Stellantis in Italia: persi quasi 10mila posti di lavoro in 4 anni, crolla la produzione

Stellantis tra crisi e rilancio: calano produzione e occupazione, ma il piano Dare Forward 2030 punta su innovazione, elettrificazione e nuovi investimenti.

Secondo il recente rapporto Fiom-Cgil, negli ultimi 4 anni il gruppo Stellantis ha perso quasi 10mila dipendenti, passando da 37.288 nel 2020 a 27.632 nel 2024. Contestualmente la produzione complessiva di auto e veicoli commerciali in Italia è crollata di circa mezzo milione di unità in 20 anni, con un calo particolarmente accentuato tra il 2020 e il 2024. Nel solo 2024, la produzione si è attestata a 289.154 auto e 190.784 veicoli commerciali. Per ridurre l’organico, Stellantis ha speso circa 777,7 milioni di euro in ristrutturazioni occupazionali, con 6.052 uscite retribuite tra il 2023 e il 2025.

Le cause della grande crisi 

Le cause della crisi di Stellantis in Italia sono molteplici. La produzione tra gennaio e giugno 2025 ha subito un calo del 27%, con il segmento auto che ha registrato un -33,6%. La situazione è aggravata dal rinvio dell’apertura della gigafactory di Termoli per la produzione di batterie, con le assunzioni previste rimaste sulla carta. Le responsabilità interne all’azienda comprendono una gestione difficoltosa della transizione elettrica e digitale, in cui Stellantis ha puntato su modelli obsoleti anziché innovare, perdendo terreno rispetto a concorrenti asiatici e statunitensi più rapidi nell’adeguamento tecnologico. Inoltre, il quadro generale è influenzato dalle rigide norme europee del Green Deal e dalla congiuntura globale sfavorevole.

La situazione dei dipendenti 

La maggior parte dei dipendenti rimasti (oltre il 60%) si trova attualmente in cassa integrazione o con contratti di solidarietà, con pesanti ricadute sull’occupazione diretta e sull’indotto. La crisi degli stabilimenti italiani coinvolge tutte le sedi storiche e mostra una situazione occupazionale e produttiva in forte declino, senza segnali concreti di rilancio nel breve termine.

I punti salienti del rapporto Fiom-Cgil

Ecco un riepilogo dettagliato basato sul report FIOM-CGIL riguardante la crisi Stellantis in Italia:

  • Dal 2020 al 2024, Stellantis ha ridotto il numero dei suoi dipendenti in Italia da 37.288 a 27.632, con una perdita netta di 9.656 lavoratori.
  • Questa riduzione si è realizzata principalmente attraverso uscite volontarie, incentivi all’esodo, accompagnamenti alla pensione e risoluzioni consensuali, con accordi sindacali non sottoscritti dalla FIOM.
  • Nel solo biennio 2024-2025, le uscite retribuite sono state 6.052, con un costo totale per ristrutturazioni occupazionali di circa 777,7 milioni di euro.
  • Al 1° settembre 2025, su un totale di 32.803 dipendenti Stellantis in Italia, circa il 61,7% (20.233 lavoratori) risultano in cassa integrazione o in contratti di solidarietà.
  • Anche il settore della componentistica è fortemente coinvolto, con 8.523 lavoratori su 13.865 in ammortizzatori sociali presso i principali fornitori (es. Marelli, Denso, Lear).
  • La produzione di automobili e veicoli commerciali in Italia è calata drasticamente: dal 2004 al 2024 sono state perse oltre 515.000 auto di produzione, con una consistente diminuzione soprattutto tra il 2020 e il 2024.
  • La situazione è caratterizzata da un forte disimpegno industriale del gruppo nel nostro Paese, con significativi utilizzi di ammortizzatori sociali e investimenti insufficienti in innovazione e tecnologie emergenti.
  • Il segretario generale FIOM, Michele De Palma, definisce i dati come la testimonianza di un fallimento industriale e definisce “grande fuga” la perdita di forza lavoro e produzione di Stellantis dall’Italia.

Le rassicurazioni di Stellantis 

Nonostante tutto Stellantis rassicura. Le strategie future di Stellantis, alla luce della crisi attuale, si basano sul piano strategico Dare Forward 2030, che mira a trasformare il gruppo in un’azienda tecnologica di mobilità sostenibile con forte focus su innovazione, tecnologia e creazione di valore. Il piano poggia su tre pilastri fondamentali: Etica, Tecnologia e Valore.

In sintesi, le strategie principali prevedono:

  • Accelerazione dell’elettrificazione con obiettivi realistici: puntano a una quota elevata di veicoli a batteria in Europa entro il 2030 ma rimangono flessibili sulle tempistiche per la piena elettrificazione, senza imporre uno stop rigido ai motori endotermici, considerando il ruolo delle normative.
  • Investimenti tecnologici significativi, comprese le fuel cell per veicoli commerciali pesanti e l’intelligenza artificiale, con fondi dedicati all’innovazione high-tech.
  • Crescita del fatturato e diversificazione geografica, puntando a vendere 5 milioni di veicoli elettrici nel 2030 a livello globale e ad ampliare i ricavi fuori dai mercati tradizionali (Europa e Nord America).
  • In Italia, conferma degli investimenti per 2 miliardi di euro nel 2025 e 6 miliardi destinati agli acquisti da fornitori locali, mantenendo operativi tutti gli stabilimenti fino almeno al 2032 e puntando a nuovi modelli elettrici e ibridi.
  • Collaborazione con istituzioni e settore per rafforzare la filiera automotive italiana e incentivarne competitività, innovazione e sostenibilità.
  • Un orientamento più ampio alla transizione energetica che contempli varie tecnologie, non solo l’elettrico puro.

Il piano rappresenta una risposta alla crisi, cercando di combinare la necessità di innovare e ridurre l’impatto ambientale con la salvaguardia dell’occupazione e della produzione industriale.

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