WhatsApp ha ufficialmente lanciato gli account dedicati agli utenti sotto i 13 anni, una feature pensata per rendere la piattaforma accessibile anche ai più piccoli con un robusto sistema di controlli parentali integrati.
L’annuncio arriva dopo mesi di test: la funzione era stata avvistata in beta già a fine 2025, e ora è in fase di distribuzione globale sul canale stabile. WhatsApp mira così a bilanciare sicurezza e privacy, rispondendo alle crescenti preoccupazioni su minori online, in linea con normative come il GDPR europeo e il Kids Online Safety Act negli USA.
Come funziona la configurazione
Per creare un account under 13, un genitore o tutore (obbligatoriamente maggiorenne) deve usare il proprio smartphone insieme a quello del minore durante la setup iniziale. I due dispositivi si collegano temporaneamente per legare l’account del bambino a quello del responsabile, creando un’associazione parentale. Una volta completato, il genitore accede a un pannello di supervisione dall’app principale, dove può impostare limiti precisi senza bisogno di device separati.
Il controllo parentale
I genitori decidono chi può contattare il minore: solo contatti approvati, con possibilità di bloccare estranei. Si gestiscono anche i gruppi WhatsApp, limitando l’accesso a quelli familiari o sicuri.
Le richieste di messaggi da numeri sconosciuti appaiono visibili al tutore, che può approvarle, ignorarle o bloccarle. Tutte le modifiche alle impostazioni privacy – come visibilità dell’ultimo accesso o stato online – richiedono un PIN protetto sul device del genitore, impedendo al minore di alterarle autonomamente.
Privacy e limiti della supervisione
WhatsApp tiene fede alla crittografia end-to-end: i genitori non possono leggere i messaggi né ascoltare chiamate vocali/video, che restano privati tra i partecipanti. La sorveglianza si ferma ai metadati e alle interazioni superficiali, non ai contenuti.
Questo approccio bilancia protezione da abusi (come grooming o spam) con il rispetto della privacy del minore, evitando derive da “spionaggio totale”. Il PIN aggiunge un ulteriore strato di sicurezza contro accessi non autorizzati.
La feature è in distribuzione mondiale dal 13 marzo, ma con rollout graduale: non tutti gli utenti la vedranno subito, a seconda di regione e versione app (richiede l’ultima update).
Disponibile su Android e iOS, si attiva solo per nuovi account under 13; quelli esistenti restano invariati. WhatsApp promette aggiornamenti, forse integrando AI per rilevare rischi senza violare la crittografia.
Le implicazioni etiche
Gli account WhatsApp per under 13 ruotano attorno al delicato equilibrio tra sicurezza e privacy.
Biosoga, infatti, riflettere su alcuni nodi cruciali. Ecco quali.
- Protezione vs autonomia: i controlli parentali proteggono da rischi reali come cyberbullismo, grooming o spam, consentendo ai bambini un uso supervisionato della piattaforma. Tuttavia, introducono una potenziale sorveglianza eccessiva, che potrebbe limitare l’autonomia dei minori e ostacolare lo sviluppo di responsabilità digitali autonome.
- Privacy e crittografia: la crittografia end-to-end è un punto etico positivo, perché preserva i contenuti privati anche dai genitori, evitando intrusioni totali. Eppure, il monitoraggio di contatti e metadati solleva dubbi su un “controllo indiretto”, che potrebbe scoraggiare espressioni libere o confidenti.
- Consenso e disparità: richiede il coinvolgimento genitoriale, eticamente corretto per bambini e adolescenti, ma rischia di generare disparità; on tutti i genitori hanno competenze digitali o tempo per supervisionare equamente. Inoltre, aggiramenti (come falsi account) persistono, vanificando parte dei benefici.
- Impatto sociale: promuove l’inclusione digitale per i più piccoli, ma normalizza l’ingresso precoce su app di messaggistica, potenzialmente esponendo a dipendenze o pressioni sociali.
WhatsApp deve pertanto garantire trasparenza nel rollout per evitare exploitation dati, in linea con GDPR e diritti minorili.


