Gli Stati Uniti hanno sospeso temporaneamente alcune sanzioni sul petrolio iraniano bloccato su petroliere in mare fino al prossimo 19 aprile, con l’obiettivo di contenere l’aumento dei prezzi energetici. La decisione riguarda greggio già caricato su navi e pronto per essere immesso sul mercato globale.
L’annuncio è arrivato dal Dipartimento del Tesoro americano, mentre i prezzi di petrolio e gas continuano a crescere sotto la pressione della guerra in corso che coinvolge l’Iran.
L’autorizzazione: cosa cambia concretamente
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha firmato un’autorizzazione limitata e temporanea che consente la vendita di petrolio iraniano attualmente fermo in mare.
La misura, come accennato poco su, riguarda esclusivamente il greggio già caricato su petroliere. Non si tratta, quindi, di una riapertura completa del mercato, ma di un intervento mirato per aumentare rapidamente l’offerta globale.
Secondo il Tesoro, questa decisione potrebbe immettere sul mercato circa 140 milioni di barili di petrolio in tempi brevi.
Prezzi in salita: il contesto energetico
La scelta arriva in un momento critico. I mercati energetici sono sotto pressione:
- il Brent si mantiene intorno ai 112 dollari al barile, con un aumento del 53% su base annua;
- il gas nel Regno Unito è passato da 80 a circa 151 pence per therm.
Lo Stretto di Hormuz e il blocco delle forniture
Una parte significativa del problema riguarda lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi chiave per il commercio globale di energia. Circa un quinto dei 100 milioni di barili consumati ogni giorno nel mondo transita normalmente da questa area.
Dall’inizio della guerra, alla fine di febbraio, il traffico nello stretto si è fermato. Alcune forniture sono state deviate, ma gli esperti stimano che circa il 10% dell’offerta globale sia stata sottratta al mercato.
La situazione è aggravata da attacchi reciproci su infrastrutture energetiche, inclusi giacimenti di gas gestiti da Iran e Qatar, che potrebbero compromettere la capacità produttiva per anni.
Le conseguenze geopolitiche: tra emergenza e contraddizioni
La decisione rappresenta un cambio netto rispetto alla linea storica degli Stati Uniti sulle sanzioni contro Teheran.
Scott Bessent ha spiegato che la misura potrebbe anche ridistribuire le forniture verso Paesi come India, Giappone e Malesia, riducendo la dipendenza dalla Cina, che finora acquistava petrolio iraniano a prezzi scontati.
In un’intervista, ha dichiarato che l’obiettivo è costringere Pechino a pagare il “prezzo di mercato”.
Tuttavia, restano interrogativi concreti su come evitare che i proventi delle vendite finiscano direttamente nelle casse del governo iraniano.
L’efficacia reale: margini limitati
Gli esperti concordano su un punto: l’impatto sui prezzi potrebbe essere contenuto. Infatti, la quantità di petrolio immessa sul mercato, pur significativa, non sarebbe sufficiente a compensare completamente lo shock dell’offerta globale. In poche parole, il governo americano è chiaramente in una situazione in cui ogni barile conta, vista la portata dello shock dell’offerta.
Le altre mosse di Washington
La sospensione delle sanzioni sull’Iran non è un caso isolato. Gli Stati Uniti hanno già adottato altre misure per aumentare la disponibilità di energia:
- rilascio di milioni di barili dalle riserve strategiche;
- sospensione di alcune sanzioni sul petrolio russo.
Quest’ultima decisione ha provocato forti critiche da parte dei leader europei, che temono un rafforzamento della Russia e un prolungamento del conflitto in Ucraina.
Il nodo politico: tra energia e guerra
La posizione della Casa Bianca resta pragmatica. Il presidente Donald Trump, interrogato sulla strategia, ha dichiarato: “faremo tutto il necessario per mantenere i prezzi”. Una linea che mette al centro la stabilità dei mercati, anche a costo di decisioni controverse.
Perché gli USA hanno sospeso le sanzioni?
Per aumentare rapidamente l’offerta di petrolio e contenere l’aumento dei prezzi globali dell’energia.
Quanti barili verranno immessi sul mercato?
Circa 140 milioni di barili di petrolio iraniano già caricati su petroliere.
La misura abbasserà i prezzi?
Secondo gli esperti, l’impatto sarà limitato e non sufficiente a compensare completamente la crisi.
Qual è il rischio principale?
Che i proventi delle vendite possano finanziare il governo iraniano e il conflitto in corso.


