Trump rinvia i dazi e Wall Street esplode: scandalo insider trading in vista?

Wall Street
La decisione di Trump di rinviare i dazi scatena un rally a Wall Street, ma le accuse di insider trading sollevano interrogativi.

Alle 9:37 di mattina del 10 aprile a New York, Wall Street si sveglia ancora scossa da giorni di turbolenza. Una raffica di dazi annunciati dal presidente Donald Trump ha mandato in tilt i mercati, con una perdita stimata di 6.000 miliardi di dollari in appena quattro giorni. In quel momento, Trump pubblica un messaggio su Truth Social, la sua piattaforma: “Adesso è un momento grandioso per comprare!”. Il post, firmato con la sigla DJT—le sue iniziali, ma anche il codice delle azioni del Trump Media & Technology Group—sembra un invito diretto agli investitori. Tuttavia, la maggior parte lo ignora, almeno inizialmente.

La svolta inaspettata dei dazi

Tre ore e mezza dopo, sempre tramite Truth Social, Trump annuncia una mossa sorprendente: il rinvio di 90 giorni dei dazi reciproci contro i partner commerciali globali, con l’eccezione della Cina. La notizia cambia tutto. Gli investitori si lanciano sugli acquisti, spingendo i mercati azionari verso un recupero record. L’indice S&P 500 chiude la giornata con un rialzo del 9,5%, il miglior risultato dal 2008, mentre il Nasdaq, trainato dai titoli tecnologici, guadagna il 12,2%, segnando il balzo più alto dal 2001. La decisione sembra spezzare la spirale negativa che aveva travolto i mercati globali, ma solleva anche interrogativi sulla sua tempistica e sulle sue implicazioni.

Accuse di insider trading

La reazione dei mercati non passa inosservata, e presto emergono sospetti. Il senatore democratico della California Adam Schiff chiede un’indagine per verificare se funzionari della Casa Bianca o membri della famiglia Trump fossero a conoscenza del rinvio dei dazi prima dell’annuncio pubblico e abbiano agito di conseguenza in Borsa. “Sta per scoppiare uno scandalo di insider trading” avverte il senatore del Connecticut Chris Murphy. Anche la senatrice democratica Elizabeth Warren si unisce al coro, invocando “un’indagine indipendente completa su chi stava facendo contrattazioni, chi ha guadagnato, chi sapeva cosa e quando”. I democratici sottolineano un dettaglio inquietante: i flussi di capitali mostrano un’impennata di acquisti poco prima dell’annuncio di Trump, alimentando il timore di conflitti di interesse.

Navarro sotto pressione

Il consigliere commerciale di Trump, Peter Navarro, finisce al centro delle polemiche. Intervistato dalla giornalista Kasie Hunt della CNN, Navarro evita di chiarire se fosse accanto al presidente al momento della decisione. “Questa è la domanda sbagliata da porre”, risponde, aggiungendo: “Quello che succede nello Studio Ovale resta lì”. Navarro, considerato da molti, incluso il miliardario Elon Musk, il principale promotore della politica dei dazi, respinge le accuse di insider trading definendole “tirate per i capelli” e “ridicole”. “No, non faccio operazioni di borsa da quando sono entrato qui”, afferma categoricamente, negando qualsiasi attività di compravendita tra mercoledì e giovedì.

La difesa repubblicana

Non tutti condividono i sospetti dei democratici. Il senatore repubblicano John Cornyn difende l’amministrazione, sostenendo che “qualsiasi ipotesi di insider trading è ridicola”, poiché “è abbastanza ovvio che quando un mercato azionario è in calo” è un buon momento per investire. La posizione di Cornyn riflette la linea di difesa dell’entourage di Trump, che attribuisce il messaggio del presidente a un semplice tentativo di rassicurare i mercati, senza secondi fini. Tuttavia, il precedente post di Trump—“Adesso è un momento grandioso per comprare!”—solleva inevitabili domande, soprattutto considerando che un simile invito, se pronunciato da un amministratore delegato aziendale, potrebbe facilmente scatenare un’inchiesta per manipolazione del mercato.

Un ultimatum ai partner commerciali

La sospensione dei dazi non è priva di condizioni. Durante una riunione di gabinetto, Trump chiarisce che la tregua durerà solo 90 giorni e che i dazi potrebbero essere reintrodotti se i paesi coinvolti non raggiungeranno accordi commerciali soddisfacenti. “Se non riusciremo a concludere gli accordi che vogliamo o che dobbiamo concludere, che siano vantaggiosi per entrambe le parti, allora torniamo al punto di partenza”, avverte.

Un caso giuridico senza precedenti

La vicenda assume contorni unici per via della posizione di Trump come presidente degli Stati Uniti. Se fosse un dirigente aziendale, il suo comportamento potrebbe essere considerato una chiara violazione delle normative di mercato. Ma in qualità di leader politico, le sue azioni si muovono in un territorio legale inesplorato. I democratici sono determinati a fare luce sulla questione, chiedendo indagini etiche per accertare eventuali conflitti di interesse o abusi. Nel frattempo, i mercati continuano a oscillare, sospesi tra l’euforia del rally e l’incertezza di ciò che accadrà al termine dei 90 giorni.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche