Eni rafforza la presenza in Venezuela: gestirà Junín 5, giacimento da 35 miliardi di barili

Eni
Eni diventa operatore esclusivo di Junín 5 in Venezuela con un contratto di 25 anni. Il giacimento contiene 35 miliardi di barili certificati.

Eni e PDVSA, in un comunicato del 2 settembre 2026, hanno firmato il Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos, il CPPH, relativo allo sviluppo del giacimento petrolifero Junín 5, nella Faja dell’Orinoco in Venezuela. L’accordo assegna a Eni il ruolo di operatore esclusivo dell’area per 25 anni, con possibilità di estensione, e la responsabilità tecnica, finanziaria e commerciale del progetto. Il campo contiene 35 miliardi di barili in posto certificati e produce attualmente circa 12 mila barili al giorno.

Dal modello Petrojunín al nuovo contratto CPPH

La firma completa il percorso iniziato il 28 aprile 2026 con la sottoscrizione dell’Head of Terms tra Eni e PDVSA.

L’obiettivo è rilanciare la produzione petrolifera attraverso il passaggio dall’attuale modello della società mista Petrojunín, partecipata da Eni al 40% e PDVSA al 60%, al nuovo regime previsto dal CPPH.

Il nuovo strumento contrattuale è stato introdotto dalla Legge Organica degli Idrocarburi, approvata dall’Assemblea venezuelana nel gennaio 2026.

Con il cambio di struttura, Eni non resta quindi soltanto partner industriale del progetto ma assume direttamente l’operatorship dell’area.

La società avrà piena responsabilità nella gestione tecnica, finanziaria e commerciale di Junín 5.

Junín 5 contiene 35 miliardi di barili in posto

Il peso dell’operazione emerge soprattutto dalle dimensioni del giacimento.

Junín 5 è un campo di olio pesante onshore situato nella Faja dell’Orinoco e contiene 35 miliardi di barili in posto certificati.

La produzione attuale è di circa 12 mila barili al giorno.

Il contratto ha una durata iniziale di 25 anni e può essere esteso.

L’operazione punta quindi a modificare il modello di gestione di un asset già produttivo, attribuendo a Eni il controllo operativo del progetto.

La firma durante la visita del Segretario all’Energia americano

L’accordo è stato sottoscritto a Caracas alla presenza della Presidente incaricata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez.

La firma è avvenuta durante la visita nel Paese del Segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright.

Erano presenti anche il Ministro degli Idrocarburi venezuelano Paula Henao, l’Amministratore Delegato di PDVSA Héctor Obregón e l’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi.

La nuova struttura si inserisce nel percorso con cui il Venezuela sta ridefinendo alcuni strumenti utilizzati per lo sviluppo degli idrocarburi.

Descalzi: “Questo accordo rappresenta un nuovo pilastro per il rilancio del settore oil&gas nel Paese”

Claudio Descalzi ha collegato l’intesa sia alla presenza storica di Eni in Venezuela sia al tema della sicurezza energetica.

“Questo accordo rappresenta un nuovo pilastro per il rilancio del settore oil&gas nel Paese, che avviene proprio in una fase storica in cui la sicurezza energetica, basata su abbondanza di risorse e diversificazione delle vie di approvvigionamento, risulta vitale per l’equilibrio mondiale. Il Venezuela può così imboccare un percorso di sviluppo energetico e crescita economica che potrà portare grande beneficio alla popolazione locale e alla disponibilità energetica globale. L’operatorship di un’area importante come Junin-5 è il riconoscimento della nostra capacità di realizzare in modo rapido ed efficiente progetti complessi, e valorizza la nostra presenza storica nel Paese, che non abbiamo mai abbandonato continuando a fornire energia alla popolazione locale anche nei momenti più difficili”.

Eni resta attiva anche nel gas venezuelano

La presenza del gruppo nel Paese non si limita a Junín 5.

Eni opera anche nello sviluppo del gas naturale attraverso Cardon IV, società partecipata pariteticamente da Eni al 50% e da Repsol al 50%.

Cardon IV gestisce il giacimento Perla, nella licenza Cardón IV, indicato come il più grande campo di gas offshore scoperto in America Latina.

La società ha recentemente firmato un Sustainability Agreement destinato a proseguire e rilanciare la produzione di Perla.

Il piano prevede l’aumento dei volumi destinati al mercato interno e la definizione delle condizioni per ulteriori esportazioni future di gas.

PetroSucre e Supermetanol completano la presenza industriale

Eni mantiene inoltre una partecipazione nella società mista PetroSucre.

La struttura azionaria vede PDVSA al 74% ed Eni al 26%.

PetroSucre opera il campo petrolifero offshore di Corocoro.

Il gruppo italiano possiede anche una partecipazione in Supermetanol, società petrolchimica impegnata nella produzione di metanolo.

La presenza industriale di Eni in Venezuela comprende quindi petrolio onshore, petrolio offshore, gas naturale e attività petrolchimiche.

Sei licenze e 64 mila boe al giorno nel 2025

Eni opera in Venezuela dal 1998.

Il gruppo detiene nel Paese sei licenze minerarie, distribuite tra aree offshore nel Golfo del Venezuela e nel Golfo di Paria e asset onshore nella regione dell’Orinoco.

Nel 2025 la quota di produzione di idrocarburi attribuibile a Eni nel Paese è stata pari a 64 mila barili equivalenti di petrolio al giorno.

La produzione proveniva principalmente dal campo di gas Perla.

Perla rappresenta circa il 35% del totale del gas consumato in Venezuela.

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