Groenlandia al centro della geopolitica globale: i miliardi di dollari dietro l’interesse di Trump

Donald Trump

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, continua a spingere con determinazione per acquisire la Groenlandia, motivato soprattutto da ragioni di sicurezza nazionale e dall’accesso a risorse strategiche, come confermato da recenti interviste e dichiarazioni della Casa Bianca. 

I suoi interessi economici si concentrano sulle immense riserve minerarie dell’isola, tra cui metalli critici come terre rare, zinco, uranio, nichel e cobalto, fondamentali per tecnologie avanzate, batterie e la transizione energetica. Nonostante il divieto di estrazione di petrolio introdotto nel 2021, il potenziale della Groenlandia resta vasto, con riserve che rappresentano il 13% del petrolio mondiale e il 30% del gas naturale.

Motivi economici chiave

Le terre rare e i minerali critici della Groenlandia sono essenziali per ridurre la dipendenza dalla Cina, che domina il 69-72% della produzione globale. Lo scioglimento dei ghiacciai non solo facilita l’accesso a queste risorse, ma apre anche rotte artiche navigabili, capaci di ridurre i tempi di navigazione del 40% rispetto al Canale di Suez, con ripercussioni sul commercio mondiale. 

Intanto, aziende americane come KoBold Metals stanno esplorando giacimenti di nichel e cobalto che potrebbero rivelarsi tra i più grandi al mondo.

Il valore delle risorse minerarie

Le risorse totali nel sottosuolo ammontano a circa 4.400 miliardi di dollari, di cui 1.700 miliardi in petrolio e gas (attualmente non sfruttabili) e 2.700 miliardi in metalli, inclusi 36-42 milioni di tonnellate di ossidi di terre rare, la seconda riserva mondiale dopo la Cina. I giacimenti accessibili oggi valgono intorno ai 186 miliardi di dollari. Il PIL della Groenlandia si attesta sui 3,3 miliardi di dollari, con un’economia che dipende principalmente dalla pesca e dai sussidi danesi.

Stima del valore totale 

Usando criteri immobiliari ispirati all’Islanda (1,28-1,38 milioni di dollari per km²), il valore complessivo dell’isola potrebbe raggiungere i 2.760 miliardi di dollari, equivalenti al 9% del PIL USA e al 7% del debito pubblico americano. Altre valutazioni oscillano tra 12,5 e 77 miliardi per il solo aspetto immobiliare, fino a 1,1-2,8 trilioni includendo risorse e posizione strategica. Danimarca e Groenlandia, però, ribadiscono che l’isola non è in vendita, con l’85% della popolazione contraria a un’annessione USA.

Il contesto storico e geopolitico

Gli Stati Uniti mantengono basi militari come Pituffik/Thule per la difesa missilistica e la sorveglianza artica contro Russia e Cina. Trump sta valutando opzioni diplomatiche, senza escludere altre strade, mentre la Danimarca rafforza la presenza NATO e l’UE difende la sovranità groenlandese. Diversamente dagli acquisti dell’Ottocento – Louisiana, Florida e Alaska – oggi prevale il principio di autodeterminazione dei popoli, complicando qualsiasi operazione da parte degli Usa.

A chi appartiene la Groenlandia?

La Groenlandia appartiene formalmente al Regno di Danimarca come territorio autonomo con autogoverno (Naalakkersuisut), dove il monarca danese è il capo di stato e la Danimarca gestisce esteri, difesa e politica monetaria.

La Danimarca consolidò il controllo dal 1721, con la fondazione delle prime colonie da parte del missionario norvegese Hans Egede, fino al 1953, quando smise di essere colonia per diventare contea danese. Il riconoscimento internazionale arrivò nel 1921 (confermato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 1933 contro rivendicazioni norvegesi), dopo dispute con Norvegia e USA.

Dal 1979 la Groenlandia ha ottenuto l’autogoverno (hjemmestyre) tramite referendum, ampliato nel 2009 con l’Atto sull’Autogoverno, che riconosce i groenlandesi come popolo sovrano sulle risorse naturali e prevede un percorso verso l’indipendenza futura (75,5% favorevoli al referendum 2008). Non è indipendente, ma gestisce internamente pesca, istruzione e risorse, con sussidi danesi vitali per l’economia.

FAQ 

Perché Donald Trump vuole la Groenlandia?

Trump considera la Groenlandia strategica per la sicurezza nazionale, la presenza militare nell’Artico e l’accesso a terre rare e minerali critici, fondamentali per tecnologie avanzate e transizione energetica.

Quali risorse naturali ha la Groenlandia?

La Groenlandia possiede ingenti riserve di terre rare, zinco, uranio, nichel e cobalto, oltre a potenziali riserve di petrolio e gas naturale attualmente non sfruttabili per divieti ambientali.

Quanto valgono le risorse della Groenlandia?

Il valore stimato delle risorse nel sottosuolo è di circa 4.400 miliardi di dollari, di cui 2.700 miliardi in metalli e 1.700 miliardi in petrolio e gas. I giacimenti oggi accessibili valgono circa 186 miliardi di dollari.

La Groenlandia appartiene agli Stati Uniti?

No. La Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca, con un proprio governo locale. Danimarca e Groenlandia hanno ribadito più volte che l’isola non è in vendita.

La Groenlandia può diventare indipendente?

Sì, teoricamente. Dal 2009 l’Atto sull’Autogoverno riconosce ai groenlandesi il diritto all’autodeterminazione e un possibile percorso verso l’indipendenza, anche se l’economia dipende ancora fortemente dai sussidi danesi.

Perché le terre rare della Groenlandia sono così importanti?

Le terre rare sono cruciali per batterie, auto elettriche, tecnologie digitali e difesa. Ridurrebbero la dipendenza dalla Cina, che oggi controlla circa il 70% della produzione globale.

Che ruolo ha la Groenlandia nella geopolitica artica?

Lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte marittime artiche, riducendo i tempi di navigazione fino al 40%. Questo rende la Groenlandia un nodo chiave nel confronto strategico tra Stati Uniti, Russia, Cina e Unione Europea.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche