In un periodo come quello attuale segnato da rincari e incertezze economiche, sempre più famiglie italiane si trovano a dover fare i conti con il portafoglio anche al supermercato. Tra bollette più alte e stipendi che non tengono il passo con l’inflazione, molti sono costretti a compiere scelte mirate: rinunciare ai prodotti superflui, preferire le offerte o optare per i marchi del distributore. La spesa, un tempo gesto di routine, è diventata per tante persone un esercizio di equilibrio tra necessità e risparmio, nonché lo specchio delle difficoltà quotidiane che attraversano il Paese.
L’ultimo rapporto Istat: oltre il 30% delle famiglie italiane limita la spesa alimentare
L’ultimo rapporto Istat sui consumi delle famiglie è stato presentato qualche giorno fa, con dati riferiti all’anno 2024. I risultati non sono incoraggianti.
Circa il 31,1% delle famiglie italiane ha limitato la spesa alimentare in quantità o qualità rispetto all’anno precedente. Tra i beni alimentari, le famiglie tendono a ridurre la spesa per prodotti meno essenziali rispetto agli oli e grassi e alla frutta, che invece hanno segnato aumenti di spesa nel 2024. La riduzione della spesa è più evidente su quantità o qualità generale del cibo, mentre beni essenziali risultano meno tagliati.
Le regioni italiane nelle quali si vive meglio e peggio secondo la spesa media
Le regioni con la spesa media mensile più alta sono Trentino-Alto Adige (3.584 euro) e Lombardia (3.162 euro), considerate in termini economici aree dove si vive meglio dal punto di vista dei consumi. Le regioni con la spesa più bassa sono Calabria (2.075 euro) e Puglia (2.000 euro), segnalando il divario economico e di capacità di spesa tra Nord e Sud.
Nella fattispecie, si conferma un divario percentuale del 37,9% tra spesa media del Nord-Est e quella del Sud.
I motivi del divario Nord-Sud nella spesa
L’analisi delle cause principali del divario Nord-Sud nella spesa alimentare degli italiani, basata sugli ultimi dati Istat, evidenzia in primo luogo, come già detto, una forte disparità economica e sociale tra le due aree del Paese. Ecco i principali motivi.
-La disponibilità economica delle famiglie è molto più bassa nel Mezzogiorno rispetto al Nord.
Le famiglie del Nord-est spendono mediamente circa 834 euro in più al mese rispetto a quelle del Sud, con differenze percentuali intorno al 37,9% in meno nel Sud rispetto al Nord-est. Questo si traduce in una maggiore difficoltà per le famiglie meridionali a sostenere una spesa alimentare di qualità e quantità adeguata, forzandole a risparmiare proprio su questo fondamentale bisogno primario.
– L’inflazione e l’aumento dei prezzi alimentari hanno colpito duramente i bilanci familiari, con i prodotti alimentari che costano oggi quasi un terzo in più rispetto al 2019. L’erodersi del potere di acquisto è stato più accentuato nel Sud, determinando una compressione degli acquisti alimentari in un terzo delle famiglie italiane, con una prevalenza nelle regioni meridionali.
– Al Sud la presenza meno diffusa di catene della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e la minor competitività del mercato rendono la spesa alimentare meno conveniente rispetto al Nord.
Al Nord, grazie a catene come Eurospin o Carrefour, le famiglie riescono a risparmiare notevolmente, mentre al Sud si riscontrano prezzi più elevati e maggiori difficoltà nel contenere il costo complessivo della spesa.
– La fragilità strutturale dell’economia meridionale si manifesta anche in una più bassa spesa per voci non alimentari (cultura, svago, trasporti), a causa della necessità di concentrare le risorse sui beni essenziali. Questo fa emergere un quadro di profonda disuguaglianza socio-economica che contribuisce a mantenere e ampliare il divario nei comportamenti di consumo.
In conclusione, il divario nella spesa alimentare tra Nord e Sud Italia è il risultato di una combinazione di fattori economici strutturali, inflazione elevata, prezzi più alti e minore accesso a mercati competitivi al Sud, che impongono sacrifici alle famiglie meridionali e consolidano uno squilibrio socio-economico profondo e persistente.


