Tari, stangata sulle famiglie: le tariffe continuano a crescere mentre la differenziata va a rilento

TARI
La Tari continua a crescere nel 2025-2026: costi in aumento del 3% e forti disparità tra città. Pisa resta la più cara, La Spezia la più economica. Ecco dati, cause e prospettive.

La Tari, la tassa sui rifiuti che finanzia la gestione dei rifiuti urbani in Italia, continua a generare polemiche per i suoi aumenti progressivi e le disparità territoriali. 

Secondo dati aggiornati al 2025 dal Dipartimento delle Finanze e dall’Istat, il costo medio nazionale per un nucleo familiare di 4 persone in un’abitazione di 80 mq ha raggiunto i 360 euro annui, con un incremento del 3% rispetto al 2024 (dovuto principalmente all’inflazione e ai costi energetici per il trattamento dei rifiuti). 

L’aumento si inserisce in un trend di crescita del 15% cumulativo dal 2020, spinto da normative UE più stringenti sul riciclo (Direttiva 2018/851) e dalla crisi post pandemia degli impianti di smaltimento.

Lo studio Uil

Lo studio della Uil (Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione, diretto da Santo Biondo) del 2025, basato su delibere comunali, denuncia proprio queste dinamiche: “Una delle più evidenti contraddizioni” dei servizi pubblici locali, con “evidenti iniquità territoriali”, un “costante aumento” della Tari, mentre “rimangono irrisolti” carenza di impianti, ricorso alle discariche e livelli “poco soddisfacenti” di differenziazione e recupero. 

Il report conferma Pisa come città dove la Tari è più alta, con 650 euro annui per nucleo, ben oltre la media di 350 euro stimata nel campione iniziale.

La raccolta differenziata va a rilento

Per il primo semestre del 2026, diversi Comuni hanno annunciato interventi. 

Pisa ha confermato i 650 euro, legandoli a investimenti in biodigestori (delibera gennaio 2026). 

La Spezia, città più economica con 180 euro di Tari a famiglia, beneficia di un sistema consortile efficiente (riciclo al 68%, sopra la media nazionale del 54% secondo Legambiente 2025). 

A livello nazionale, il governo ha prorogato al 2027 gli sgravi per chi supera il 65% di raccolta differenziata (DL 2024/152), ma solo il 20% dei Comuni li applica pienamente.

Le città più care e meno care

La top 10 delle città più salate resta invariata, con valori medi annui per nucleo da 80 mq:

  • Pisa: 650 euro
  • Brindisi: 529 euro
  • Pistoia: 524 euro
  • Trapani: 521 euro
  • Genova: 518 euro
  • Barletta: 517 euro
  • Taranto: 509 euro
  • Agrigento: 500 euro
  • Napoli: 499 euro
  • Reggio Calabria: 494 euro

Le meno care:

  • La Spezia: 180 euro
  • Novara e Belluno: 204 euro
  • Fermo: 205 euro
  • Brescia: 208 euro
  • Cremona e Trento: 217 euro
  • Ascoli Piceno: 218 euro
  • Vercelli: 220 euro
  • Pordenone: 222 euro

E le città metropolitane?

Nelle 14 città metropolitane, i costi pesano di più al Sud e in Liguria:

  • Genova: 518 euro
  • Napoli: 499 euro
  • Reggio Calabria: 494 euro
  • Catania: 483 euro
  • Bari: 435 euro
  • Cagliari: 412 euro
  • Venezia: 385 euro
  • Palermo: 373 euro
  • Torino: 365 euro
  • Roma: 334 euro
  • Firenze: 332 euro
  • Messina: 315 euro
  • Milano: 294 euro
  • Bologna: 236 euro

Milano e Bologna mantengono costi bassi grazie a tariffe variabili sul conferito (sistema “paga per quanto getti”), mentre Roma lotta contro le multe UE per le discariche abusive (sentenza Corte di Giustizia 2025). Nel 2026, il PNRR stanzia 2,5 miliardi per 200 nuovi impianti, ma i ritardi burocratici limitano l’impatto benefico. 

In definitiva, in Italia, la Tari riflette inefficienze sistemiche: il 40% dei rifiuti va ancora in discarica, contro il target UE del 10% entro il 2035. 

Per ridurre il carico, Comuni come Trento premiano il porta a porta con sconti fino al 30%.

FAQ 

Cos’è la Tari e cosa finanzia?

La Tari è la tassa comunale sui rifiuti che copre i costi di raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani. È obbligatoria per chiunque possieda o utilizzi un immobile.

Perché la Tari aumenta ogni anno?

Gli aumenti sono legati a inflazione, costi energetici degli impianti, normative europee più severe sul riciclo, mancanza di impianti moderni e inefficienze nella gestione locale.

Quali sono le città italiane dove la Tari costa di più?

Nel 2025-2026 la città più cara è Pisa (650 euro annui). Seguono Brindisi, Pistoia, Trapani e Genova. Le meno care sono La Spezia, Novara, Belluno e Fermo.

Come si può risparmiare sulla Tari?

Alcuni Comuni applicano sconti per chi fa molta raccolta differenziata, chi utilizza il porta a porta o chi produce pochi rifiuti grazie a sistemi “paga per quanto getti”.

Cosa prevede il governo per ridurre i costi dei rifiuti?

Il governo ha prorogato al 2027 gli incentivi per i Comuni che superano il 65% di raccolta differenziata e ha previsto investimenti tramite il PNRR per nuovi impianti di riciclo e trattamento.

Perché ci sono grandi differenze di costo tra Nord e Sud?

Le disparità dipendono dal numero e dall’efficienza degli impianti, dai sistemi di raccolta, dal livello di differenziata e dai costi di trasporto verso discariche o impianti lontani.

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