Molto prima degli attacchi militari di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la Repubblica islamica aveva già elaborato una strategia alternativa per compensare la propria inferiorità militare: tenere in ostaggio la principale arteria energetica del pianeta.
Secondo tre fonti regionali a conoscenza dei piani iraniani, riportati da Reuters, l’idea era semplice ma efficace: usare il controllo dello Stretto di Hormuz per mettere sotto pressione l’economia globale.
Da decenni Teheran segnala che, in caso di confronto diretto, potrebbe limitare o bloccare il traffico delle petroliere nello stretto. Questo passaggio marittimo è infatti il punto in cui i suoi avversari risultano più vulnerabili, perché qualsiasi interruzione si riflette immediatamente sui mercati energetici mondiali.
Con l’arteria principale delle esportazioni petrolifere del Golfo sotto minaccia, l’Iran avrebbe trasformato la risorsa economica più importante della regione nella sua principale arma di deterrenza.
Lo Stretto di Hormuz: snodo vitale dell’energia mondiale
Circa un quinto della produzione mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto passa normalmente attraverso lo Stretto di Hormuz. L’Iran controlla la costa settentrionale di questo passaggio strategico tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano.
Secondo dati delle Nazioni Unite, dall’inizio della guerra contro l’Iran il 28 febbraio, il traffico attraverso lo stretto è crollato del 97%.
Il peso energetico dello Stretto di Hormuz
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Petrolio e gas globale che transitano nello stretto | circa 20% |
| Riduzione del traffico dopo l’inizio della guerra | -97% |
| Data di inizio del conflitto | 28 febbraio |
Una strategia già utilizzata in passato
L’Iran ha già impiegato tattiche simili in passato. Durante la cosiddetta “Tanker War” nel conflitto tra Iran e Iraq (1980–1988), gli attacchi contro navi commerciali trasformarono il Golfo Persico in uno dei corridoi marittimi più pericolosi del mondo.
In quell’occasione gli Stati Uniti furono costretti a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza dei trasporti energetici.
Oggi però Teheran dispone di strumenti molto più avanzati rispetto agli anni Ottanta.
Missili e droni: l’arsenale che minaccia il traffico marittimo
Secondo fonti regionali e analisti, l’Iran può contare su un ampio arsenale di missili a basso costo e droni armati, capaci di colpire navi e infrastrutture su un’area molto più vasta rispetto al passato.
Gli attacchi effettuati negli ultimi giorni dimostrerebbero come Teheran sia in grado di interrompere rapidamente il traffico marittimo senza dover minare lo stretto.
“Trump batterebbe in ritirata se l’economia globale fosse presa in ostaggio”
Secondo Ali Vaez, direttore del progetto Iran dell’International Crisis Group, la strategia iraniana nasce dalla consapevolezza dei limiti militari di Teheran.
“L’Iran è militarmente inferiore: non può vincere uno scontro diretto”, ha spiegato.
Teheran avrebbe quindi studiato come estendere il conflitto “nel tempo e nello spazio” dopo una guerra di dodici giorni combattuta lo scorso giugno.
Vaez sostiene che la pressione economica potrebbe ribaltare gli equilibri politici.
“Se l’Iran prende in ostaggio l’economia globale, Trump sarà il primo a battere in ritirata”.
Il piano delle Guardie della Rivoluzione
Secondo fonti regionali, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) preparava da tempo uno scenario di confronto diretto con Israele e Stati Uniti.
Il piano sarebbe stato attivato il 28 febbraio, dopo la morte della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno del conflitto.
L’obiettivo principale della strategia sarebbe preservare il sistema politico iraniano guidato da religiosi islamici anti-occidentali, al potere da 47 anni.
Guerra asimmetrica contro obiettivi statunitensi
Secondo le fonti regionali, la strategia iraniana parte dal riconoscimento dell’inferiorità militare rispetto alle forze occidentali.
Per questo Teheran punterebbe su:
- pressione sulle rotte petrolifere;
- attacchi asimmetrici contro asset militari statunitensi nel Golfo;
- operazioni distribuite su più fronti.
Michael Eisenstadt, analista del Washington Institute, descrive la strategia come un esempio di guerra asimmetrica.
“Questa è guerra asimmetrica allo stato puro, in cui l’Iran ottiene effetti enormi, persino globali, con un numero limitato di attacchi che impongono costi molto elevati”.
Secondo Eisenstadt, lo scopo è generare pressioni economiche interne ed esterne sugli Stati Uniti.
“L’obiettivo è creare dolore economico, ridurre il sostegno alla guerra negli Stati Uniti e aumentare la pressione su Washington perché la interrompa”.
La dottrina “Mosaic” dell’Iran
La strategia iraniana non prevede una singola linea di battaglia.
Teheran sta invece disperdendo le operazioni con ondate di attacchi di droni e missili a basso costo in tutto il Golfo Persico.
Questa dottrina militare, sviluppata nel corso di decenni dalle Guardie Rivoluzionarie, si basa sull’idea che un avversario più forte cercherà di eliminare rapidamente la leadership e la struttura di comando iraniana.
Per questo il sistema militare è organizzato in modo decentralizzato, con una struttura nota come dottrina “Mosaic”, che disperde il comando per garantire la sopravvivenza della catena di comando.
Chi guida l’Iran dopo la morte di Khamenei
Nonostante la morte della Guida Suprema, due figure politiche starebbero coordinando lo sforzo bellico da Teheran:
- Mohammad Baqer Qalibaf, presidente del Parlamento ed ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie
- Ali Larijani, capo del Consiglio di sicurezza nazionale
Gli Stati Uniti impreparati secondo gli analisti
Ali Vaez sostiene che Washington sia entrata nel conflitto senza una strategia adeguata.
Secondo l’analista, gli Stati Uniti sarebbero stati guidati da “molta speranza e poca pianificazione strategica”.
Tra gli errori citati:
- mancata previsione degli attacchi con droni nel Golfo;
- scarsa preparazione alle interruzioni delle rotte marittime;
- assenza di piani per evacuare cittadini americani.
Una guerra che potrebbe superare Iraq e Afghanistan
Secondo molti esperti, il conflitto in corso potrebbe trasformarsi nella più grande campagna militare statunitense dai tempi delle guerre in Iraq e Afghanistan.
Vaez ritiene che una sconfitta totale dell’Iran richiederebbe un’invasione terrestre con fino a un milione di soldati, impegnati in un territorio estremamente difficile.
Un impegno che, secondo l’analista, Washington “non ha alcuna intenzione di sostenere”.
L’obiettivo finale dell’Iran
Per Teheran l’obiettivo immediato è la sopravvivenza dello Stato.
Nel lungo periodo, però, la strategia mira a dimostrare che pressioni militari, sanzioni economiche e isolamento diplomatico non possono piegare il Paese.
Usando lo Stretto di Hormuz come leva economica globale e ampliando il campo di battaglia oltre i propri confini, l’Iran punta a resistere più a lungo di un avversario militarmente superiore.
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante?
Circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale transita attraverso questo stretto tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano.
Perché l’Iran può controllare lo stretto?
Il Paese controlla la costa settentrionale dello Stretto di Hormuz e dispone di basi militari e sistemi missilistici che possono minacciare il traffico navale.
Cosa significa guerra asimmetrica?
È una strategia militare in cui una forza più debole utilizza tattiche non convenzionali per compensare l’inferiorità militare rispetto a un avversario più potente.
Quale impatto può avere sull’economia mondiale?
Interruzioni nello Stretto di Hormuz possono provocare aumenti immediati del prezzo del petrolio e destabilizzare i mercati energetici globali.
Fonte: Reuters.


