Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riacceso il dibattito globale sul commercio internazionale con una nuova minaccia: l’imposizione di dazi doganali del 50% sui prodotti europei a partire dal 1° giugno.
Questa mossa, annunciata nelle ultime 24 ore, ha scatenato una serie di reazioni tra i leader europei, mettendo a dura prova le relazioni transatlantiche. Le dichiarazioni di Trump, accompagnate da un monito per un’Europa che, secondo lui, non negozia in modo efficace, arrivano in un momento di delicati colloqui commerciali tra Bruxelles e Washington. L’obiettivo dichiarato del presidente Usa è rafforzare la produzione americana, ma il rischio di una guerra commerciale potrebbe avere conseguenze devastanti per entrambe le sponde dell’Atlantico.
Le critiche di Scott Bessent: l’Ue e il “problema di azione collettiva”
Il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha offerto un’analisi pungente della situazione in un’intervista a Fox News. “Spero che questo accenda un fuoco sotto l’Ue, perché come ho già detto in precedenza, l’Ue ha un problema di azione collettiva. Si tratta di 27 paesi, ma sono rappresentati da un unico gruppo a Bruxelles”, ha dichiarato Bessent. Secondo il segretario, i negoziati con l’Europa sono ostacolati dal “ritmo” lento dell’Unione, con alcuni paesi membri che, a suo avviso, non sarebbero pienamente consapevoli delle trattative condotte a loro nome. Bessent ha poi lodato i progressi nei negoziati con altri partner, come il Regno Unito, con cui è stato firmato un accordo, e l’India, con colloqui che potrebbero concludersi a luglio. “Ad eccezione dell’Ue, la maggior parte sta negoziando in buona fede”, ha aggiunto, sottolineando la frustrazione americana per la presunta mancanza di flessibilità di Bruxelles.
L’Irlanda: “Dazi dannosi per le relazioni transatlantiche”
Il primo ministro irlandese Micheal Martin ha espresso profonda preoccupazione per l’impatto dei dazi annunciati da Trump. “Dazi doganali del livello suggerito non solo aumenterebbero i prezzi, ma danneggerebbero gravemente una delle relazioni commerciali più dinamiche e importanti al mondo”, ha dichiarato Martin. L’Irlanda, che ospita le sedi europee di giganti tecnologici come Apple, Google e Meta, teme ripercussioni economiche significative. La fiscalità favorevole del paese ha attirato investimenti americani, ma i nuovi dazi potrebbero compromettere questo vantaggio competitivo, aumentando i costi per le aziende e i consumatori.
La Francia invoca la de-escalation
Dalla Francia, il ministro delegato per il Commercio estero, Laurent Saint-Martin, ha adottato un tono più conciliante, sottolineando la necessità di evitare un’escalation. “In un periodo di negoziati tra Ue e Usa le nuove minacce di aumento dei dazi di Donald Trump non portano alcun aiuto”, ha scritto Saint-Martin su X. “Manteniamo la stessa linea: la de-escalation, ma siamo pronti a rispondere”. La posizione francese riflette un equilibrio tra la volontà di dialogo e la preparazione a contromisure, con Bruxelles che starebbe valutando ritorsioni per un valore di circa 108 miliardi di dollari se i negoziati dovessero fallire.
L’Italia: dialogo e unità europea
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha scelto di non commentare direttamente le dichiarazioni di Trump, preferendo attendere l’esito dei colloqui tra il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, e i rappresentanti americani. “No comment sulle dichiarazioni di Trump sui dazi all’Ue, aspettiamo i colloqui di questa sera del commissario Sefcovic con gli interlocutori statunitensi”, ha detto Tajani da Città del Messico. Durante una lunga telefonata con Sefcovic, il ministro ha ribadito la linea italiana: “La nostra linea è quella di arrivare a un accordo, nessuna guerra commerciale, l’obiettivo è sempre zero dazi-zero dazi”. Tajani ha anche sottolineato un “messaggio positivo” ricevuto dal Messico riguardo alla riforma dell’accordo commerciale Ue-Messico, suggerendo che l’Italia stia lavorando per diversificare i propri mercati di esportazione.
Le critiche interne: il punto di vista di Enrico Borghi
Non sono mancate voci critiche in Italia. Il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva, ha definito l’annuncio di Trump un “fallimento della strategia di condiscendenza” della premier Giorgia Meloni. “La premier ancora ieri si è vantata di essere ‘ponte’ tra Stati Uniti e Unione europea, di aver parlato al telefono con Trump. Il quale, messa giù la cornetta, ha rilanciato i dazi che danneggiano l’economia europea e italiana”, ha dichiarato Borghi a Radio Leopolda. Il senatore ha criticato l’approccio del governo italiano, accusandolo di “balbettare” di fronte alle provocazioni di Trump. “Con buona pace dei sovranisti e dei ‘bilateralisti’, che dicono che bisognerebbe uscire dalla Ue e trattare da soli, la giornata di oggi dimostra l’opposto: cioè che l’Europa deve rispondere in modo forte e unito”, ha aggiunto, paragonando la strategia di Trump a un “gioco di poker” che richiede coesione e determinazione da parte dell’Ue.
Verso una soluzione o un’escalation?
Con la scadenza dell’8 luglio che si avvicina, l’Europa si trova a un bivio. La minaccia di Trump di imporre dazi al 50% è vista da molti come una tattica negoziale, ma il rischio di una guerra commerciale rimane concreto. L’Ue, guidata da Sefcovic, sta cercando di mantenere la calma, puntando su un approccio pragmatico che combini dialogo e preparazione a eventuali ritorsioni. La Francia e l’Irlanda, pur con toni diversi, sottolineano l’importanza dell’unità europea, mentre l’Italia cerca di bilanciare il dialogo con gli Usa e il rafforzamento della propria posizione all’interno dell’Ue. Riuscirà l’Europa a trovare un accordo che eviti un conflitto commerciale? Le prossime settimane saranno decisive.


