A partire da ieri, venerdì 2 maggio, gli Stati Uniti hanno ufficialmente chiuso una delle più controverse scappatoie commerciali degli ultimi anni: l’esenzione dai dazi per le merci spedite dalla Cina e da Hong Kong con un valore inferiore a 800 dollari, nota come de minimis exemption.
Questa misura, introdotta nel 1938 e rafforzata nel 2016, consentiva a colossi dell’e-commerce come Temu e Shein di inondare il mercato americano con prodotti a prezzi stracciati, evitando tasse di importazione e controlli doganali rigorosi.
Temu, piattaforma di e-commerce cinese nota per articoli come sneakers da 5 dollari e utensili da cucina da 1,50 dollari, ha reagito sospendendo tutte le spedizioni dirette dalla Cina verso gli Stati Uniti, optando per un modello di distribuzione basato su magazzini locali.
Shein, altro gigante del fast fashion, ha annunciato aumenti di prezzo a partire dal 25 aprile, promettendo però di “minimizzare l’impatto sui consumatori”.
La fine della scappatoia de minimis
La de minimis exemption consentiva ai rivenditori cinesi di spedire milioni di pacchi direttamente ai consumatori americani senza pagare dazi o sottoporsi a ispezioni doganali approfondite, purché il valore di ciascun pacco fosse inferiore a 800 dollari. Secondo i dati della U.S. Customs and Border Protection (CBP), nel 2024 sono stati processati circa 1,4 miliardi di pacchi sotto questa esenzione, di cui il 60% proveniente dalla Cina. Questo volume, cresciuto esponenzialmente dai 140 milioni di pacchi del 2015, ha rappresentato il 90% di tutte le spedizioni in ingresso negli Stati Uniti.
L’esenzione, originariamente pensata per semplificare il commercio di piccoli pacchi e ridurre i costi amministrativi, è diventata un’arma a doppio taglio. Da un lato, ha permesso a piattaforme come Temu e Shein di offrire prezzi imbattibili, conquistando milioni di consumatori, in particolare tra i giovani e le fasce a basso reddito. Dall’altro, ha sollevato critiche per il suo impatto negativo sulle imprese americane e per aver facilitato l’ingresso di merci contraffatte e sostanze illecite, come i precursori del fentanyl.
L’ordine esecutivo di Trump, che chiude l’esenzione a partire dal 2 maggio, impone un dazio del 30% sul valore delle merci spedite tramite rete postale internazionale, con una tariffa minima di 25 dollari per pacco (che salirà a 50 dollari dopo il 1° giugno 2025). Inoltre, le spedizioni dalla Cina ora affrontano un dazio cumulativo del 145%, che combina il nuovo dazio del 125% con le tariffe esistenti. Questo cambiamento non solo aumenta i costi per i rivenditori, ma richiede anche una maggiore documentazione e controlli doganali, rallentando i tempi di spedizione.
Temu e Shein: strategie di adattamento
La risposta di Temu è stata immediata: la piattaforma ha annunciato la sospensione delle spedizioni dirette dalla Cina, passando a un modello di fulfillment locale. “Tutte le vendite negli Stati Uniti sono ora gestite da venditori locali, con ordini evasi da magazzini all’interno del Paese”, ha dichiarato un portavoce di Temu a CNBC. “Questa mossa è progettata per aiutare i commercianti locali a raggiungere più clienti e far crescere le loro attività”.
Temu aveva già iniziato a prepararsi per questo scenario, espandendo il suo modello semi-gestito, simile a quello di Amazon, che prevede la spedizione di merci in blocco verso magazzini negli Stati Uniti. Tuttavia, l’aggiunta di tariffe di importazione comprese tra il 130% e il 150% su ordini diretti dalla Cina aveva già costretto la piattaforma ad aumentare i prezzi, rendendo molti articoli meno competitivi. In alcuni casi, le tariffe superavano il costo stesso del prodotto, spingendo i consumatori a riconsiderare i loro acquisti.
Shein, d’altro canto, ha scelto una strategia diversa. Pur annunciando aumenti di prezzo a partire dal 25 aprile, l’azienda ha sottolineato il suo impegno a “mantenere i prezzi bassi e migliorare l’esperienza di acquisto”. Shein sta diversificando la sua catena di approvvigionamento, aggiungendo fornitori in Vietnam, Brasile e Turchia per ridurre la dipendenza dalla Cina. Tuttavia, la maggior parte dei suoi prodotti rimane prodotta in Cina, il che rende l’impatto dei nuovi dazi significativo.
Entrambe le aziende stanno affrontando una sfida fondamentale: mantenere la loro competitività in un mercato che le ha accolte grazie ai prezzi ultra-concorrenziali. Con l’eliminazione della de minimis exemption, i consumatori americani potrebbero vedere non solo prezzi più alti, ma anche tempi di consegna più lunghi, poiché le spedizioni dovranno passare attraverso controlli doganali più rigorosi.
Le motivazioni dietro la decisione
La chiusura dell’esenzione de minimis non è stata una sorpresa. Già nel settembre 2024, 126 deputati democratici avevano firmato una lettera al presidente Joe Biden, chiedendo la fine dell’esenzione per la Cina. La lettera sottolineava che l’afflusso di merci cinesi a basso costo “minaccia i produttori americani, danneggia i lavoratori sindacalizzati e i rivenditori locali, ed espone i consumatori a rischi significativi, inondando il mercato con prodotti falsi e talvolta pericolosi, inclusi fentanyl e precursori chimici dalla Cina”.
L’ordine esecutivo di Trump ha enfatizzato la lotta al traffico di oppioidi sintetici, in particolare il fentanyl, come una delle principali giustificazioni per la misura. “Le aziende chimiche cinesi nascondono sostanze illecite nel flusso del commercio legittimo, utilizzando fatture false, francobolli fraudolenti e imballaggi ingannevoli”, si legge nel comunicato della Casa Bianca. Nel 2024, la CBP ha sequestrato oltre 21.000 libbre di fentanyl al confine, una quantità sufficiente a uccidere più di 4 miliardi di persone.
Inoltre, la misura risponde alle pressioni di gruppi di interesse americani, come il National Council of Textile Organizations, che da anni lamentano la concorrenza sleale delle piattaforme cinesi. “Siamo davvero soddisfatti”, ha dichiarato Kimberly Glas, presidente del gruppo, definendo la chiusura dell’esenzione “un enorme passo avanti” per proteggere i produttori americani.
Impatti sui consumatori e sulle aziende
La fine della de minimis exemption avrà un impatto diretto sui consumatori americani, in particolare sulle fasce a basso reddito che si affidano a Temu e Shein per acquisti economici. Secondo uno studio citato dal Cato Institute, l’eliminazione dell’esenzione potrebbe costare ai consumatori circa 11,4 miliardi di dollari in nuove tariffe, con un peso maggiore per le famiglie più povere e le minoranze, che acquistano frequentemente merci cinesi a basso costo.
Anche le aziende americane come Amazon, che ospita numerosi venditori cinesi sulla sua piattaforma, potrebbero subire contraccolpi. Amazon Haul, il servizio di Amazon per competere con Temu e Shein, si basa in parte sulla de minimis exemption per spedire prodotti a prezzi inferiori a 20 dollari direttamente dalla Cina. La rimozione dell’esenzione potrebbe spingere Amazon a rivedere i suoi prezzi o a investire ulteriormente in magazzini locali.
D’altro canto, i critici della misura, come il National Foreign Trade Council, sostengono che la chiusura dell’esenzione potrebbe sovraccaricare la CBP, distogliendo risorse dalla lotta al traffico di droga al confine meridionale. “La CBP dovrebbe assumere e formare nuovo personale, con costi di milioni di dollari, o spostare agenti dal confine meridionale, già sotto pressione”, ha dichiarato l’associazione.
Sfide logistiche e doganali
L’implementazione dei nuovi dazi rappresenta una sfida logistica senza precedenti. Quando Trump ha tentato di chiudere l’esenzione a febbraio, la mancanza di sistemi adeguati ha causato un accumulo di circa un milione di pacchi all’aeroporto JFK in soli due giorni, costringendo l’amministrazione a fare marcia indietro temporaneamente. Questa volta, la Casa Bianca assicura che i sistemi siano pronti. “Il Segretario al Commercio ha notificato che sono stati messi in atto sistemi adeguati per elaborare e raccogliere le entrate tariffarie”, ha dichiarato Trump nell’ordine esecutivo.
Tuttavia, esperti come Amit Khandelwal della Yale University avvertono che “mettere in atto sistemi per raccogliere dazi su un miliardo di spedizioni all’anno richiederà investimenti significativi in infrastrutture”. La CBP ha confermato di essere “pronta ed equipaggiata” per gestire l’aumento dei controlli, ma la mancanza di informazioni dettagliate sui pacchi sotto il vecchio sistema de minimis potrebbe complicare la lotta al traffico di sostanze illecite.
Reazioni internazionali e prospettive future
La Cina ha risposto ai nuovi dazi con tariffe di ritorsione del 15% su carbone e gas naturale americani, oltre a un dazio del 10% su petrolio greggio, macchinari agricoli e auto di grandi dimensioni.
Nel frattempo, la Hong Kong Post ha annunciato la sospensione dei servizi postali verso gli Stati Uniti, dichiarando che “non raccoglierà dazi per conto delle autorità americane”.


