Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilanciato la sua strategia commerciale America First con un’intervista alla CNBC, sottolineando i successi dell’accordo siglato il 27 luglio scorso con l’Unione Europea a Turnberry, in Scozia.
L’intesa, definita da Trump una “vittoria monumentale”, prevede l’imposizione di dazi al 15% sulle importazioni europee, con eccezioni per acciaio e alluminio, che rimangono al 50%. L’UE, rappresentata dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, si è impegnata a investire 600 miliardi di dollari in beni americani e ad acquistare 750 miliardi di dollari in energia statunitense, principalmente combustibili fossili, nei prossimi tre anni. Tuttavia, Trump ha avvertito: “Se l’UE non rispetterà l’impegno di investire in beni americani, alzerò i dazi al 35%”, precisando che l’unica ragione per cui ha accettato il 15% è stata la promessa di questi investimenti.
L’accordo, però, non è privo di tensioni. Fonti europee sottolineano che i 750 miliardi di dollari in acquisti energetici non rappresentano un impegno diretto della Commissione, ma una stima basata su acquisti di compagnie private. Inoltre, l’intesa non è giuridicamente vincolante, e i negoziati proseguono per definire esenzioni su settori strategici come liquori, aerei e dispositivi medici.
Dazi su chip e farmaci: una svolta per l’industria americana
Trump ha annunciato che la prossima settimana potrebbe introdurre nuovi dazi su semiconduttori e chip, con l’obiettivo di stimolare la produzione interna. “Li annunceremo su semiconduttori e chip, che sono una categoria separata, perché vogliamo che siano prodotti negli Stati Uniti”, ha dichiarato.
Anche il settore farmaceutico è nel mirino. Trump ha lamentato che “l’Europa paga i farmaci, in molti casi, un decimo dei nostri”, annunciando un piano graduale per imporre dazi sui prodotti farmaceutici importati: “Inizialmente applicheremo dazi ridotti, ma tra un anno, un anno e mezzo al massimo, saliranno al 150% e poi al 250% perché vogliamo che i prodotti farmaceutici siano prodotti nel nostro Paese”. L’obiettivo è ridurre i costi dei farmaci per i consumatori americani e rilocalizzare la produzione. Tuttavia, un aumento così drastico delle tariffe potrebbe avere ripercussioni significative sui prezzi e sulla disponibilità di farmaci in Europa e altrove.
Sanzioni all’India e tensioni con il greggio russo
L’India, tradizionale alleata degli Stati Uniti, si trova sotto pressione. Trump ha criticato New Delhi per non aver aperto sufficientemente la propria economia al Made in USA e per i suoi acquisti di petrolio russo, nonostante le sanzioni internazionali imposte a Mosca per l’invasione dell’Ucraina. “Alzerò i dazi contro l’India in modo sostanziale nelle prossime 24 ore”, ha dichiarato, ventilando tariffe al 20-25% come misura punitiva. Questo segue l’introduzione di dazi al 25% già annunciati, che hanno messo in allarme il governo indiano.
Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha risposto alle minacce di sanzioni secondarie, affermando: “La Cina si oppone fermamente a tutte le sanzioni unilaterali illegali e alla giurisdizione a braccio lungo”.
Cina: un dialogo aperto, ma incerto
A proposito del fronte cinese, Trump ha adottato un tono più conciliante. “Ho un buon rapporto con Xi”, ha detto, annunciando un possibile incontro con il presidente cinese Xi Jinping entro la fine del 2025. “Siamo vicini a un accordo con la Cina e penso che sarà un buon accordo”. I negoziati a Stoccolma tra Stati Uniti e Cina hanno portato a una riduzione temporanea dei dazi americani dal 145% al 30%, mentre Pechino ha abbassato le proprie tariffe dal 125% al 10%, con l’eliminazione di restrizioni su terre rare e semiconduttori. Tuttavia, la scadenza del 12 agosto per un accordo definitivo rimane incerta, con Trump che valuterà se prorogare la tregua.


