Dazi al 50% sul rame e pressioni sul Brasile: la nuova mossa di Trump

Donald Trump
Donald Trump scuote i mercati globali con l’annuncio di dazi del 50% su rame e importazioni brasiliane, mentre chiede al Brasile di fermare il processo a Jair Bolsonaro.

Ieri, 9 luglio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che, a partire dal 1° agosto, gli Stati Uniti imporranno un dazio del 50% sulle importazioni di rame e sulle merci provenienti dal Brasile.

La mossa, comunicata attraverso un post sulla piattaforma Truth Social, è giustificata da Trump con motivazioni di sicurezza nazionale, ma si intreccia con una richiesta diretta al presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva: l’annullamento del processo contro l’ex leader Jair Bolsonaro, definito da Trump una “caccia alle streghe”.

Dazi sul rame: una mossa per la sicurezza nazionale

“Annuncio una TARIFFA del 50% sul rame, in vigore dal 1° agosto 2025, dopo aver ricevuto una solida VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA NAZIONALE” ha dichiarato Trump su Truth Social, sottolineando l’importanza del rame per settori strategici come semiconduttori, aerei, navi, munizioni, data center, batterie agli ioni di litio, sistemi radar e missili. “Il rame è il secondo materiale più utilizzato dal Dipartimento della Difesa! Perché i nostri stupidi (e sonnolenti!) ‘leader’ hanno distrutto questa importante industria?” ha aggiunto, criticando aspramente l’amministrazione Biden per aver “decimato” l’industria del rame statunitense. Secondo Trump, il dazio mira a rilanciare la produzione interna, con l’obiettivo di rendere l’America “dominante” nel settore e inaugurare una “golden age” per l’industria del rame.

Gli Stati Uniti, pur possedendo la settima riserva mondiale di rame, dipendono dalle importazioni per quasi la metà del fabbisogno di rame raffinato, principalmente da Cile, Canada e Messico, secondo i dati del Census Bureau del 2024. La mancanza di infrastrutture di raffinazione adeguate e i lunghi tempi di sviluppo delle miniere – in media 29 anni – rendono la mossa di Trump tanto ambiziosa quanto controversa.

Impatto sui mercati: prezzi del rame alle stelle

L’annuncio ha avuto un impatto immediato sui mercati. I futures del rame sul COMEX di New York sono saliti oltre i 12.330 dollari a tonnellata, segnando un record storico, con un aumento del 2,13% nella sola giornata di giovedì 10 luglio. Tuttavia, i prezzi globali, definiti dal London Metal Exchange (LME), mostrano una premium statunitense del 25%, suggerendo che i trader non siano del tutto convinti che il dazio del 50% sarà applicato universalmente. Le aziende stanno già correndo per importare rame da Cile e altri fornitori prima dell’entrata in vigore delle tariffe, innescando una frenesia di stoccaggio che potrebbe temporaneamente gonfiare le scorte negli Stati Uniti.

Il caso Brasile: dazi e pressioni su Bolsonaro

Parallelamente al dazio sul rame, Trump ha annunciato un dazio del 50% sulle importazioni brasiliane, un aumento significativo rispetto al precedente 10%. La decisione, comunicata tramite una lettera al presidente Lula, è stata accompagnata da critiche al processo contro Jair Bolsonaro, accusato di aver pianificato un colpo di stato per impedire a Lula di assumere la presidenza nel 2023. Trump ha definito il processo una “vergogna internazionale” e ha chiesto che “non dovrebbe avere luogo”. Inoltre, ha ordinato un’indagine sulle pratiche commerciali digitali brasiliane, minacciando ulteriori tariffe ai sensi della “Section 301”.

Il Brasile, che nel 2024 ha registrato un surplus commerciale di 650 milioni di dollari con gli Stati Uniti, si trova ora in una posizione delicata. Lula ha risposto con fermezza su X, dichiarando: “Il Brasile è uno Stato sovrano, con istituzioni indipendenti, e non accetterà alcuna forma di tutela”. Ha definito “inesatte” le affermazioni di Trump sul deficit commerciale e ha promesso di gestire eventuali dazi con misure di reciprocità economica, secondo una recente legge brasiliana.

Reazioni internazionali: la Cina si oppone

La Cina, che controlla oltre il 50% della capacità globale di raffinazione del rame, ha criticato duramente la decisione di Trump. La portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, ha definito i dazi “arbitrari” e ha contestato l’uso della sicurezza nazionale come giustificazione, sostenendo che tali misure “non servono agli interessi di nessuna parte”. Pechino ha avvertito che risponderà a qualsiasi tentativo di escluderla dalle catene di approvvigionamento globali, segnalando il rischio di un’escalation delle tensioni commerciali.

Altri paesi nel mirino

L’annuncio di Trump si inserisce in una strategia commerciale più ampia. Negli ultimi giorni, il presidente ha inviato lettere a sette paesi – tra cui Filippine (20%), Sri Lanka (30%), Algeria (30%), Iraq (30%), Brunei (25%), Moldova (25%) e Libia (30%) – notificando tariffe che entreranno in vigore il 1° agosto. Inoltre, ha minacciato dazi del 200% sui prodotti farmaceutici, un ulteriore segnale della sua politica protezionistica.

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