In un contesto internazionale segnato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenze sui mercati energetici, torna a crescere la preoccupazione per l’andamento dei prezzi dei carburanti. I rincari alla pompa, infatti, stanno già incidendo sui bilanci delle famiglie e sui costi delle imprese, mentre aumenta il timore di possibili fenomeni speculativi lungo la filiera distributiva.
Per capire quali strumenti dovrebbe mettere in campo il Governo italiano per contenere gli aumenti e garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi, Capitalist ha contattato il professor Francesco Tanasi, giurista e segretario nazionale del Codacons.
1) Con l’escalation della guerra in Medio Oriente si sta assistendo a nuovi rincari dei carburanti e a possibili fenomeni di speculazione sui prezzi alla pompa. Qual è la vostra valutazione come Codacons e quali strumenti dovrebbe attivare il Governo per contrastare eventuali manovre speculative che finiscono per pesare direttamente su famiglie e imprese?
L’escalation del conflitto in Medio Oriente sta già producendo effetti immediati sui mercati energetici e, di conseguenza, sui prezzi dei carburanti al dettaglio. I dati elaborati dal Codacons indicano che dall’inizio della crisi il prezzo del gasolio è aumentato del +18,5%, pari a +32,2 centesimi al litro, mentre la benzina è cresciuta del +9,1%.
Ciò significa che oggi un pieno di diesel costa fino a 16 euro in più, mentre per la benzina l’aumento arriva a 7,6 euro per rifornimento. Complessivamente gli automobilisti italiani stanno sostenendo una maggiore spesa di circa 16,5 milioni di euro al giorno rispetto al periodo precedente all’escalation del conflitto.
In una fase di forte instabilità geopolitica è fondamentale evitare che le tensioni sui mercati energetici si traducano in aumenti anticipati o non pienamente giustificati lungo la filiera distributiva, generando possibili fenomeni speculativi a danno dei consumatori.
Per questo è necessario rafforzare il monitoraggio dei prezzi alla pompa attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e prevedere, qualora emergano anomalie nei listini, l’intervento dell’Autorità Antitrust per verificare eventuali distorsioni nella formazione dei prezzi.
Accanto ai controlli occorre intervenire anche sul piano fiscale. In presenza di rialzi così rapidi dei carburanti è opportuno attivare strumenti automatici di compensazione, come il meccanismo delle accise mobili, che consentirebbe di ridurre temporaneamente la tassazione quando i prezzi superano determinate soglie.
Un’altra soluzione potrebbe essere l’utilizzo dell’eventuale extra-gettito IVA generato dai rincari dei carburanti per ridurre la pressione fiscale alla pompa.
Va inoltre ricordato che il gasolio rappresenta il carburante principale del trasporto merci e della logistica. Per questo ogni aumento del diesel tende a trasferirsi rapidamente sui costi di trasporto e, di conseguenza, sui prezzi finali dei prodotti, in particolare quelli alimentari.
Senza interventi tempestivi il caro carburanti rischia quindi di trasformarsi in un ulteriore fattore di pressione inflazionistica sull’economia.
Il 18 marzo il ministro Matteo Salvini ha convocato un tavolo con le compagnie petrolifere per affrontare il caro carburanti. Che cosa vi aspettate concretamente da questo incontro e quali misure ritenete indispensabili perché non resti soltanto un confronto senza effetti reali sui prezzi alla pompa?
Il tavolo convocato dal ministro Salvini rappresenta certamente un momento di confronto importante, ma deve produrre risultati concreti e non limitarsi a una riunione interlocutoria.
In una fase di forte tensione sui mercati energetici, cittadini e imprese si aspettano decisioni rapide e misure capaci di incidere realmente sui prezzi alla pompa.
Dal confronto con le compagnie petrolifere è necessario ottenere innanzitutto la massima trasparenza sui meccanismi di formazione dei prezzi lungo tutta la filiera, dalla raffinazione alla distribuzione finale.
Occorre verificare con rigore se gli aumenti registrati al dettaglio siano effettivamente coerenti con l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi raffinati oppure se, al contrario, possano emergere margini lungo la filiera che finiscono per amplificare l’impatto dei rincari sui consumatori.
Tuttavia la risposta principale deve arrivare dal Governo attraverso interventi di politica economica.
In presenza di aumenti così rilevanti dei carburanti è necessario valutare l’attivazione delle accise mobili oppure una riduzione mirata della componente fiscale, anche utilizzando le maggiori entrate generate dall’aumento dei prezzi energetici.
L’obiettivo deve essere quello di evitare che il caro carburanti si trasformi in un fattore strutturale di inflazione. In caso contrario il rischio è che l’aumento dei prezzi dei carburanti finisca per trasferirsi rapidamente sui costi della logistica, sui trasporti e sulla distribuzione commerciale, con effetti diretti sul costo della vita delle famiglie.


