Stellantis investe in Algeria mentre in Italia crolla: la strategia che divide politica e sindacati

Stellantis accelera gli investimenti in Algeria: 90mila auto l’anno, salari minimi e incentivi statali. In Italia crollano produzione e occupazione.

Stellantis, il colosso automobilistico controllato da Exor (famiglia Agnelli-Elkann), sta accelerando i suoi investimenti in Algeria per conquistare il mercato nordafricano in forte espansione. 

Lo stabilimento di Tafaroui, vicino a Orano (ex Fiat Algerie), è il fulcro del progetto: inaugurato tra 2023 e 2024, produce già modelli Fiat come la 500 Hybrid, Tipo, Scudo, Ducato, Doblò e, da settembre 2025, la Grande Panda in formato CKD (assemblaggio locale da kit). 

L’obiettivo dichiarato: produrre 90mila vetture all’anno 

L’obiettivo è raggiungere 90.000 vetture annue entro pochi anni, creando 2.000 posti di lavoro diretti con un investimento iniziale di 200 milioni di euro, supportato dal governo algerino tramite l’Agenzia per gli Investimenti.

Inoltre, recentemente, Opel (che fa parte del marchio Stellantis) ha annunciato un nuovo sito produttivo in Algeria, probabilmente per il Frontera, come rivelato su LinkedIn dal CEO Florian Huettl e dal responsabile Medio Oriente-Africa Samir Cherfan. Questo integra la rete europea di Opel, per servire Algeria, Medio Oriente e Africa.

L’incontro con l’indotto torinese

Il 2 febbraio, Stellantis organizzerà a Torino, presso l’Unione Industriali di via Vela 17, l’evento “Stellantis Algeria meets Turin companies”. L’invito è rivolto alla filiera di Mirafiori e fornitori piemontesi: “Venite in Algeria”. 

L’azienda promuoverà collaborazioni per linee di produzione o approvvigionamento locali, con incentivi governativi algerini, partner locali presenti e focus su innovazione sostenibile (nuovi materiali, riduzione impatto ambientale). 

Un invito esplicito ad aprire stabilimenti in Algeria per tagliare i costi logistici, sfruttando un ecosistema produttivo in crescita.

Nel 2025, infatti, l’Algeria ha prodotto circa 50.000 veicoli (da 30.000 stimati inizialmente), trainata da domanda di auto nuove/usate e politiche pro-investimenti. Stellantis mira a un’integrazione locale del 30% entro fine 2026, con accordi già siglati per plastiche interne, sedili, batterie e pneumatici.

Il costo del lavoro in Algeria 

Il richiamo è irresistibile per i fornitori: un operaio algerino guadagna il salario minimo di 24.000 dinar (circa 130-140 euro/mese al cambio attuale), contro i 1.500-2.000 euro netti in Italia. 

Questo basso costo del lavoro è il motore (non dichiarato) del piano, ereditato dal “Dare Forward 2030” di Carlos Tavares e confermato dal nuovo CEO Antonio Filosa.

Intanto in Italia

Stellantis “invade” il Nord Africa: in Marocco, 1,2 miliardi di euro per Kenitra porteranno a 1 milione di vetture/anno entro 2030 (+3.100 assunzioni), con mild-hybrid dal 2026 e microcar elettriche. 

In Italia, invece, i marchi Fiat/Alfa/Lancia crollano: 379.706 veicoli nel 2025 (-20% vs 2024, dimezzati dal 2023). Perdite a doppia cifra ovunque (-47% Melfi, -13% Atessa), tranne Mirafiori. 

Il piano riflette la strategia globale low cost di Stellantis: delocalizzare per competere con Cina e Turchia, ma alimenta tensioni e accuse in Italia. 

Le critiche

Le critiche trasversali a Stellantis ruotano intorno al crollo della produzione e dell’occupazione in Italia, alle delocalizzazioni verso Nord Africa e Est Europa per sfruttare costi bassissimi, e alla mancanza di un piano industriale concreto e credibile. 

– Critiche dai sindacati: i sindacati italiani, in primis Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm, denunciano un “anno nero” per Stellantis nel 2025: le produzioni sono precipitate del 20-47% negli stabilimenti italiani, con un totale sotto le 380.000 unità complessive contro l’obiettivo ministeriale di 1 milione di veicoli all’anno. Leader come Ferdinando Uliano della Fim-Cisl e Michele De Palma della Fiom-Cgil puntano il dito su cassa integrazione che colpisce il 60% dei lavoratori, uscite volontarie incentivate, e investimenti assenti o insufficienti. Chiedono a gran voce un incontro urgente con il CEO Antonio Filosa per definire un piano strategico vero. 

– Critiche dalla politica: il governo Meloni, con la premier Giorgia Meloni e il ministro Adolfo Urso, attacca Stellantis per non aver rispettato la promessa di produrre 1 milione di auto all’anno in Italia: nel 2025 le cifre sono rimaste sotto le 200.000 unità, con un abuso di cassa integrazione, mentre l’azienda riversa miliardi in Marocco (Kenitra) e Algeria. La Lega, dal suo dipartimento Economia, bolla come “assurda” questa espansione africana che penalizza l’Italia, e Carlo Calenda di Azione sollecita John Elkann a rendere conto degli impegni disattesi sul “Made in Italy”. 

L’indotto torinese, insieme a siti come Frosinone e Pomigliano, lamenta una “crisi drammatica” con fermi produttivi che superano i giorni lavorativi effettivi.

Le critiche si estendono alla Francia, dove i sindacati protestano per lo stop a Poissy, e in generale accusano Stellantis di mascherare lo sfruttamento low cost con la scusa della “competitività”.

FAQ

Perché Stellantis sta investendo così tanto in Algeria?

Stellantis punta sull’Algeria per ridurre i costi di produzione, sfruttare incentivi governativi e intercettare un mercato nordafricano in forte crescita, in linea con la strategia globale low cost del gruppo.

Quante auto produrrà Stellantis in Algeria?

L’obiettivo dichiarato è raggiungere 90.000 vetture all’anno, con una progressiva integrazione locale dei componenti fino al 30% entro il 2026.

Quali modelli vengono prodotti nello stabilimento di Orano?

Nello stabilimento di Tafaroui vengono assemblati modelli Fiat come 500 Hybrid, Tipo, Scudo, Ducato, Doblò e, dal 2025, anche la Grande Panda in formato CKD.

Quanto guadagna un operaio in Algeria?

Il salario minimo in Algeria è di circa 24.000 dinar al mese, pari a 130–140 euro, una cifra molto più bassa rispetto ai salari italiani del settore automotive.

Che ruolo ha Opel nel piano africano di Stellantis?

Opel ha annunciato un nuovo sito produttivo in Algeria, probabilmente per il modello Frontera, con l’obiettivo di servire i mercati di Algeria, Medio Oriente e Africa.

Perché sindacati e politica criticano Stellantis?

Le critiche riguardano il crollo della produzione in Italia, l’uso massiccio della cassa integrazione, la delocalizzazione verso Paesi a basso costo del lavoro e la mancata realizzazione del piano da 1 milione di auto annue promesso al governo.

Qual è l’impatto sull’industria automobilistica italiana?

Nel 2025 la produzione italiana dei marchi Stellantis è scesa sotto le 380.000 unità, con forti cali negli stabilimenti e difficoltà crescenti per l’indotto, soprattutto a Torino, Melfi e Pomigliano.

La strategia di Stellantis è legata alla concorrenza cinese?

Sì. La delocalizzazione e la riduzione dei costi sono parte di una strategia per competere con i produttori cinesi e turchi, sempre più aggressivi sui prezzi nel mercato globale.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche