Trump esenta le auto dai dazi su acciaio e alluminio

Donald Trump
L’ordine esecutivo di Trump esenta le case automobilistiche dai dazi su acciaio e alluminio, mentre Giappone e Cina affrontano le ripercussioni economiche.

Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che esenta le case automobilistiche dai dazi aggiuntivi del 25% su acciaio e alluminio, a condizione che rispettino il dazio del 25% sui veicoli importati.

L’iniziativa, annunciata a metà aprile, mira a incentivare la produzione negli Stati Uniti, riducendo la pressione fiscale. Parlando ai sostenitori a Macomb, in Michigan, Trump ha dichiarato: “Gli stiamo dando del tempo”, riferendosi alla possibilità per le aziende di adeguarsi spostando la produzione in territorio statunitense.

Tuttavia, ha avvertito: “Le case automobilistiche che non sposteranno le loro produzioni, anche di componentistica, negli Stati Uniti saranno massacrate”.

Sostegno dell’industria automobilistica americana

L’ordine esecutivo ha ricevuto il plauso di Mary Barra, amministratrice delegata di General Motors, che ha sottolineato l’importanza del provvedimento per il settore. “È positivo il sostegno del presidente Trump all’industria automobilistica e ai milioni di americani che dipendono da noi”, ha dichiarato Barra. L’esenzione dai dazi su acciaio e alluminio alleggerisce i costi per i produttori che operano negli Stati Uniti, garantendo maggiore competitività in un mercato globale sotto pressione. Tuttavia, la minaccia di dazi elevati sui veicoli importati spinge le aziende a riconsiderare le proprie catene di approvvigionamento, con possibili ripercussioni su prezzi e occupazione.

Il Giappone sotto pressione

Le politiche di Trump hanno generato un impatto significativo in Giappone, uno dei principali partner commerciali degli Stati Uniti. Un sondaggio condotto da Kyodo News rivela che quasi il 40% delle prefetture giapponesi ha offerto o pianifica di offrire assistenza finanziaria alle imprese colpite dai dazi USA. Diciotto delle 47 prefetture hanno già avviato misure di sostegno per piccole e medie imprese, oltre che per i settori agricolo, forestale e della pesca. Quindici di queste hanno iniziato a erogare fondi, mentre tre lo faranno a breve. Il 90% delle prefetture ha istituito canali di consulenza per aiutare le aziende a gestire la liquidità e affrontare le incertezze economiche. I dazi, che includono un 10% universale sulle importazioni e un 25% su auto, acciaio e alluminio, minacciano settori chiave come la produzione automobilistica, i semiconduttori e la coltivazione del riso, spingendo il governo giapponese a cercare soluzioni rapide.

Negoziati USA-Giappone

Oggi, mercoledì 30 aprile, il negoziatore giapponese Ryosei Akazawa, ministro per la rivitalizzazione economica, è partito per Washington per un secondo round di colloqui con gli Stati Uniti. Akazawa incontrerà il segretario al Tesoro Scott Bessent e il rappresentante commerciale Jamieson Greer per discutere di prodotti automobilistici, agricoli e altre questioni commerciali. “Vorrei andare avanti, anche se si trattasse solo di uno o due passaggi”, ha dichiarato Akazawa all’aeroporto di Haneda, secondo l’emittente NHK. Tokyo cerca un accordo reciprocamente vantaggioso che tuteli gli interessi di entrambi i Paesi, ma il primo round di negoziati ad aprile non ha prodotto risultati concreti. Il Giappone, che affronta un dazio del 24% sospeso fino a luglio, punta a ridurre le barriere su importazioni agricole e automobilistiche americane, nonostante la resistenza interna di alcuni parlamentari legati al settore agricolo.

La Cina e il crollo del PMI manifatturiero

In Cina, l’attività manifatturiera ha registrato un duro colpo ad aprile 2025, con l’Indice PMI manifatturiero sceso a 49 punti, il livello più basso da dicembre 2023. Pubblicato dall’Ufficio nazionale di statistica (NBS), il dato segna una contrazione rispetto ai 50,5 punti di marzo, inferiore alle attese degli analisti (49,8 punti). La flessione coincide con l’entrata in vigore dei dazi USA annunciati da Trump il 2 aprile, definito Giorno della Liberazione. I dazi, che raggiungono il 145% su alcune importazioni cinesi, hanno esacerbato le tensioni commerciali. Trump ha giustificato la misura come una risposta al “più grande furto di posti di lavoro”, dichiarando a Macomb: “Con i dazi alla Cina stiamo mettendo fine al più grande furto di posti di lavoro. Faremo un accordo, ma deve essere equo”. Nel frattempo, l’Indice PMI non manifatturiero è sceso a 50,4 punti, restando sopra la soglia di crescita ma segnalando un rallentamento nei settori dei servizi e dell’edilizia.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche