Fertilizzanti e prodotti agricoli: l’UE colpisce Russia e Bielorussia

Il Parlamento europeo approva un aumento del 50% dei dazi su prodotti agricoli e fertilizzanti da Russia e Bielorussia, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza economica e indebolire il sostegno alla guerra in Ucraina.

Con un voto decisivo, il Parlamento europeo ha approvato oggi, 22 maggio, la proposta della Commissione europea di incrementare del 50% i dazi doganali sui prodotti agricoli di origine russa e bielorussa non ancora soggetti a tariffe aggiuntive.

La misura, passata con 411 voti a favore, 100 contrari e 78 astensioni, rappresenta un passo significativo nella strategia dell’Unione Europea per ridurre la dipendenza economica da Russia e Bielorussia e limitare le entrate che finanziano la guerra contro l’Ucraina.

Tra i prodotti colpiti figurano zuccheri, aceto, farina e mangimi, mentre i fertilizzanti saranno soggetti a un dazio del 6,5%, con tariffe progressive che raggiungeranno i 430 euro a tonnellata entro il 2028.

Obiettivi strategici: sicurezza alimentare e pressione economica

La proposta, avanzata dalla Commissione il 28 gennaio 2025, mira a ridurre la vulnerabilità dell’UE alle importazioni da Russia e Bielorussia, considerate un rischio per la sicurezza alimentare europea. Nel 2024, la Russia ha fornito 6,2 milioni di tonnellate di fertilizzanti, pari a circa un quarto delle importazioni totali dell’UE, generando entrate per 1,28 miliardi di euro nel 2023. “Questo regolamento contribuirà a impedire alla Russia di utilizzare il mercato UE per finanziare la sua macchina da guerra. Non è accettabile che, a tre anni dall’inizio della guerra su vasta scala, l’UE continui ad acquistare prodotti essenziali in grandi volumi”, ha dichiarato Inese Vaidere, eurodeputata lettone e relatrice permanente per la Russia. Le nuove misure, che colpiscono sia i prodotti esportati direttamente sia quelli indiretti, sono progettate per stimolare la produzione interna di fertilizzanti e diversificare le fonti di approvvigionamento.

Un impatto graduale sui fertilizzanti

La misura prevede un aumento graduale delle tariffe sui fertilizzanti azotati, con un dazio iniziale del 6,5% e tariffe aggiuntive di 40-45 euro a tonnellata per il biennio 2025-2026, che saliranno a 430 euro a tonnellata entro il 2028. Questo approccio graduale è pensato per dare agli agricoltori europei il tempo di adattarsi, ma solleva preoccupazioni per l’aumento dei costi di produzione. Il Copa-Cogeca, principale associazione agricola europea, ha avvertito che i dazi potrebbero incrementare i prezzi dei fertilizzanti di 40-45 euro a tonnellata già nella prossima stagione, con conseguenze sulla competitività e sui redditi degli agricoltori. “Senza misure di mitigazione, gli agricoltori dell’UE saranno penalizzati”, ha dichiarato l’associazione, chiedendo un ripensamento durante la plenaria del Parlamento.

Divisioni politiche in Italia

Il voto al Parlamento europeo ha evidenziato profonde divisioni all’interno della maggioranza di governo italiana. La delegazione di Forza Italia ha sostenuto la proposta, allineandosi alla linea della Commissione, mentre Fratelli d’Italia si è astenuta e la Lega ha votato contro, riflettendo sensibilità diverse sulle implicazioni economiche. Anche l’opposizione si è mostrata frammentata: il Movimento 5 Stelle ha optato per l’astensione, mentre Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato a favore.

Le preoccupazioni degli agricoltori europei

Il settore agricolo europeo, già alle prese con l’aumento dei costi energetici e la crisi logistica, teme che i nuovi dazi possano esacerbare le difficoltà esistenti. Confagricoltura, una delle principali associazioni agricole italiane, ha espresso forte preoccupazione, sottolineando che “tutto questo corrisponderebbe a un impatto negativo sulla competitività delle nostre imprese per via dell’innalzamento dei prezzi dei fertilizzanti; a un calo della produttività legato a una riduzione della qualità e della relativa disponibilità degli stessi; a ripercussioni negative per il nostro export agroalimentare”. La Confederazione ha proposto di limitare le esportazioni di fertilizzanti europei verso paesi terzi, come Cina e Brasile, per stabilizzare i prezzi interni.

Il Copa-Cogeca ha inoltre chiesto un’analisi d’impatto approfondita e misure di compensazione per mitigare gli effetti sui produttori. “È inaccettabile che gli agricoltori, e quindi i consumatori europei di cibo, debbano pagare di nuovo per tutto questo”, ha dichiarato Luigi Scordamaglia, presidente di Filiera Italia. La dipendenza dai fertilizzanti russi, che rappresentano oltre il 25% delle importazioni totali dell’UE, rende la transizione verso fonti alternative una sfida complessa, soprattutto in assenza di incentivi per la produzione di fertilizzanti biologici.

La risposta del Cremlino

La decisione dell’UE ha suscitato una reazione immediata da parte della Russia. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha criticato la misura, affermando: “L’Unione Europea si ritroverà con fertilizzanti azotati a un prezzo più alto e di qualità peggiore, perché i nostri fertilizzanti, compresi quelli azotati, sono davvero di altissima qualità”. Peskov ha aggiunto che la Russia compenserà le perdite reindirizzando le esportazioni verso altri mercati, suggerendo una resilienza economica di Mosca di fronte alle nuove sanzioni. “Gli europei continueranno, come sempre, a darsi la zappa sui piedi”, ha concluso, sottolineando il potenziale danno autoinflitto dall’UE.

Prossimi passi e monitoraggio

Il regolamento, dopo l’approvazione del Parlamento, dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio dell’UE e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale per entrare in vigore. Le nuove regole si applicheranno ai prodotti agricoli quattro settimane dopo la pubblicazione, mentre la Commissione avrà il compito di monitorare gli aumenti dei prezzi e gli effetti sul mercato interno, con la possibilità di adottare misure correttive se necessario.

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