Dazi Usa, consumatori penalizzati: Trump pensa a un allentamento

L’amministrazione Trump valuta di ridurre i dazi su acciaio e alluminio per contenere i prezzi al consumo, mentre aumentano pressioni politiche e timori per le midterm 2026.

L’amministrazione Trump sta valutando una riduzione selettiva dei dazi su acciaio e alluminio, introdotti nel 2025 fino al 50% e estesi a prodotti derivati come elettrodomestici, tortiere e lattine, per contrastare l’aumento dei prezzi al consumo. 

Uno studio della Fed di New York, conferma che nel 2025 gli americani hanno sostenuto circa il 90% dei costi tariffari, con il 94% nei primi otto mesi sceso all’86% a novembre, equivalenti a una “tassa” media di 1.000 dollari per famiglia nel 2025 e 1.300 nel 2026. Peter Navarro (principale architetto delle politiche protezionistiche di Trump) ha smentito le indiscrezioni del Financial Times, riportate da Repubblica, ma le pressioni interne crescono in vista delle midterm di novembre 2026. 

L’impatto economico 

I dazi non hanno rilanciato il manifatturiero USA come previsto da Trump: le aziende straniere non hanno trasferito produzioni in massa, mentre i costi di materie prime penalizzano le imprese americane e la Cina beneficia di surplus commerciali. 

Hanno generato entrate per il Tesoro (124 miliardi da inizio anno fiscale, +304%), riducendo il deficit federale del 17%, ma parte è stata restituita ad agricoltori colpiti. Studi come quelli del Kiel Institute (96% costi USA) e NBER (94%) confermano il “boomerang” sui consumatori. 

Le pressioni politiche

Sei repubblicani hanno votato con i democratici alla Camera contro i dazi sul Canada, sfidando Trump che li ha minacciati di ritorsioni elettorali. I sondaggi mostrano malcontento sul costo della vita, con approvazione sotto il 40% sulle politiche economiche, alimentando timori per le midterm. I repubblicani temono un effetto negativo simile a cicli storici, paragonando i dazi a un aumento delle tasse. 

Inflazione e Fed

L’inflazione CPI è scesa al 2,4% annuo a gennaio 2026 (da 2,7% dicembre), sotto attese (2,5%), con core al 2,5%; su base mensile +0,2%. 

Questo raffredda la percezione di “affordability crisis” (ovvero la difficoltà crescente per le famiglie di permettersi beni e servizi essenziali) e potrebbe spingere la Fed a tagli dei tassi, specie con Kevin Warsh in arrivo, ma gli effetti dei dazi potrebbero riaccendere le pressioni nel 2026. 

Trump punta su questo per influenzare il voto prima di novembre. 

FAQ 

Perché l’amministrazione USA ha introdotto dazi su acciaio e alluminio?

I dazi sono stati introdotti per proteggere l’industria americana e ridurre la dipendenza dalle importazioni, soprattutto dalla Cina. Tuttavia, gli effetti reali hanno mostrato un aumento dei costi per le imprese e i consumatori.

Chi paga realmente i dazi: gli Stati Uniti o i Paesi esportatori?

Gli studi economici mostrano che la maggior parte dei costi — fino al 90-96% — ricade sui consumatori e sulle aziende americane, non sui Paesi stranieri.

La riduzione dei dazi può abbassare l’inflazione?

Sì. Ridurre i dazi diminuirebbe il costo delle materie prime e dei prodotti finiti, contribuendo a ridurre i prezzi al consumo, anche se l’effetto non è immediato.

Perché Trump potrebbe decidere di ridurre i dazi proprio ora?

Le pressioni politiche, il calo di popolarità e l’avvicinarsi delle elezioni di midterm spingono la Casa Bianca a valutare misure che migliorino il costo della vita.

Che ruolo ha la Fed nella gestione dell’impatto dei dazi sull’economia?

La Federal Reserve monitora l’inflazione: se l’impatto dei dazi spinge i prezzi verso l’alto, potrebbe ritardare o limitare i tagli dei tassi d’interesse.

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