Tassi e prestiti: l’Italia rallenta in questo inizio 2025

Tassi a breve stabili, lungo termine in rialzo: l’Italia rallenta. L’ABI svela il calo dei prestiti e il boom dei depositi.

L’Italia sta affrontando un marzo 2025 con un panorama finanziario in evoluzione: i tassi a breve termine si stabilizzano, mentre quelli a lungo termine salgono, riflettendo dinamiche economiche complesse.

L’Associazione Bancaria Italiana (ABI) ha pubblicato oggi il suo rapporto mensile, evidenziando un assestamento iniziato a ottobre 2023, quando i tagli della BCE hanno innescato una progressiva riduzione dei tassi di mercato. Ma dietro questi numeri si nasconde una storia più ampia: un’economia che rallenta e una domanda di prestiti in calo, con famiglie e imprese che navigano tra opportunità e incertezze.

Tassi a breve e lungo termine: un equilibrio instabile

Nei primi 13 giorni di marzo 2025, i tassi a breve termine mostrano segni di stabilità. Il tasso Euribor a 3 mesi si attesta al 2,52%, invariato rispetto a febbraio, mentre il tasso lordo dei BOT a 6 mesi scende al 2,32%, in calo di 9 punti base rispetto al 2,41% del mese precedente. Al contrario, i tassi a lungo termine registrano un rialzo significativo: il tasso IRS a 10 anni, riferimento per i mutui, balza al 2,64% (+25 punti base rispetto al 2,39% di febbraio), e il tasso lordo dei BTP a 10 anni raggiunge il 3,84% (+32 punti base dal 3,52%). Secondo l’ABI, questa tendenza riflette un mercato che cerca di bilanciare le politiche monetarie della BCE con le prospettive di crescita economica.

Prestiti alle imprese: un calo che rallenta

Il rapporto ABI dipinge un quadro chiaro: la domanda di finanziamenti si indebolisce. A febbraio 2025, i prestiti a imprese e famiglie diminuiscono dello 0,6% rispetto all’anno precedente, un dato in lieve miglioramento rispetto al -0,7% di gennaio. Nel dettaglio, a gennaio i prestiti alle imprese crollano dell’1,9%, mentre quelli alle famiglie crescono dello 0,4%. A febbraio, il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese scende al 3,98% (dal 4,15% di gennaio e dal 5,45% di dicembre 2023), segno di un accesso al credito più conveniente, ma non abbastanza da invertire il trend. “Il rallentamento della crescita economica deprime la domanda di prestiti”, nota l’ABI, sottolineando come il contesto macroeconomico pesi sulle scelte di investimento.

Mutui e famiglie: segnali di resilienza

Sul fronte dei mutui, le famiglie italiane mostrano una tenuta relativa. Il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni a febbraio si attesta al 3,17%, in lieve aumento dal 3,12% di gennaio, ma ben al di sotto del 4,42% di dicembre 2023. Il tasso medio sul totale dei prestiti (inclusi quelli sottoscritti negli anni passati) cala al 4,27% dal 4,32% di gennaio, un dato che offre un respiro a chi è già indebitato. Nonostante il rialzo dei tassi a lungo termine, come l’IRS a 10 anni, il mercato immobiliare sembra reggere, anche se la crescita economica stagnante potrebbe frenare ulteriori acquisti.

Depositi e obbligazioni: la raccolta si trasforma

La raccolta bancaria vive una fase di trasformazione. A febbraio 2025, il tasso sui nuovi depositi a durata prestabilita (certificati di deposito e depositi vincolati) si ferma al 2,49%, in calo dal 2,66% di gennaio, ma ancora lontano dallo 0,29% di giugno 2022, prima dei rialzi della BCE. Questo incremento di 220 punti base riflette un’offerta più attraente per i risparmiatori. Le nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso rendono il 3,16%, con un balzo di 185 punti base rispetto all’1,31% di giugno 2022. Il tasso medio sul totale dei depositi (inclusi conti correnti) è dello 0,82%, mentre quello sui soli conti correnti si attesta allo 0,39%, evidenziando come questi ultimi restino strumenti di gestione quotidiana più che di investimento.

Crediti deteriorati: un problema in via di risoluzione

Un segnale positivo arriva dai crediti deteriorati. A gennaio 2025, il totale netto (sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute, al netto di svalutazioni) scende a 30,5 miliardi di euro, dai 32,1 miliardi di settembre 2024. Rispetto al picco di 196,3 miliardi del 2015, il calo è impressionante: circa 166 miliardi in meno. Il rapporto tra crediti deteriorati netti e crediti totali si attesta all’1,47%, contro l’1,54% di settembre 2024 e il 9,8% del 2015. “Le banche hanno fatto progressi enormi nella gestione del rischio”, osserva l’ABI, un risultato che rafforza la solidità del sistema bancario italiano.

L’economia rallenta: quali prospettive?

Il rapporto ABI mette in luce un dato preoccupante: il rallentamento della crescita economica è ormai una realtà consolidata. I dati ufficiali confermano una dinamica di stagnazione che influisce sulla fiducia di imprese e famiglie, riducendo la propensione a indebitarsi. Se da un lato i tassi più bassi sui finanziamenti offrono un’opportunità, dall’altro l’incertezza sul futuro frena gli investimenti. Il rialzo dei tassi a lungo termine, come i BTP e l’IRS, potrebbe inoltre segnalare timori di un’inflazione persistente o di una politica monetaria meno accomodante nei prossimi mesi.

Immagine: Grok.

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