Caro carburante, Ryanair taglia i voli invernali: rischio rincari sui biglietti

Ryanair
Ryanair taglia il target passeggeri 2027 e riduce la capacità invernale per il caro jet fuel. La compagnia avverte: tariffe a corto raggio in aumento.

Ryanair mette mano al proprio programma invernale per contenere l’impatto dell’impennata dei costi del carburante legata al conflitto in Medio Oriente. La compagnia irlandese ha comunicato mercoledì 2 settembre di aver abbassato l’obiettivo di passeggeri per l’esercizio fiscale che si chiuderà ad aprile 2027, portandolo da 216 a 214 milioni di viaggiatori. Una scelta che riflette la volontà del vettore di non inseguire la crescita dei volumi a tutti i costi in un contesto di prezzi del jet fuel fuori controllo.

Capacità invernale congelata, tariffe verso il rialzo

Il cuore della strategia riguarda i mesi tra novembre e marzo, tradizionalmente meno redditizi per il settore: Ryanair manterrà il traffico in questo periodo sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, riducendo così l’esposizione alla quota di carburante non coperta da contratti finanziari. La compagnia definisce l’intervento un taglio “una tantum” del programma invernale, pensato per limitare le perdite stagionali di circa 70-100 milioni di euro, a seconda dell’andamento della domanda e delle tariffe. Il vero allarme, però, riguarda il futuro delle tasche dei viaggiatori: se i prezzi del petrolio dovessero restare elevati fino all’estate 2027, Ryanair prevede un aumento significativo delle tariffe sui voli a corto raggio in Europa, avvertendo che i vettori meno protetti dalle coperture potrebbero essere costretti a tagliare ulteriormente la capacità o, nei casi più critici, rischiare di non superare la prossima stagione invernale.

Il jet fuel a 140 dollari al barile e la copertura di Ryanair

A pesare sui conti dell’intero comparto aereo è il rincaro del carburante per aviazione, salito a circa 140 dollari al barile mentre il conflitto tra Iran e Israele prosegue ormai da sei mesi, con tensioni riaccese anche nello Stretto di Hormuz. Ryanair parte comunque da una posizione relativamente protetta rispetto ai concorrenti: la compagnia ha coperto circa l’80% del proprio fabbisogno di carburante fino a marzo 2027 a un prezzo di circa 67 dollari al barile, restando quindi esposta al caro-petrolio soltanto sul restante 20% dei consumi. Una condizione che, secondo gli analisti, la colloca in una posizione di vantaggio rispetto a molti vettori europei privi di coperture altrettanto estese.

La stagione estiva regge, ma l’utile sarà inferiore al record

Nonostante le turbolenze sul fronte carburante, il quadro operativo resta solido: tra aprile e ottobre Ryanair prevede una crescita del traffico superiore al 5%, passando da 138 a oltre 145 milioni di passeggeri, mentre il solo mese di agosto ha fatto segnare 22,2 milioni di viaggiatori trasportati, in aumento del 6%, con un load factor stabile al 96% nonostante la cancellazione di oltre 400 voli causata dalle eruzioni dell’Etna. Le tariffe del secondo trimestre risultano in calo solo moderato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sul fronte della redditività, Ryanair conferma l’attesa di un utile per l’esercizio 2026/27 grazie proprio alle coperture sul carburante, ma il risultato netto sarà inferiore al record di 2,17 miliardi di euro registrato nell’esercizio precedente; la compagnia ritiene ancora prematuro fornire una previsione più precisa sull’utile netto finale.

Il settore sotto pressione, il titolo in calo in Borsa

Lo scenario delineato da Ryanair si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per l’industria aerea, con la redditività del comparto attesa in forte calo nel 2026, fino a dimezzarsi rispetto ai livelli precedenti alla crisi del carburante. Anche il titolo Ryanair ne risente: da inizio anno ha perso circa il 23% del proprio valore in Borsa. La vera incognita resta l’evoluzione dei prezzi del petrolio nei prossimi mesi: se il caro-carburante dovesse consolidarsi, capacità ridotta e tariffe più alte rischiano di diventare la nuova normalità per il mercato europeo del corto raggio, con ripercussioni dirette sui viaggiatori che si affidano ai voli low cost.

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