Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha confermato che a partire dal prossimo 2 aprile gli Stati Uniti imporranno dazi reciproci a tutti i paesi con cui intrattengono rapporti commerciali, senza eccezioni. L’annuncio, fatto a bordo dell’Air Force One, ha smorzato le indiscrezioni secondo cui i dazi avrebbero colpito solo un gruppo ristretto di 10-15 nazioni con i maggiori squilibri commerciali. “Si inizierà con tutti i paesi”, ha dichiarato Trump ai giornalisti, aggiungendo: “Essenzialmente tutti i paesi di cui stiamo parlando”.
Questa mossa, che Trump ha definito il “Giorno della Liberazione” per l’economia americana, segna un’escalation nella strategia protezionistica dell’amministrazione statunitense. Dopo i dazi su acciaio e alluminio introdotti in passato, e in attesa di quelli sulle automobili (con un sovrapprezzo del 25% sulle importazioni), i nuovi dazi saranno calibrati in base alle tasse che i paesi partner impongono sui prodotti americani, oltre a “altri fattori” non ancora specificati. Trump ha promesso che i dazi saranno “molto più generosi” rispetto a quelli imposti da altri paesi agli Stati Uniti, ma ha accusato i partner commerciali di aver “truffato” gli Usa per decenni: “Ci hanno truffato come nessun altro paese è mai stato truffato nella storia, e noi saremo molto più gentili con loro di quanto loro lo siano stati con noi”.
I mercati reagiscono con il panico
L’annuncio di Trump ha scatenato un’ondata di vendite sui mercati globali, con effetti immediati che si sono propagati da Wall Street all’Asia, fino all’Europa. In Asia, i mercati azionari sono crollati nella mattinata di lunedì: l’indice Nikkei di Tokyo ha perso il 3,84%, scendendo a 35.691 punti, il livello più basso da metà settembre. A Seul, il Kospi ha ceduto il 2,62%, mentre Taipei e Sydney hanno registrato cali rispettivamente del 3,14% e dell’1,56%.
Le principali case automobilistiche giapponesi, particolarmente vulnerabili ai dazi sulle auto, hanno subito perdite significative: Nissan ha chiuso a -3,09% dopo un’apertura a -5%, Toyota a -2,66% e Honda a -2,70%. A Seul, il colosso sudcoreano Hyundai ha perso il 3,61%. Anche le aziende di semiconduttori giapponesi hanno sofferto, con cali rilevanti per Advantest (-6,97%), Disco Corp (-7,44%) e Tokyo Electron (-6,13%). Gli analisti di Tokai Tokyo Intelligence hanno osservato: “Le vendite prevalgono sul mercato giapponese, in particolare sui titoli dei semiconduttori, vittime delle loro elevate valutazioni”.
In Europa, l’apertura delle borse è stata altrettanto pesante: Francoforte ha ceduto lo 0,93%, Parigi lo 0,84% e Londra lo 0,78%. I mercati europei, già segnati dalla stagnazione del settore manifatturiero, temono le conseguenze di una guerra commerciale su larga scala, che potrebbe esacerbare le difficoltà economiche del continente.
L’oro vola a nuovi massimi
In un contesto di crescente incertezza, il prezzo dell’oro ha raggiunto un nuovo massimo storico, superando i 3.110 dollari l’oncia con un aumento dello 0,8%. Il record precedente, registrato il 29 marzo 2025, è stato battuto in vista dei dazi annunciati da Trump, che alimentano timori di instabilità economica globale. L’oro, considerato un rifugio sicuro in tempi di crisi, sta beneficiando del clima di paura che domina i mercati, con gli investitori che cercano protezione contro le turbolenze economiche e commerciali.
L’Europa prepara la controffensiva
L’Unione Europea non è rimasta a guardare. Secondo quanto riferito da una fonte comunitaria al quotidiano El Pais, Bruxelles sta preparando una risposta “senza linee rosse” ai dazi americani, valutando l’uso del suo “arsenale completo”. Tra le misure allo studio c’è il cosiddetto strumento anti-coercizione, un’arma di sicurezza economica che potrebbe chiudere il mercato europeo a determinati beni o servizi americani, impedendo persino alle aziende statunitensi di partecipare a gare d’appalto pubbliche o a progetti finanziati dal bilancio dell’Ue.
Le relazioni commerciali tra Ue e Usa sono tra le più intense al mondo: secondo i dati dell’amministrazione statunitense, le importazioni e le esportazioni di merci ammontano a 900 miliardi di euro, con un saldo a favore dell’Ue di 235,5 miliardi di euro. Tuttavia, diverse capitali europee, tra cui Parigi, Roma e Dublino, hanno espresso preoccupazione per una risposta troppo aggressiva, temendo le conseguenze di una guerra commerciale su larga scala. La Commissione europea sta quindi rivedendo il catalogo dei beni statunitensi da tassare, cercando un equilibrio tra fermezza e diplomazia.
L’Ue ha offerto alcune concessioni per evitare l’escalation, tra cui la riduzione dei dazi sui beni industriali, l’aumento di alcune importazioni e accordi per incrementare il flusso di gas liquefatto statunitense verso l’Europa. Tuttavia, la fonte comunitaria ha sottolineato che Bruxelles continuerà a negoziare con Trump “fino alla fine”, nella speranza di evitare uno scontro totale.
Il Giappone sotto pressione
Il Giappone è uno dei paesi più vulnerabili ai dazi annunciati da Trump. Le automobili rappresentano il 28% delle esportazioni giapponesi verso gli Stati Uniti, un settore cruciale per l’economia del paese. Secondo la Nomura Bank, i dazi statunitensi potrebbero ridurre il PIL giapponese dello 0,2%, un colpo significativo per un’economia che nel 2024 è rimasta praticamente stagnante.
L’industria automobilistica giapponese, già colpita la settimana precedente, continua a soffrire: le perdite di Nissan, Toyota e Honda riflettono il timore di un crollo delle esportazioni verso gli Usa. Anche il settore dei semiconduttori, un altro pilastro dell’economia giapponese, è stato duramente colpito, con cali significativi che segnalano preoccupazioni più ampie sull’economia globale.
Le preoccupazioni globali
Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha espresso profonda preoccupazione per l’impatto dei dazi sulle dinamiche economiche globali. Nella sua relazione sul bilancio dell’istituzione, Panetta ha dichiarato: “L’incertezza a livello globale resta elevata, alimentata dalle persistenti tensioni geopolitiche e commerciali. Questo contesto penalizza gli scambi internazionali e accentua la frammentazione dell’economia mondiale contribuendo al rallentamento dell’attività produttiva”.
Panetta ha sottolineato che l’economia europea, già segnata dalla stagnazione del settore manifatturiero, risente in modo particolare di queste dinamiche a causa della sua forte esposizione al commercio estero.
La proposta italiana
In questo clima di tensione, l’Italia si propone come mediatrice. Il vicepresidente del Senato e senatore della Lega, Gian Marco Centinaio, ha suggerito che l’Italia potrebbe giocare un ruolo chiave nella trattativa economica con la Casa Bianca. In un’intervista a La Verità, Centinaio ha dichiarato: “I contro-dazi europei agli Usa sarebbero una mossa suicida. Non sono i dazi la soluzione, bisogna incontrarsi e trattare. Il primo step sarebbe farlo come Ue, ho sempre pensato che non convenga marciare divisi”.
Centinaio ha proposto che l’Italia si candidi come mediatrice, sfruttando i “rapporti migliori con Trump” rispetto ad altri paesi europei: “Questa posizione privilegiata dev’essere fatta valere nelle sedi internazionali”.
Immagine: Grok.


