L’euro digitale è atteso entro circa due anni, anticipando la precedente previsione della BCE che indicava il 2029 come possibile data di lancio. La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha sottolineato – secondo quanto riporta Borsa Italiana – la necessità di accelerare i tempi per offrire un’alternativa europea ai sistemi di pagamento digitali esistenti, spesso dominati da piattaforme non europee con commissioni elevate.
Cosa sappiamo sinora
- Data di lancio anticipata: il lancio dell’euro digitale è previsto entro un paio d’anni, probabilmente quindi nel 2027, in netto anticipo rispetto al 2029 indicato in passato.
- Obiettivo del progetto: non sostituire il contante, ma creare una forma di pagamento digitale europea alternativa alle carte di credito e piattaforme attuali, riducendo le commissioni.
- Accordi firmati: la BCE ha siglato accordi quadro (“framework agreement”) con i provider di cinque componenti fondamentali dell’euro digitale.
Le aziende coinvolte e le componenti assegnate
- Pago offline: capofila Giesecke+Devrient (Germania), con l’italiana Nexi e Cap Gemini. Questa componente ha un valore base di 220,7 milioni di euro e un massimale di 662,1 milioni.
- Alias lookup (semplificazione ricerca beneficiari pagamenti): Sapient GmbH e Tremend Software Consulting, con equensWorldline come seconda scelta.
- Gestione rischi e frodi: Portoghese Feedzai, seconda scelta Capgemini Deutschland.
- Sviluppo app e software: Italiana Almaviva e Fabrick (gruppo Sella), con Sapient GmbH e Tremend Software Consulting come seconde. Il contratto iniziale è di 4 anni, prorogabile fino a 10.
- Sicurezza negli scambi di informazioni di pagamento: Senacor Fcs ed equensWorldline.
Le funzionalità di pagamento offline
I pagamenti saranno possibili anche senza connessione internet o energia elettrica.
Il denaro digitale viene memorizzato direttamente sui dispositivi (smartphone, carte, smartwatch) in modo sicuro. I pagamenti si effettuano localmente, garantendo privacy e riservatezza simile al contante.
L’app per gli utenti europei
Sarà semplice e intuitiva, accessibile da smartphone, tablet o smartwatch.
Fornirà un’esperienza d’uso uniforme e sicura per tutti i cittadini dell’UE.
Quanto detto rappresenta un passo decisivo verso la digitalizzazione della moneta europea, con particolare attenzione alla sicurezza, alla privacy e all’inclusione digitale di tutti i cittadini UE.
Le implicazioni economiche dell’euro digitale
Le implicazioni economiche dell’euro digitale sono molteplici e rilevanti per l’intera area dell’euro. In primo luogo, l’euro digitale rappresenta una forma di contante in versione digitale emessa dalla Banca centrale europea (BCE), che affiancherà il contante fisico, garantendo resilienza e inclusione anche in scenari di crisi o interruzione di servizi essenziali. Questo significa che i cittadini avranno sempre un mezzo di pagamento digitale gratuito, sicuro e universalmente accettato, anche se le infrastrutture private tradizionali dovessero subire disservizi.
Un aspetto cruciale è la riduzione della dipendenza da sistemi di pagamento digitali esterni all’UE, che nel sistema attuale dominano e spesso comportano commissioni elevate. L’euro digitale mira a contrastare questa situazione, offrendo un’alternativa europea che può ridurre i costi di intermediazione nei pagamenti digitali, creando così un sistema di pagamento più competitivo e sovrano dal punto di vista europeo.
Per quanto concerne la stabilità finanziaria, la disponibilità di una valuta digitale emessa dalla BCE garantisce flessibilità e sicurezza in tempi di crisi, aumentando la resilienza complessiva del sistema finanziario europeo. L’infrastruttura sarà distribuita su più regioni, per garantire continuità anche in caso di attacchi cibernetici o disastri regionali.
Infine, l’euro digitale potrebbe avere impatti significativi sui modelli di business delle banche e degli operatori di pagamento tradizionali, costringendoli ad adattarsi a una nuova realtà in cui il contante digitale emesso dalla banca centrale diventa un’opzione di pagamento diffusa e competitiva, potenzialmente riducendo i margini attuali legati alle commissioni.


