Prezzo del petrolio in aumento: perché Trump dice di essere “felice”?

Donald Trump
Trump ha dichiarato in un'intervista a Fox News di essere “felice” per il petrolio a 92 dollari durante la guerra con l’Iran.

Durante un’intervista televisiva, Donald Trump ha dichiarato di essere “molto felice” per l’andamento dei prezzi del petrolio, saliti fino a 92 dollari al barile nel contesto della guerra con l’Iran, iniziata oltre un mese fa.

Le dichiarazioni: priorità alla sicurezza, non ai prezzi

Nel corso dell’intervista con Fox News, il presidente degli Stati Uniti ha spiegato la sua posizione collegando direttamente il costo dell’energia alla strategia militare.

“Voglio dire, onestamente, pensavo che sarebbe stato molto di più, ed ero disposto ad accettarlo, per fermare un’arma nucleare che poteva essere usata contro questo Paese o il Medio Oriente, chiunque nella regione”.

Il presidente ha aggiunto: “Se mi aveste detto che saremmo stati solo a 92 dollari al barile, sarei rimasto molto sorpreso. E sapete cosa? Sono molto felice. E scenderà molto appena tutto finirà”.

Il precedente: prezzi in aumento già messi in conto

Non è la prima volta che Trump minimizza l’impatto del caro energia.

Durante un intervento di fine marzo davanti ai repubblicani, aveva già chiarito che l’aumento dei prezzi non rappresentava una priorità rispetto agli obiettivi militari.

“Nel breve termine, dovevamo eliminare il cancro. Dovevamo tagliare il cancro. Il cancro era l’Iran con un’arma nucleare”.

Ha inoltre sottolineato di aver previsto effetti economici peggiori: “Pensavo che i prezzi dell’energia sarebbero saliti di più e che il mercato azionario sarebbe sceso. Ma non mi importava”.

Stretto di Hormuz, tensione massima e minacce incrociate

Le dichiarazioni arrivano mentre cresce giorno dopo giorno la tensione nello Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il traffico globale di petrolio.

Gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale lunedì, provocando la reazione immediata dell’Iran. Il comandante militare Ali Abdollahi ha avvertito: “L’Iran agirà con forza per difendere la propria sovranità e i propri interessi”.

Ha inoltre minacciato il blocco totale di esportazioni e importazioni nel Golfo Persico, nel Mare di Oman e nel Mar Rosso se la situazione non verrà risolta.

La linea dura di Trump: “Le navi saranno eliminate”

Trump ha ribadito una posizione estremamente aggressiva anche sui social: “Se una di queste navi si avvicinerà al nostro blocco, sarà immediatamente eliminata”.

Ha poi aggiunto dettagli sulle operazioni militari: “La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente distrutta – 158 navi”.

Il caso del tanker cinese e i dubbi sull’efficacia del blocco

Nonostante il blocco, emergono criticità operative. Un tanker cinese sanzionato dagli Stati Uniti è riuscito a transitare nello stretto, trasportando circa 250.000 barili di metanolo.

Negoziati e tregua: scadenza il 22 aprile

Sul fronte diplomatico, mediatori internazionali cercano di estendere il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, in scadenza il 22 aprile.

Secondo fonti citate da Associated Press, restano tre nodi principali:

  • programma nucleare iraniano;
  • controllo dello Stretto di Hormuz;
  • risarcimenti per i danni di guerra.

Il fallimento dei colloqui e la posizione USA

I negoziati del fine settimana non hanno prodotto risultati. Il vicepresidente JD Vance ha spiegato il motivo:

“Abbiamo bisogno di un impegno chiaro che non cercheranno un’arma nucleare”.

L’Iran ha rifiutato le condizioni poste dagli Stati Uniti, bloccando di fatto il dialogo.

Il ruolo del Pakistan nella mediazione

Il Pakistan sta cercando di mantenere aperto il dialogo tra le parti.

“È fondamentale che le parti rispettino il cessate il fuoco”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Ishaq Dar, annunciando nuovi tentativi di mediazione nei prossimi giorni.

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