simbolo dell’era dell’AI. 

Proprio l’AI ha ampliato il divario patrimoniale, con i primi 10 miliardari USA che hanno guadagnato 698 miliardi in 12 mesi secondo Oxfam, accentuando le disuguaglianze. 

In Europa occidentale, invece, prevalgono le eredità: 91 eredi (64 uomini e 27 donne) hanno ricevuto 297,8 miliardi di dollari, in aumento del 36% sul 2024, concentrando quasi due terzi della ricchezza trasferita globalmente.

L’Italia stona nel panorama

L’Italia si distingue negativamente nel report UBS, con una crescita limitata dei miliardari rispetto al boom globale, penalizzata da minore dinamismo tech e dipendenza da eredità consolidate. Mentre USA e Asia-Pacific guidano la creazione di nuova ricchezza imprenditoriale, l’Europa, inclusa l’Italia, vede un peso maggiore delle fortune familiari, con 860 miliardari multigenerazionali che gestiscono 4,7 trilioni di dollari.

Le prospettive future 

Entro il 2040, i miliardari trasferiranno 6,9 trilioni di dollari ai discendenti, di cui almeno 5,9 trilioni ai figli diretti o tramite coniugi, accelerando il “Great Wealth Transfer”. 

In pratica, le famiglie ad alto patrimonio netto accelerano i trasferimenti ai millennial e alla Gen Z, che ricevono eredità più precoci e puntano su investimenti a lungo termine, influenzando mercati finanziari e disuguaglianze. 

Il 36% dei miliardari si è già trasferito per qualità della vita, geopolitica o ottimizzazione fiscale, con un 9% che ci pensa; le nuove generazioni puntano su innovazione tech, investimenti a impatto e indipendenza. Preoccupazioni principali includono tariffe (66%), conflitti geopolitici (63%) e incertezza politica (59%), con focus su Nord America (63%) e Cina (34%) per gli investimenti.

I miliardari europei 

Nel 2025, l’ereditarietà ha avuto un impatto record sui miliardari europei, con 48 eredi in Europa occidentale che hanno ricevuto 149,5 miliardi di dollari USA, rappresentando il gruppo più numeroso a livello globale e trainato da 15 membri di due dinastie farmaceutiche tedesche, con età da 19 a 94 anni. Questo ha contribuito a un totale di 91 eredi mondiali che hanno ereditato 297,8 miliardi di dollari, in aumento del 36% rispetto al 2024, nonostante un calo nel numero di beneficiari complessivi.

La ricchezza ereditata maggiore in Europa occidentale 

Quasi due terzi della ricchezza ereditata globalmente si è concentrata in Europa occidentale, superando i 86,5 miliardi ricevuti in Nord America da 18 eredi e i 24,7 miliardi in Sud-est asiatico da 11 persone. In prospettiva, l’Europa riceverà circa 1,3 trilioni di dollari entro i prossimi 15 anni, guidati da Francia, Germania e Svizzera, dove forti tradizioni familiari accelerano il trasferimento di fortune consolidate.

Disuguaglianze più accentuate in Europa 

L’ereditarietà ha potenziato i miliardari multigenerazionali europei, passati a 860 individui con 4,7 trilioni di dollari gestiti, in crescita rispetto ai 805 dell’anno precedente con 4,2 trilioni. Questo fenomeno contrasta con la creazione self-made prevalente negli USA, evidenziando in Europa un passaggio generazionale che intensifica le disuguaglianze e complica la gestione patrimoniale, con eredi più giovani orientati a tech e investimenti sostenibili.

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