Stablecoin e geopolitica: come la tecnologia sta riscrivendo la finanza globale

Fabio Panetta
Il governatore della Banca d'Italia ha parlato della fragilità del dollaro, del rischio del doppio debito USA e dell’avanzata di Cina ed Europa verso un sistema monetario multipolare.

Quanto dichiarato in occasione del suo discorso dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, alla Whitaker Lecture della Banca centrale d’Irlanda, induce a riflettere, oltre a offrire una panoramica aggiornata e approfondita sulle dinamiche in corso e future del sistema monetario internazionale, sottolineandone l’evoluzione sotto l’influenza di forze lente e trasformazioni strutturali.

Il predominio attuale del dollaro e le sue vulnerabilità

Panetta conferma che il dollaro USA mantiene ancora un ruolo centrale nel sistema monetario globale: è la valuta più usata nelle riserve valutarie (circa il 60%), domina i mercati obbligazionari internazionali, le transazioni commerciali e il mercato dei derivati. Inoltre, i titoli di stato USA sono considerati gli asset più sicuri e liquidi al mondo, da cui deriva la stabilità e la fiducia nell’intero sistema.

Tuttavia, questo predominio si sta indebolendo gradualmente per ragioni fondamentali:

– La quota dell’economia statunitense sulla produzione globale si è ridotta drasticamente negli ultimi 75 anni.

– La Cina ha superato gli Stati Uniti in termini di PIL a parità di potere d’acquisto circa un decennio fa.

– A valori di mercato, gli Stati Uniti sono ancora davanti alla Cina, ma con un margine in calo.

– In termini di esportazioni, gli USA sono ora terzi, dietro a Cina ed Europa.

Il problema del “doppio debito” come rischio di crisi

Panetta evidenzia una vulnerabilità cruciale definita come “problema del doppio debito”.

In pratica, il debito federale degli Stati Uniti ha superato il 120% del PIL e potrebbe arrivare al 170% entro il 2055, livelli senza precedenti storici.

Questo potrebbe minare la fiducia nella disciplina fiscale americana, aumentando i rendimenti sui titoli e complicando il controllo dell’inflazione da parte della Federal Reserve.

Inoltre, la posizione patrimoniale netta estera degli Stati Uniti è fortemente negativa (circa -70% del PIL). Infine, il ruolo di “ancora” geopolitica americana appare meno solido, aggiungendo incertezza al sistema politico-monetario globale.

Verso un sistema monetario internazionale multipolare

La lenta erosione del dominio del dollaro potrebbe favorire una progressiva multipolarità nel sistema monetario globale, in cui il dollaro resta importante ma altre valute guadagnano peso (euro, renminbi cinese, forse altre).

Questa multipolarità potrebbe dare benefici come una maggiore diversificazione della liquidità globale e una minore dipendenza dai cicli politici americani.

Ma ha anche potenziali lati negativi: rischi maggiori di volatilità, contagio tra mercati e difficoltà nel coordinamento delle politiche internazionali, che risulta invece necessario.

L’impatto della tecnologia e delle stablecoin

Panetta riflette anche sulle innovazioni tecnologiche e geopolitiche, in particolare sull’emergere delle stablecoin, che rappresentano una forma di valuta digitale ancorata ad asset tradizionali.
Le stablecoin sono viste come potenziali concorrenti per i pagamenti transfrontalieri, ma presentano sfide rilevanti:

– Violano due principi fondamentali della moneta tradizionale: unicità e stabilità (sono vulnerabili alle corse agli sportelli).

– Il loro funzionamento peer-to-peer e la circolazione opaca pongono rischi sull’integrità finanziaria, limitando la capacità delle autorità di monitorare e controllare flussi illeciti.

– La reale efficienza di costo delle stablecoin è ancora incerta.

– Hanno vulnerabilità operative nuove: perdita delle chiavi private, attacchi informatici, bug nei codici, problemi di governance, che possono causare perdite irreversibili di fondi.

– Rimangono irrisolte questioni cruciali di tutela della privacy, responsabilità e prevenzione di abusi in un ambiente transnazionale senza chiari riferimenti giuridici.

Panetta, in sintesi, delinea un quadro di transizione lenta ma profonda nel sistema monetario internazionale, dove il predominio del dollaro rimane centrale ma indebolito, la Cina e l’Europa si affacciano come poli crescenti, e le innovazioni tecnologiche introducono elementi di competizione e rischio che richiedono regolamentazioni e coordinamento globale più sofisticati.

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