Vittorio Feltri promuove Giorgia Meloni: “Bravissima, i dati parlano chiaro: tutti a suo favore”

Vittorio Feltri
Vittorio Feltri si racconta a Capitalist tra politica, Meloni, Stati Uniti e giornalismo: “Serve passione per questo mestiere, non cerco consensi facili".

Vittorio Feltri è una delle figure più iconiche e influenti del giornalismo italiano.

Con una carriera che attraversa decenni di storia del nostro Paese, si è distinto per la sua penna tagliente, il pensiero libero da condizionamenti e la capacità di dare voce a ciò che molti non osano dire. Fondatore e direttore di testate importanti, ha sempre difeso la libertà di opinione, anche a costo di scontrarsi con il politicamente corretto. Intellettuale autentico e provocatore per vocazione, Feltri è un testimone diretto delle trasformazioni sociali, politiche ed economiche dell’Italia. La sua presenza in qualunque contesto editoriale o culturale non è mai neutra: è garanzia di dibattito, profondità e soprattutto verità.

Lo abbiamo contattato noi di Capitalist per discutere di attualità politica, economia internazionale e rapporti con gli Stati Uniti. Una conversazione schietta, senza filtri, come da tradizione: 

Direttore, come valuta il lavoro della Presidente Meloni nel rafforzare i legami diplomatici ed economici tra l’Italia e gli Stati Uniti?

Mi sembra che il comportamento della Meloni, a prescindere dalle ideologie e dalle simpatie o antipatie, sia stato chiarissimo. I dati parlano chiaro: lei è stata bravissima. È davvero brava. 

E riguardo ai risultati concreti ottenuti finora? Investimenti, attrazioni, crescita economica…

Nei dettagli non vorrei entrare, ma tutti i dati macroeconomici sono a suo favore. 

Pensa che questa politica estera stia influenzando la stabilità politica ed economica dell’Italia? O ci sono margini di miglioramento? 

Si può sempre migliorare, ma si può anche peggiorare più facilmente. Dobbiamo solo sperare che la Meloni tenga questo passo: in quel caso, l’Italia farà la sua bella figura sullo scenario internazionale. 

Cosa ne pensa del rafforzamento della difesa europea, in termini economici?

Fatta in modo civile, senza esasperazioni o militarismi, può essere utile. Può diventare una forza in grado di opporsi ad attacchi. 

Un commento sul nuovo sindaco di New York, e le esaltazioni sostenute dalla Schlein per la vittoria di Mamdani?

Purtroppo, ho una forte antipatia pregiudiziale nei confronti degli islamici. Non riesco nemmeno a guardarlo in fotografia.

Ma non pensa che possa essere un buon sindaco? 

Credo di no, vedremo in avanti.

C’è qualcosa che le è rimasto come rammarico nella sua lunga carriera giornalistica? 

No. Solo un obiettivo sfuggito all’ultimo momento. Non aver potuto fare il direttore del Corriere della Sera, nonostante un contratto definito, me “l’hanno cassato” per motivi legati all’inchiesta Mani Pulite perché le indagini coinvolgevano la Fiat ed in quel clima delicato si preferì evitare.

Che consigli darebbe a chi oggi vuole intraprendere la carriera di giornalista?

Serve passione. Bisogna appassionarsi al lavoro. Come si dice a Roma: chi deve fare, deve piacere. 

Con la sua solita franchezza e un piglio diretto, Vittorio Feltri non fa sconti e non cerca consensi facili. Il suo sguardo sul presente resta lucido, critico, ma sempre animato da una straordinaria passione per la verità e per il mestiere del giornalismo.

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