Tommaso Dragotto è un imprenditore siciliano che ha saputo trasformare un’idea nata nel 1963 in una realtà di successo nazionale e internazionale: Sicily By Car. Da Palermo, sede storica dell’azienda, ha affrontato pregiudizi e ostacoli tipici del divario nord-sud, dimostrando che visione, determinazione e spirito d’iniziativa possono portare un marchio siciliano a competere con i principali operatori del settore autonoleggio di tutto il mondo.
In oltre sessant’anni di attività, Dragotto ha promosso un modello di impresa basato sul valore del capitale umano, sull’attenzione al cliente e su uno sguardo critico verso le innovazioni ancora poco supportate da infrastrutture adeguate, come le auto elettriche.
Oltre al lavoro in azienda, ha sempre mostrato una forte spinta filantropica: ne è la prova la Fondazione Tommaso Dragotto, nata con l’obiettivo di realizzare progetti culturali e sociali di lungo periodo.
In questa intervista, Dragotto ci racconta le sfide affrontate nella creazione e nello sviluppo di Sicily By Car, l’evoluzione del settore dell’autonoleggio, la necessità di un approccio umano e attento ai dettagli per restare competitivi, e l’importanza di sognare in grande — soprattutto per i giovani che desiderano intraprendere un’attività. Inoltre, condivide la sua visione sul turismo come risorsa inestimabile per l’isola, sottolineando come una programmazione adeguata e un lavoro di squadra siano fondamentali per valorizzare al meglio il patrimonio culturale e paesaggistico della regione.
Quali sono state le principali sfide che ha affrontato nella creazione e nello sviluppo di Sicily By Car?
“La prima delle principali sfide che ho dovuto affrontare nella creazione e nello sviluppo di Sicily by Car riguarda le difficoltà iniziali, che sono forse le più semplici. Si tratta di idee che nascono spontaneamente, ma per svilupparle sono necessari impegno, capacità, lungimiranza e, soprattutto, denaro. Senza risorse economiche, non si può partire.
Le vere sfide non sono quelle iniziali, ma quelle successive, quando l’attività di start-up inizia a prendere forma. Sarebbero necessarie settimane per raccontare tutte le problematiche che ho affrontato nel corso dei 61 anni di vita dell’azienda. Partiamo dal 1963, anno della fondazione della società, e dal contesto storico dell’epoca. La Sicilia si trovava a doversi confrontare con il pregiudizio del divario nord-sud, considerando che Sicily by Car aveva la sua sede a Palermo. Essere una società palermitana, invece che a Milano, Roma, Bologna o Venezia, comportava il peso di una diffidenza, talvolta anche connotata da superiorità, nei confronti del sud. All’inizio, quando questi ‘terroni’ arrivavano a Milano, la percezione era quella di una differenza netta, quasi di inferiorità. Probabilmente, la situazione è migliorata con il tempo, ma all’inizio non era così.
La sfida principale è stata far diventare un’azienda che porta il nome della Sicilia non solo un punto di riferimento a livello nazionale, ma anche internazionale, come una delle più prestigiose. Ancora oggi, esiste una certa prevenzione tra nord e sud. Anche se le cose sono migliorate, rimane sempre qualcuno che considera il sud un’area sottosviluppata. È vero che ci sono aspetti del sud che potrebbero essere migliorati, ma non certo sotto il profilo culturale. Moltissime persone del sud, milioni, lavorano al nord, dimostrando che il problema non riguarda più le regioni, ma piuttosto una questione culturale più ampia. Quanti ingegneri palermitani, siciliani o napoletani, così come avvocati napoletani, lavorano a Milano da tempo? Questa diversità culturale esiste, ma non credo che potrà mai essere completamente eliminata, perché ci sarà sempre qualcuno che continuerà a considerare il sud come arretrato”.
Come vede l’evoluzione del settore del car rental in Italia nel prossimo futuro?
“L’evoluzione del settore dipende soprattutto dalla capacità delle aziende di mettere in campo una squadra valida. Non basta la competenza di un amministratore o di un presidente: se non ci si circonda di collaboratori preparati e motivati, qualunque impresa—che sia al Nord o al Sud—non raggiungerà risultati significativi. Il vero motore di un’azienda di successo, quindi, è la combinazione tra la visione di chi la dirige e il valore del team che la supporta.
Sul piano dell’innovazione tecnologica, in particolare per quanto riguarda l’auto elettrica e le politiche green, credo che la trasformazione sia stata più problematica che positiva. Una decina d’anni fa, con il lancio dei primi modelli elettrici, le grandi case automobilistiche—da Volkswagen a Hyundai fino al Gruppo Stellantis—li hanno considerati come l’“Eldorado” del futuro. Io, invece, non ho mai creduto fino in fondo a questa rivoluzione, e mi ritrovo nelle parole di Marchionne, che all’epoca espresse molti dubbi sull’elettrico proprio perché mancava (e manca tuttora) una solida base infrastrutturale.
Per viaggiare con un’auto elettrica servono autonomie adeguate e una rete capillare di colonnine di ricarica. Altrimenti si rischia di restare bloccati nel bel mezzo di un lungo tragitto. C’è poi la questione delle materie prime, come il litio, spesso estratte in Africa e controllate dalla Cina, e del loro smaltimento a fine vita. Manca ancora un piano chiaro per riciclare o smaltire in sicurezza queste batterie.
Secondo me, le auto elettriche funzionano bene in ambito urbano, specialmente in grandi città come Roma, Milano o Palermo, dove offrono vantaggi come l’accesso alle ZTL e, talvolta, il parcheggio gratuito. Tuttavia, se parliamo di lunghe distanze, l’incertezza sull’autonomia e la scarsità di colonnine rende l’elettrico poco pratico. Fino a quando non si risolveranno queste criticità—maggiore capillarità delle infrastrutture, nuove soluzioni tecniche per le batterie, piani di smaltimento—l’elettrico rimarrà adatto quasi esclusivamente ai contesti urbani, ma non rappresenterà una soluzione completa per tutti i tipi di percorrenza”.
Quali strategie utilizza per mantenere Sicily By Car competitiva?
“Non credo esista una strategia codificata; piuttosto, è fondamentale la capacità di comprendere il mercato e di affrontarlo. Bisogna osservare come si muove la concorrenza e impegnarsi a offrire qualcosa in più rispetto ai competitor. Per esempio, un servizio di accoglienza impeccabile. È importante prestare attenzione ai dettagli: quando un cliente arriva allo sportello, accoglierlo con un Buongiorno o Buonasera, chiedere se ha fatto un buon viaggio, essere sempre vestiti in modo elegante e in divisa—come accade nella nostra azienda, dove tutti indossano la divisa. In questo modo, il cliente ha immediatamente la sensazione, anzi la certezza, di ricevere un trattamento cordiale e professionale.
In un mondo che tende all’automazione, il fattore umano rimane fondamentale. Se una persona si sente a proprio agio e viene accolta con gentilezza, con frasi come Buongiorno dottore, come sta? Ha fatto un buon viaggio?, si crea fin da subito un rapporto di fiducia e di disponibilità, che fa la differenza nel servizio offerto”.
Cosa consiglia a un giovane imprenditore che vuole avviare un business in Sicilia?
“Ho tenuto alcune lezioni magistrali — l’ultima al Gonzaga, a Palermo, e altre all’Università di Pisa e di Siena — e mi sono trovato di fronte a 200 ragazzi, per lo più tra i 14 e i 16 anni. Ho chiesto quanti di loro desiderassero diventare imprenditori: a Siena hanno alzato la mano in due, a Palermo in tre. Questo dato fa riflettere, perché se non ci sono persone disposte a intraprendere, è difficile creare nuove opportunità di lavoro. Proprio quei pochi che sognano di diventare imprenditori, magari, un giorno, daranno lavoro agli altri.
Il punto di partenza è sempre il sogno. Se una persona non sogna, non ha futuro. Io ho sempre sognato e, di conseguenza, molti dei miei desideri sono diventati realtà. Tuttavia, durante le lezioni, mi sono reso conto che gran parte dei ragazzi sembra più interessata allo svago o alle mode del momento, senza dedicare troppo tempo a immaginare e a pianificare il proprio domani. E invece, avere visione e iniziativa è fondamentale, anche soltanto per capire dove si vuole arrivare.
Ciò non significa che tutti debbano diventare imprenditori. Se, però, la tua aspirazione è quella di avviare un’attività, soprattutto in Sicilia, occorrono coraggio, lungimiranza e spirito d’iniziativa. Devi voler essere ‘capo’ di qualcosa, anche se piccolo, e assumerti il rischio di costruire qualcosa di tuo. È altrettanto importante mantenere la curiosità per l’arte, la cultura, la storia, perché sono tutte fonti di ispirazione e di crescita personale. Solo così potrai davvero capire chi sei, dove vuoi arrivare e come metterti alla prova per realizzare i tuoi sogni”.
Qual è l’importanza del turismo per l’economia siciliana e come il settore può crescere ulteriormente?
“Se davvero sfruttassimo il potenziale della Sicilia, potremmo diventare una sorta di El Dorado, come la California ai suoi tempi. Tuttavia, c’è un problema che si ripropone costantemente. Ne parlavo qualche giorno fa con il Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che mi chiedeva come andasse il turismo. Dal mio punto di vista, ho riscontrato un incremento del 20%, ma non posso estendere questa valutazione a tutto il comparto.
In generale, mi pare che non si stia programmando a dovere. Ad esempio, non ho idea di cosa succederà effettivamente nel 2025, sebbene siano previste alcune iniziative, come lo sconto del 25% sui voli. Non tutte le compagnie hanno aderito, ma è comunque un progetto significativo e più trasparente rispetto ai contributi diretti del passato, che si prestavano a possibili manipolazioni. Per far emergere davvero la Sicilia, serve gente preparata, serve una squadra che lavori bene.
La Sicilia è splendida, eppure non riusciamo a trasmetterne la bellezza al mondo. Uno slogan che ho coniato è: ‘Cittadini del mondo, venite in Sicilia, datemi sette giorni delle vostre vacanze, e io, Sicilia, vi darò tremila anni della mia storia’. È una frase che ben riassume le potenzialità dell’isola, arricchita da 11 dominazioni storiche tra le più importanti di sempre: greci, fenici, romani, arabi, e così via. Basta scavare in molte aree di Palermo o in altri luoghi siciliani per imbattersi in tesori archeologici che testimoniano la nostra storia millenaria”.
Il momento più significativo della sua carriera da imprenditore?
“Senza dubbio, quando ho ricevuto la laurea honoris causa. L’ho vissuta come una vittoria personale, conquistata senza alcuna raccomandazione. Al giorno d’oggi, sappiamo bene come talvolta i titoli possano essere ‘aiutati’ da qualche spinta esterna; io non ho mai chiesto favori e, infatti, considero questo riconoscimento la ricompensa di una vita spesa a lavorare per far crescere la mia azienda. È un orgoglio ancora più grande se penso che, per dedicarmi all’attività imprenditoriale, dovetti interrompere gli studi. Ricevere la laurea, dunque, rappresenta una soddisfazione immensa e un tributo al mio impegno di sempre”.
Quali caratteristiche deve avere, secondo lei, un imprenditore di successo oggi?
“Una sola parola: lungimiranza”.
E ora parliamo della Fondazione Tommaso Dragotto: quali sono gli obiettivi?
La Fondazione nasce come conseguenza naturale dell’impegno di Sicily by Car. Credo che non possa esistere una grande azienda senza una fondazione che si occupi di cultura o di qualsiasi altra iniziativa di utilità sociale. L’idea non è semplicemente fare beneficenza ‘spot’ ma lasciare qualcosa che duri nel tempo, offrendo un aiuto concreto e continuativo a chi ne ha davvero bisogno.
Per esempio, ho finanziato interventi a favore del Teatro Massimo e del Teatro Biondo, oltre a opere di recupero (restaurando mosaici e altre strutture), e ho organizzato pranzi per persone in difficoltà. Tuttavia, sentivo che non bastava. Così, dialogando con varie realtà, è emersa l’idea di intervenire a favore degli ospedali. Dare semplicemente denaro a una struttura sanitaria può rivelarsi poco trasparente, perché non si sa come quelle risorse verranno effettivamente utilizzate. Al contrario, ristrutturare un reparto fatiscente o un intero polo ambulatoriale è un’azione molto più tangibile e duratura.
Proprio in quest’ottica, stiamo definendo un accordo (ancora da firmare) per ristrutturare il polo ambulatoriale dell’“IMI” l’ospedale che si trova di fronte a Villa Igea, con l’obiettivo di creare un centro specializzato in malattie rare pediatriche. Non esistono strutture simili a Palermo, né in Sicilia o in Calabria. In questo modo, anziché dover andare a Napoli o addirittura a Genova, le famiglie del Sud avrebbero una struttura di riferimento vicina. Se tutto andrà bene e non ci saranno ostacoli burocratici, nel giro di un anno potremmo avere un polo d’eccellenza per la cura di queste patologie.
Per sostenere economicamente questo progetto, abbiamo organizzato un evento con Gigi D’Alessio, ‘Sicily for life – Gigi & Friends‘, i cui proventi, al netto delle spese, saranno destinati proprio alla ristrutturazione del plesso ospedaliero. Il nostro desiderio è che questo intervento lasci un segno importante, utile non solo a Palermo, ma a tutto il Meridione”.


