Tassa pacchi extra Ue rinviata a ottobre, ma dal 1° luglio si paga il dazio europeo da 3 euro 

Tassa sui pacchi
La tassa italiana da 2 euro sui pacchi extra Ue slitta al 1° ottobre. Dal 1° luglio scatta il dazio europeo da 3 euro per articolo: cosa cambia per chi compra su Temu e Shein.

La partita fiscale sulle piccole spedizioni online extra Ue si complica, e i consumatori italiani fanno bene a tenersi aggiornati. La tassa italiana da 2 euro sui mini pacchi extra Ue non partirà a luglio: il Consiglio dei ministri del 22 giugno ha deciso di rinviare al 1° ottobre l’entrata in vigore del contributo sulle piccole spedizioni di valore fino a 150 euro provenienti da Paesi non europei. Tuttavia, il rinvio non significa esenzione totale: dal 1° luglio entra comunque in vigore il dazio europeo da 3 euro.

L’ennesimo rinvio della tassa italiana

La misura era stata introdotta con l’ultima legge di bilancio, ma era già stata sospesa e poi prorogata più volte. Ora arriva un nuovo slittamento, inserito nel decreto Infrastrutture, con l’obiettivo di evitare che il rincaro nazionale si sommi immediatamente al nuovo dazio europeo da 3 euro. Nel mirino c’erano le grandi piattaforme di e-commerce a basso costo, in particolare Temu, Shein e AliExpress, più volte finite sotto accusa per pratiche commerciali scorrette e mancato rispetto delle normative ambientali. 

Senza il rinvio, dal 1° luglio sui piccoli acquisti online extra Ue si sarebbe creato un doppio prelievo: 3 euro di dazio europeo più 2 euro di contributo italiano, per un totale di 5 euro a spedizione, cui si aggiunge l’Iva.

Dal 1° luglio scatta il dazio europeo da 3 euro

Dal 1° luglio scatterà un dazio europeo forfettario di 3 euro per spedizione, primo tassello della riforma delle dogane dell’Ue che sarà completata nel 2028 con il nuovo sistema informatico comune, il Data Hub. Ma attenzione: il calcolo non è così semplice come sembra. 

Il dazio si applica per ogni singolo articolo della spedizione, in base alla classificazione tariffaria e non alla quantità. Questo significa che un pacco contenente una maglietta e un orologio costerà 6 euro di dazio, non 3. La misura è temporanea e resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, anno in cui le nuove tariffe doganali entreranno in vigore con il nuovo hub dati europeo.

Perché l’Europa ha deciso di intervenire

La misura rientra nella più ampia strategia dell’Unione Europea per rafforzare i controlli doganali e contrastare fenomeni di concorrenza sleale, sottofatturazione e ingresso massiccio di prodotti a basso costo provenienti soprattutto da Cina e altri mercati asiatici. Secondo le stime europee, nel 2024 sono entrati nel mercato comunitario circa 4,6 miliardi di piccoli pacchi, un volume triplicato rispetto agli anni precedenti. Bruxelles sostiene che la riforma consentirà di aggiornare regole ormai superate, rafforzare i controlli e sostenere le imprese europee, contrastando gli operatori che sfruttano le attuali lacune del sistema. I critici, tuttavia, avvertono che il peso reale ricadrà sui consumatori, soprattutto quelli che acquistano prodotti a basso costo perché non possono permettersi alternative più care.

Il nodo logistico: l’Italia rischia di perdere traffico

Il rinvio della tassa italiana non è solo una questione fiscale: dietro c’è anche un problema strutturale per la logistica nazionale. Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, ha scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sostenendo che la misura rischiava di trasformarsi in un autogol. Se l’Italia diventasse più costosa degli altri Paesi membri, i grandi corrieri potrebbero trasferire i voli cargo verso Germania, Belgio o Paesi Bassi, effettuando lì lo sdoganamento e trasportando poi le merci in Italia via camion. Secondo le simulazioni di Confetra, con il mantenimento della tassa italiana l’Italia perderebbe circa il 50% dei traffici, mentre senza il contributo nazionale recupererebbe l’intero volume e incasserebbe comunque circa 38 milioni di euro grazie alla quota dei dazi europei riscossa sulle operazioni di sdoganamento.

Le associazioni di categoria promuovono il rinvio

Il mondo imprenditoriale ha accolto positivamente la decisione del governo. Aice-Confcommercio ha dichiarato che la proroga va nella direzione giusta, evitando l’effetto “3+2”, cioè la somma tra il dazio europeo e il contributo nazionale, scongiurando sia la perdita di traffico per il sistema logistico italiano, sia distorsioni di mercato e condizioni di concorrenza sleale. L’annuncio del prelievo nazionale aveva già favorito il trasferimento di parte dei flussi verso Paesi come Belgio, Paesi Bassi e Ungheria.

Cosa succederà dal 1° ottobre

Dal 1° luglio al 30 settembre 2026 si pagherà solo il dazio Ue da 3 euro per articolo, mentre il contributo italiano da 2 euro resta sospeso. Dal 1° ottobre scade la sospensione del contributo italiano: salvo ulteriori proroghe, potrebbe tornare il prelievo da 2 euro in aggiunta al dazio Ue. Resta però aperta la questione dell’armonizzazione europea: Aice-Confcommercio fa notare che la proroga ad ottobre dovrebbe coincidere con la prevista entrata in vigore di una handling fee comune a livello europeo, che potrebbe eliminare definitivamente la tassa nazionale e uniformare le condizioni nel mercato unico. La partita, insomma, è ancora aperta.

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