Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che aumenta i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio dal 25% al 50%.
La misura, entrata in vigore alle 6:00 di oggi (ora italiana), mira a proteggere l’industria americana. Trump ha giustificato la decisione sottolineando la necessità di “garantire che le importazioni non mettano a repentaglio la sicurezza nazionale”. Il testo dell’ordine esecutivo specifica che i dazi precedenti non hanno assicurato un tasso di utilizzo della capacità produttiva sufficiente per la sostenibilità delle industrie siderurgiche e dell’alluminio, considerate strategiche per la difesa nazionale. L’annuncio arriva alla vigilia di un incontro tra negoziatori americani ed europei, previsto oggi a Parigi, che potrebbe ridisegnare le relazioni commerciali transatlantiche.
Esclusione del Regno Unito
Il Regno Unito non subirà l’aumento dei dazi al 50%, grazie a un accordo tariffario siglato il mese scorso con gli Stati Uniti. Gli esportatori britannici continueranno a pagare il 25%, come previsto dall’intesa bilaterale. Tuttavia, l’accordo non è ancora pienamente operativo, il che lascia gli esportatori del Regno Unito in una posizione di incertezza. Secondo la BBC, se l’intesa dovesse fallire, le imprese britanniche potrebbero affrontare tariffe più elevate. Questo status privilegiato distingue Londra dai partner europei, creando una dinamica commerciale complessa nell’area transatlantica.
Contesto geopolitico ed economico
La decisione di Trump si inserisce in un quadro di crescente protezionismo, che ha caratterizzato il suo primo mandato e sembra destinato a intensificarsi. L’aumento dei dazi risponde a una strategia di lungo termine per ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni, ma solleva interrogativi sulla tenuta delle relazioni con l’Unione Europea. L’incontro di Parigi tra negoziatori americani ed europei sarà determinante per valutare le ricadute immediate di questa misura. Nel frattempo, l’esenzione del Regno Unito rafforza i legami commerciali post-Brexit tra Londra e Washington, ma potrebbe complicare i rapporti tra l’UE e il governo britannico.


