Valentino Garavani non c’è più: perché la sua eredità va oltre la moda

Valentino Garavani è morto a 93 anni. La storia, lo stile e l’eredità del grande stilista italiano simbolo dell’eleganza nel mondo.

Lo stilista italiano Valentino Garavani si è spento ieri a Roma all’età di 93 anni. A darne notizia è stata la fondazione che porta il suo nome e quello di Giancarlo Giammetti, cofondatore della maison e compagno di vita e di lavoro. Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale della storia della moda del Novecento e dei primi anni Duemila.

Per quasi cinquant’anni, dalle passerelle degli anni Sessanta fino al ritiro nel 2008, Valentino Garavani ha definito un’idea di eleganza riconoscibile, coerente e senza tempo. Abiti da sera, haute couture, linee pulite e una femminilità mai urlata hanno reso il suo stile un riferimento globale, amato da reali, first lady e star del cinema.

Il suo nome resta legato a un colore più di qualsiasi logo: il Rosso Valentino, una firma visiva diventata linguaggio universale.

Prima di arrivare a tutto questo, però, c’è una storia fatta di studio, rischi, fallimenti sfiorati e intuizioni decisive. Una storia che racconta molto anche dell’Italia creativa del secondo dopoguerra.

Una vita tra talento, disciplina e visione internazionale

Nato a Voghera l’11 maggio 1932, secondo genogenito di una famiglia piemontese, Valentino Garavani mostra fin da giovanissimo una forte attrazione per la moda. È un interesse precoce e determinato, che lo porta a studiare tra Milano e Parigi, allora centro indiscusso dell’alta moda.

A soli 17 anni vince un concorso che gli apre le porte della capitale francese. Qui lavora come collaboratore presso la maison di Jean Dessès e nell’atelier di Guy Laroche, apprendendo rigore, tecnica e cultura sartoriale. È un periodo formativo decisivo, che gli consente di osservare da vicino il funzionamento delle grandi case di moda.

Alla fine degli anni Cinquanta rientra in Italia, stabilendosi a Roma. Qui lavora accanto a maestri dell’alta moda italiana come Emilio Schuberth e Vincenzo Ferdinandi. Nel 1957 compie quello che lui stesso definirà un “salto nel buio”: fonda la sua casa di moda insieme ad alcuni soci.

L’inizio è tutt’altro che semplice. Il rischio di bancarotta è concreto, ma l’incontro con Giancarlo Giammetti cambia tutto. Nasce un sodalizio destinato a durare una vita: a Valentino la direzione creativa, a Giammetti quella commerciale. Un equilibrio che si rivelerà decisivo per il successo della maison.

Nel 1959 apre il primo atelier in via dei Condotti, a Roma. Un indirizzo che diventerà simbolo del lusso italiano nel mondo.

Il successo internazionale e la consacrazione sulle passerelle

Il primo vero riconoscimento arriva nel 1962, con la sfilata a Pitti Moda. Ma è la collezione del 1967, interamente bianca, a segnare una svolta storica. In un’epoca dominata da colori accesi, stampe e sperimentazioni optical, Valentino sceglie la purezza e la sottrazione.

È una scelta controcorrente che lo incorona. Da quel momento, il suo stile si afferma rapidamente: elegante, estremamente femminile, costruito su dettagli sartoriali e proporzioni impeccabili.

Negli anni successivi, Valentino veste alcune delle donne più iconiche del Novecento. Da Liz Taylor a Jacqueline Kennedy, da Audrey Hepburn a Monica Vitti, fino a Julia Roberts, Anne Hathaway e Naomi Campbell. Le sue creazioni diventano una presenza costante sui red carpet internazionali.

Tra le figure che contribuiscono a costruire il mito c’è anche Andy Warhol, che nel 1971 lo ritrae, confermando il suo status di icona culturale oltre la moda.

Il Rosso Valentino: un colore che diventa linguaggio

C’è un colore che più di ogni altro racconta l’eredità di Valentino Garavani: il Rosso Valentino.

La sua origine risale a un ricordo giovanile. Una sera all’Opera di Barcellona, lo sguardo del futuro stilista viene catturato da una donna vestita di rosso, capace di emergere nella folla per intensità e presenza scenica. È un colpo di fulmine estetico che si trasforma, nel tempo, in una firma creativa.

Valentino stesso spiegherà che una donna in rosso, soprattutto di sera, è un’immagine “meravigliosa” che resta impressa. Da qui nasce la scelta di identificare la “donna Valentino” proprio con questa tonalità.

Chiamarlo semplicemente rosso è riduttivo. Non è ciliegia, non è corallo, non è carminio. È una sfumatura calda, piena, regale, pensata per funzionare su tessuti e incarnati diversi senza perdere forza. Nel tempo, come racconta un libro celebrativo, è stata declinata in oltre 550 tonalità diverse.

Il Rosso Valentino diventa iconico perché unisce impatto immediato e classicismo. È riconoscibile su un tubino, su una gonna di tulle o su un abito da sera scolpito. In un’epoca dominata dall’immagine, questa riconoscibilità vale quanto una firma.

Non a caso, due dei vestiti rossi più celebri del cinema — quello de La signora in rosso e quello indossato da Julia Roberts nella scena all’opera di Pretty Woman — sono stati ispirati proprio alla nuance e allo stile Valentino, pur essendo stati realizzati da costumiste diverse.

Onorificenze, ritiro e passaggio di testimone

Nel corso della sua carriera, Valentino Garavani riceve numerosi riconoscimenti ufficiali. Nel 1985 è nominato Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel 1986 Cavaliere di Gran Croce e nel 1996 Cavaliere del Lavoro.

Nel luglio 2006 arriva anche la Legion d’Onore, la più alta onorificenza della Repubblica francese. Pochi giorni dopo, in occasione dei 45 anni della maison, viene organizzato un grande evento celebrativo con una mostra all’Ara Pacis di Roma.

È in quel contesto che Valentino annuncia la decisione di lasciare la direzione creativa a partire dal 1° gennaio 2007. Un passaggio delicato, affidato inizialmente ad Alessandra Facchinetti e poi a Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri. Chiuri lascerà la maison nel 2016 per approdare a Dior, mentre Piccioli proseguirà da solo fino al 2024.

Dal 2024, la direzione creativa è passata ad Alessandro Michele, ex Gucci, chiamato a reinterpretare un’eredità tra le più complesse e prestigiose della moda italiana.

La maison oggi tra grandi investitori e nuovi equilibri

Sul fronte societario, Valentino Spa è dal 2012 controllata dal fondo del Qatar Mayhoola for Investments. Nel 2023, il gruppo francese Kering ha acquisito il 30% del capitale per 1,7 miliardi di euro, con un’opzione per arrivare al 100% entro il 2028.

Un’operazione che conferma il valore strategico del marchio Valentino nel panorama del lusso globale e la forza di un nome che continua a generare interesse, investimenti e attenzione internazionale.

Lo sapevi che…?

  • Valentino Garavani ha mantenuto una coerenza stilistica rara nel mondo della moda, senza mai rincorrere mode effimere.
  • Il Rosso Valentino è considerato un “colore identitario”, al pari di un logo.
  • La sua prima collezione interamente bianca del 1967 fu inizialmente vista come un rischio, ma divenne uno dei suoi tratti distintivi.
  • Il sodalizio con Giancarlo Giammetti è uno dei più longevi e solidi nella storia delle maison italiane.

FAQ – Le domande più cercate su Valentino Garavani

Chi era Valentino Garavani?
Era uno stilista italiano, fondatore della maison Valentino, simbolo dell’eleganza italiana nel mondo.

Perché il Rosso Valentino è così famoso?
Perché è una tonalità unica, riconoscibile e legata all’identità stessa del brand.

Quando si è ritirato Valentino Garavani?
Ha lasciato la direzione creativa nel 2007, con ritiro definitivo nel 2008.

Chi guida oggi la maison Valentino?
Dal 2024 il direttore creativo è Alessandro Michele.

Dove si terranno le esequie?
Il corpo sarà esposto a Roma mercoledì e giovedì, con funerali previsti venerdì.

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